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   Diario di viaggio in Mali (di Roberto Collina)

   Ci dicono che siamo fortunati, “Siete arrivati proprio nella ricorrenza di una festa che cade ogni sette anni”.

   In un primo momento ci crediamo, poi però ci accorgiamo che tutti procedono nelle loro attività. Solo i danzatori, indossati i loro stupendi costumi, si avviano verso un pianoro a mezza costa dove ci attendono… e continuano ad attendere fino a che non capiamo che vogliono essere incoraggiati con una somma adeguata. La cosa ci delude un po’ ma cediamo di buon grado e ne siamo ripagati dallo spettacolo che segue.

 

   Il mattino successivo, i belati ed i richiami delle donne, ci dicono che il villaggio è già sveglio prima che i raggi di sole accendano la falesia (foto1). Girovaghiamo nei dintorni fino ad una pozza d’acqua poi, per il ritorno, ci incamminiamo su un pista diversa da quella della discesa.

   E’ più lunga ed ardua, ma se vogliamo goderci l’Africa….

 

   A Mopti, in attesa dell’aereo che ci porterà a Timbuktu, ci aggiriamo per la città osservando le varie attività; più o meno sono sempre le stesse, ma non finiscono mai di sorprenderci.

Agenzia di viaggi Coiffeur di prima categoria Coiffeur di seconda categoria Pulizia del pentolame in un ristorante locale

   Appena arrivati, la polizia ci sequestra i passaporti. Cerco di capire senza troppo successo, ma dato che lo fanno anche con altri stranieri, non mi allarmo.

   Del sostituto della guida neanche l’ombra… è logico… cosa ci si può aspettare nel paese dei beduini?

   Raggiungiamo l’albergo con l’auto di un privato con la funzione di taxi occasionale.

   Il collegamento città-aeroporto non è altro che una pista sabbiosa praticabile solo con un buon fuoristrada.

   Chiamo per telefono Abdalla il quale si scusa, ci invita a riposare e ci da appuntamento per la mattina seguente.

L'arrivo a Timbuktu
L'arrivo a Timbuktu
   Noi però ci addentriamo per le vie della città, ma l’approccio con Timbuktu è, a dir poco, sconcertante. Stiamo camminando nei pressi della moschea di Sankorè, quando un ragazzino si avvicina a Teresina; le porge la mano e, in perfetto italiano, le dice: “Signora, sei bella come una rosa del deserto!”. Faccio appena in tempo a fotografare la scena, quando alle mie spalle sento snocciolare la formazione della nazionale di calcio italiana.

   Mi guardo intorno pensando ad uno scherzo ma devo ricredermi, un altro ragazzino sta recitando la tiritera che gli permette di raccogliere qualche spicciolo con i turisti. Mi adeguo ma la cosa non mi piace.

   Della mitica città rimane pochissimo. A parte la moschea ed il suo minareto, la gran parte della città si presenta in abbandono.

   L’UNESCO ha dichiarato Timbuktu patrimonio dell’umanità, ma se qualcuno non interviene in fretta, della città rimarrà ben poco.

   Il pozzo intorno al quale la leggenda narra che sia nata, è un buco (pericoloso) in un cortile semiabbandonato.

Università coranica Università coranica Minareto Rovine della città
Rovine della città Forno per il pane Riparatore di radio Il pozzo intorno al quale sarebbe sorta la città

   Le porte dei palazzi, una volta splendidamente decorate, sono state restaurate applicando, placche di volgarissima latta. Le antenne paraboliche, infine, danno il colpo di grazia alla leggendaria Timbuktu.

Decorazioni in latta e antenne paraboliche
Decorazioni in latta e antenne paraboliche
      Ci avviamo verso il mercato sperando di trovarvi ancora un po’ di spirito originale, ma anche qui rimaniamo delusi. Davanti ad un ingresso sostano piccoli commercianti di cianfrusaglie, Tuareg, che si riparano da un sole polveroso, sotto protezioni improvvisate costituite da stracci e cartoni.

   L’altra uscita è presidiata da donne, probabilmente Songhai, con le loro spezie.

   Nell’interno del mercato, dai tappeti agli specchi, la plastica la fa da padrona. Solo in un angolo vediamo alcuni pezzi del famoso sale trasportato dal deserto con i dromedari.

   Quel sale, che una volta veniva scambiato con oro e schiavi, adesso giace per terra in attesa di essere scambiato per pochi spiccioli.

Accesso al mercato Il mercato Tuareg Il mercato Tuareg
Accesso al mercatoIl mercato TuaregIl mercato Tuareg

Cianfrusaglie Tuareg Pezzi di sale Il mercato Tuareg
Cianfrusaglie TuaregPezzi di saleIl mercato Tuareg

   Ci avviamo verso l’albergo per riposare un po’. Durante il percorso riusciamo a scansare un paio di situazioni particolari. La prima deriva dalla tensione esistente fra le due etnie principali per cui, durante una baruffa fra ragazzini, appare un coltello che saetta nell’aria non certo per intimidire.

   Ci allontaniamo velocemente ma non molto lontano, un tuareg seguito dal suo dromedario ci avvicina: ……”Te nel deserto?” ci domanda.

   Credo di essere impallidito, ma lui non se ne è certamente accorto. Dopo alcuni minuti mi rendo conto di come stanno le cose. Lui ci fa salire sui dromedari, ci porta fuori città dove ci sono alcune tende. Li ti offriranno il te, ma cercheranno anche di venderti tutto il possibile. Squaaallido!

   Decliniamo l’invito e finalmente raggiungiamo l’albergo dopo aver scattato quelle che saranno le ultime foto.

