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   Diario di viaggio in Mali (di Roberto Collina)

   Repubblica del Mali, aeroporto di Bamako.

   Mentre scendo dall’aereo sono percorso da un brivido nonostante il caldo. Dopo molti anni di assenza, sono nuovamente sul suolo d’Africa.

   Mi volto verso mia moglie per trasmetterle una gioia che non può comprendere, per lei è la prima volta che visita questa terra.

   Al controllo passaporti incontriamo subito un intoppo, ma non mi scompongo più di tanto, in questi paesi la buona volontà è tanta e la confusione pure. Vengo indirizzato in un ufficio dove qualche altro europeo sta protestando ma, per quel dito alzato, mal gliene incoglie. Un funzionario, anche se arruffone, è pur sempre un funzionario.

   La storia è sempre la solita, basta avere pazienza e mostrarsi tranquilli; detto e fatto, sono interpellato dal funzionario che ignora coloro che protestano. «Non è cambiato nulla» penso.

   Dopo i preliminari di rito che prevedono strette di mano specifiche, saluti vari, domande oltre ogni limite di privacy, auguri e benedizioni per tutti i famigliari, parenti e collaterali di ogni sottordine e grado, spiego all’uomo che, sorpreso, continua a stritolarmi la mano, quale problema ho. «Non si preoccupi Monsieur, mi segua.»

   Dopo pochi minuti raggiungo Teresina che incomincia ad avere un po’ di paura. «Allora? » domanda ansiosa. «Tutto a posto, tu piuttosto hai visto nessuno dell’Azimuth?» Non c’è bisogno di risposta perché, oltrepassato il controllo bagagli, un uomo dall’età apparente di trenta-trentacinque anni ci chiede la provenienza e si presenta scusandosi. « ..…Qui ogni tanto cambiano le regole, oggi non permettono a nessuno di assistere gli ospiti nella fase di sbarco….»

L'albergo a Bamako
L'albergo a Bamako
   Il tema della concitazione di quei primi momenti, muta appena fuori dell’aerostazione, quando veniamo circondati da un nugolo di ragazzi vocianti che si offrono di portarci il poco bagaglio che abbiamo. Sono scacciati in un attimo, come tanti pulcini, da un uomo che ci viene presentato come la nostra guida. Egli ci accompagna all’albergo che, per mia scelta, non è di categoria superiore alla norma; già ma qual’è la norma in Africa?

   La struttura ha solo il piano terra, un corto corridoio su cui si affacciano alcune camere, sfocia in un giardino ombreggiato da enormi piante tropicali. Sui lati del giardino ci sono le porte delle altre stanze. Pur non essendo niente di eccezionale, piace subito a Teresina. Quello che gradisce molto è la spartana funzionalità dell’arredamento che sà di esotico-avventuroso.

Il Ministero della Sanità a Bamako
Ministero della Sanità
   Dopo una rapida doccia usciamo subito, non voglio perdere neanche un attimo. Gironzoliamo nei dintorni e ci soffermiamo a guardare la struttura fatiscente del Ministero della Sanità. «Se tanto mi da tanto» dico e scatto la prima foto di una lunga serie. In seguito mi diranno che a Bamako (e quindi in Mali) esistono solo due ospedali, uno gestito da americani per gli americani, ed uno gestito dai francesi a cui può accedere anche qualche altro europeo.

   «E gli indigeni? Ho visto il Ministero della Sanità che mi pare un po’ malconcio.» domando. Isaac, la guida, si strinse nella spalle «Quando entreremo nel mercato ti farò vedere».

Strada polverosa di Bamako
Strada polverosa di Bamako
   La mattina successiva, in attesa di Isaac, ci incamminiamo lungo un viale dall’asfalto logoro e coperto di terra rossa (002). Ai lati c’è una serie di baracche che ospitano le attività più diverse. C’è un ristorante dove solo un paio di persone alla volta possono sedere e magiare qualche piatto locale. E’ inutile spiegare a Teresina che per noi non sarebbe consigliabile.

   C’è un riparatore di biciclette, un barbiere, incontriamo anche un macellaio che, sul di un tavolo traballante esposto sulla strada, prepara dei tagli di carne circondato da un festoso nugolo di mosche. Prima di addentrarci nel mercato avviso Teresina: «Più o meno so quello che troveremo, in alcuni punti quello che vedrai è tanto interessante quanto nauseabondo. Non è il caso di fare gli eroi, se provi delle avvisaglie di fastidio è meglio dirlo subito così ci sposteremo in un altro settore. Se superi la “prova mercato“…allora puoi andare in qualsiasi posto; benvenuta in Africa.»

Barbiere nel mercato di Bamako Macellaio nel mercato di Bamako Mercato di Bamako
Il barbiereIl macellaioMercato di Bamako

   Ci inoltriamo nell’universo “mercato africano” che, pur essendo pressoché uguale in ogni paese del continente, mantiene un richiamo inalterato che ti induce a visitarlo ovunque tu vada. Ci avviamo fra i banchi di patate dolci e stoffe, ci soffermiamo ad osservare una catasta di banane giganti, utilizzate per farne farina dopo averle tagliate a rondelle per farle essiccare.

Mercato di Bamako Le banane giganti Banane ad essiccare
Mercato di BamakoLe banane gigantiBanane ad essiccare

   Poco lontano, su un cartone appoggiato in terra, c’è chi si occupa di pulire il pesce che altri cuociono su un fuoco acceso vicino a piccoli banchi, seminati qua e là.

Pulizia del pesce Cottura del pesce Spuntino a base di pesce
Pulizia del pesceCottura del pesceSpuntino a base di pesce

   Ecco un venditore di spezie dal forte profumo, in un angolo alcuni ragazzini giocano al bigliardino. I giocatori di plastica si saranno rotti chi sa quando, ma con ingegno sono stati sostituiti con duplicati di legno. Poco lontano, un uomo cuce una delle tante zanzariere. La mescolanza di attività è totale e molte attività si svolgono in terra, compresa quella del commercio del pesce fresco……

Vendita di spezie Bigliardino artigianale Cucitore di zanzariere Pesce fresco
Vendita di spezieBigliardino artigianaleCucitore di zanzarierePesce fresco

L'angolo delle erbe medicinali
L'angolo delle erbe medicinali
   In mezzo al mercato sorge una struttura circolare in muratura. Al suo interno ci sono fasci di erbe verdi ed essiccate, mucchietti di cortecce di alberi, radici varie. Guardiamo Isaac che annuendo, ci dice: «Questo è l’ospedale della gente comune. Questa struttura è stata voluta da un medico omeopata italiano. Adesso è gestita da medici locali che hanno imparato l’arte di curare le malattie con le erbe. Fra poco arriverà un medico che prescriverà le cura agli ammalati che si presenteranno. Il costo è molto inferiore a quello delle medicine tradizionali, ma anche gli effetti. La gente inoltre è ignorante e crede che basti prendere la pozione una o due volte per guarire. Comunque anche questa medicina è cara per le categorie più povere. Per loro c’è un’altra soluzione …più tradizionale.»

   Usciamo dall’erboristeria e ci imbattiamo in un banchetto che ha, in bella mostra, una serie di parrucche. Per le donne di colore i caratteristici capelli ricci sono una dannazione, per cui benvenute siano le parrucche. Il sogno più grande però sarebbero i capelli lisci. Oltrepassiamo un’altra friggitrice, ed arriviamo da una parrucchiera, che si occupa anche di fare tatuaggi con l’ennè; infatti sta preparando il tallone di una donna mascherando la parte che dovrà mantenere il colore originale.

Banchetto di parrucche Una piccola cliente Preparazione al tatuaggio con hennè
Banchetto di parruccheUna piccola clientePreparazione al tatuaggio con hennè

   Isaac, che ci fa segno di seguirlo, ci conduce ad un piccolo banco che, dopo i primi attimi, rivela la sua triste realtà, è l’angolo dello stregone(022). Rimango stupito nel vedere quegli articoli assolutamente sconosciuti, ma quello che mi colpisce è una mano di scimmia. «Non è questione di crederci o no» dice Isaac «se non hai alternative, va bene tutto». Ecco alcune donne che si sono potute permettere il lusso di farsi lisciare i capelli (023).

   Avviandoci verso l’uscita del mercato, incontriamo un vecchio tuareg. Oggi è guardiano di un magazzino, ma una volta era uno dei tanti signori del deserto. Ci mostra la sua spada e dice qualche cosa che non comprendiamo. Isaac si stringe nelle spalle, non lo capisce neanche lui. Annuisco con il capo mentre frugo nella mente per ricordare qualche cosa di arabo, ma lui ha già una mano sulla spalla di Teresina ed è gia in posa; vuole solo farsi fotografare (024).

Il banco dello stregone Signore della borghesia medio-alta Vecchio Tuareg
Il banco dello stregoneSignore della borghesia medio-altaVecchio Tuareg

   Attraversando il settore degli artigiani, che eseguono dei veri capolavori, (025/27) mi soffermo ad ammirare l’ardita soluzione per il trasporto di uova (028).

Conciatura pelli Strumenti a percussione Statue in ebano e mogano Trasporto uova
Conciatura pelliStrumenti a percussioneStatue in ebano e moganoTrasporto uova

   Lungo il tragitto di ritorno in albergo, mentre mi congratulo con Teresina per aver superato la prova “mercato” scorgo una scena che solo l’Africa può offrire nella sua immensa semplicità e naturalezza.

Mamma di Bamako
Una mamma a Bamako
   Per fortuna, a causa del traffico, la vettura rallenta quel tanto che mi permette di scattare, ed ecco immortalata una mamma che allatta il suo bambino per strada.

   Il giorno dopo, mentre lasciamo Bamako, Teresina mostra di aver afferrato il concetto dello spirito africano considerando che esistono due modi di misurare il tempo, il nostro ed il loro.

   Noi dobbiamo andare, abbiamo fatto un programma e lo dobbiamo rispettare. Chi ci circonda viene in qualche modo coinvolto perché ci rincorre sperando di ottenere qualche beneficio in danaro.

   Poi però torna nella sua dimensione temporale, quella che ha accompagnato l’Africa attraverso i millenni dando alla sua gente una dimensione difficilmente definibile e, per certi versi, invidiabile. La prima tappa, obbligatoria, è il posto di blocco permanente che caratterizza la maggior parte degli ingressi (uscite) delle città africane.

   So di non poter fotografare, i militari di ogni dove sono fuori da ogni dimensione; in più, a loro è stato dato in dotazione un elmetto, affinché possano proteggere il cervello dalle idee. Tuttavia vorrei provarci ugualmente.

   Scendo dall’auto con l’apparecchiatura bene in vista ed incomincio ad osservare quello che mi circonda. Nessuno dice niente finché non brandisco la macchina fotografica con un atteggiamento volutamente indefinibile. Immediatamente le persone che mi circondano si allontanano di qualche passo e volgono gli sguardi verso un punto dove so che alcuni militari mi stanno osservando. Brutto segno.

   Modifico i gesti e sposto la macchina fotografica da una spalla all’altra, poi mi avvio verso i militari.

Posto di ristoro lungo il tragitto
Posto di ristoro lungo il tragitto
   I soliti saluti caramellosi ed un sacco di chiacchiere non sono sufficienti a convincerli, la decisione è irremovibile: “fotografa quello che vuoi, ma non noi e neanche la postazione”. Ringrazio, saluto e mi allontano seguito dai loro sguardi. Mi accontento di una foto della gente che gravita in zona con la speranza di guadagnare qualche spicciolo.

   Quando ci fermiamo per una sosta, noto una lucente cabina telefonica. Decido di chiamare casa, ma un ragazzino che vende sigarette sul suo banchino, mi dice che non funziona (101) e mi indica l’altro lato della strada. “Certo, è logico!” Penso mentre attraverso la strada. “Non può essere che così!”. Nella baracca una persona siede dietro un tavolo su cui c’è un normalissimo telefono. Chiedo se posso chiamare l’Italia “Oh certo! Verso l’estero non ci sono problemi” risponde spingendo il telefono verso di me (102).

   Proseguendo nel viaggio di trasferimento, superiamo un “taxi brousse” il taxi della savana, che come al solito è carico fino all’inverosimile.

Moderna cabina telefonica non funzionante Baracca telefonica perfettamente funzionante Taxi brousse
Moderna cabina telefonica non funzionanteBaracca telefonica perfettamente funzionanteTaxi brousse

   Una ulteriore sosta mi permette di trovare un altro argomento di colloquio con Teresina: i colori nell’abbigliamento delle persone. Inutile dire che i bambini, comunque tu la metta sono sempre bellissimi.

Una donna col vestito coloratissimo Bambina incontrata durante il viaggio Uno dei villaggi lungo la strada
Una donna col vestito coloratissimoBambina incontrata durante il viaggioUno dei villaggi lungo la strada

   Siamo in anticipo sulla tabella di marcia per cui ci possiamo permettere un’ulteriore sosta in un piccolissimo villaggio dove gli abitanti, dediti alle semplici mansioni di tutti i giorni, ci salutano con cordialità continuando nelle loro faccende.

Il granaio del villaggio Donna nel villaggio Il marito della donna precedente Preparazione del pranzo
Il granaio del villaggioDonna nel villaggioIl marito della donna precedentePreparazione del pranzo

>>> Continua (2ª parte del diario di viaggio)

Roberto Collina


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