 

   Il fatto è che, vista la situazione, per il giorno dopo avevamo deciso di raggiungere il fiume Niger per vedere il porto con la sua umanità varia.

   La mattina successiva mi alzo abbastanza presto per vedere se trovo qualche cosa di interessante da fotografare. Appena uscito dalla camera noto un trambusto sospetto.

   Sono le 6:00, i giapponesi di un gruppo arrivato a Timbuktu con noi, stanno correndo disordinatamente avanti ed indietro chiamandosi a gran voce. Mi dirigo alla reception per sapere se devo preoccuparmi.

   Si, devo preoccuparmi!

   - Il vostro aereo vi sta attendendo in aeroporto da quasi due ore... -

   - Quale aereo? L’unico che Air Mali possiede, ci ha portato qui ieri pomeriggio. Avrebbe poi dovuto proseguire per Ouagadougou, Abidjan, per essere di nuovo qui questa sera. -

   - Può darsi che sia come dice lei, però io so che all’aeroporto c’è un aereo che vi aspetta, ed il prossimo ci sarà fra una settimana -

   - E me lo dice così? Perché non ha pensato di avvisarci due ore fa? -

   L’unica risposta è stata un’espressione disgustata del tipo “con chi credi di parlare?”

   Naturalmente preferisco non approfondire, ma mi allontano oscillando l’indice verso la concierge nella speranza che ne esca un fulmine.

   Chiamo ripetutamente Teresina che, come al solito, ha qualche problema a svegliarsi.

   Ricompongo i bagagli in fretta……

   - Io scappo con l’amante -

   - Come hai detto? -

   - Allora sei sveglia! -

   Le spiego velocemente cosa è successo e lei, meraviglia, si prepara ad una velocità tale che a distanza di tempo, non ricorda come e cosa abbia fatto.

   Telefono ad Abballa, ma ovviamente non risponde nessuno. Cerco di rimediare un passaggio verso l’aeroporto con le auto dei giapponesi che sono ancora in fibrillazione, ma se avessi parlato ad un muro avrei sicuramente ricevuto risposta. La loro capogruppo riesce a vedere attraverso la mia figura e continua a lanciare gridolini di richiamo verso i suoi protetti che non smettono di correre come tanti polli spaventati.

   Provo in Inglese, in Francese, invito Teresina a provare in Tedesco, ritento con il mio poco Arabo poi, sconfortato, la mando brutalmente a spigolare in Italiano. Non reagisce.

   Chiedo all’autista di un fuoristrada fermo li, se è disposto e quanto vuole, per portarci all’aeroporto.

   La richiesta, ragionevole, viene accettata con qualche tentennamento in onore alla loro abitudine di contrattare su tutto, pena la rinuncia al servizio.

   Appena partiti, chiedo all’autista se conosce Abballa. Lui rallenta, punta un dito e chiama un ragazzino che sta camminando lungo quella che dovrebbe essere una strada.

   Dopo aver scambiato poche parole, sale in auto.

   - Lui è il fratello di Abdalla - Colpo di fortuna?

   - Quanti anni hai? -

   - Dodici -

   - Ti chiami? -

   - Ahmed -

   - Quel farabutto di tuo fratello che fine ha fatto? -

   Si stringe nelle spalle poi risponde

   - Non ti preoccupare, ci penso io -

   - Preoccuparsi? Noooo! E di cosa? Piuttosto, cosa ci fai fuori a quest’ora? -

   - Stavo venedo verso l’albergo per poi andare all’aeroporto -

   - ..Come? -

   - Trovo sempre un passaggio -

   - Tuo fratello se ne frega e tu ne approfitti per ricavarne un buona mancia, vero? -

   - Alza le sopraciglia con un sorriso -

   Beh! Le cose si stanno mettendo per il meglio… spero.

   Durante il tragitto l’autista si rivolge ad Ahmed. Dalle poche parole che afferro, capisco che si parla di polizia, soldi e passaporti.

   Mi batto la mano sulla fronte. Che stupido! Come ho fatto a dimenticarmi dei passaporti?

   All’aeroporto la tensione si taglia a fette, molti passeggeri in transito protestano sonoramente per il ritardo. Dei “ritardatari” noi siamo fra i primi ad entrare nell’aerostazione e veniamo accolti, suppongo, da una valanga di improperi.

   Nonostante l’età Ahmed dimostra di avere degli attributi straordinari. Dice qualche cosa al primo che si avvicina e lo azzittisce.

   Che cosa gli avrà detto?

   Dirigendosi verso l’ufficio di polizia, mi fa segno di seguirlo. Entriamo, lui imposta la voce in tono autoritario e dice qualche cosa ad un poliziotto che risponde seccato.

   Adesso sono seriamente preoccupato, questo ragazzino esagera, ma le sorprese continuano.

   Ahmed allunga una mano con il palmo rivolto verso l’alto pronunciando due parole:

   - Ialla Ialla -

   Questo l’ho capito! Significa: svelto svelto, ed ecco che da un cassetto spuntano i nostri passaporti.

   Non ho ben chiaro il tutto, ma la sensazione è che Timbuktu sia un covo di ladroni.

   Abdalla si assume degli impegni, pagati, che non rispetta. La polizia ti sequestra i passaporti… per estorcerti danaro? Non ci sarebbe da meravigliarsi.

   Il tè nel deserto.

   La reception del miglior albergo della città è come se non ci fosse, bisognava “ungerli”?

   Ahmed nonostante i suoi dodici anni si impone come un adulto senza trovare resistenza degna di nota.

   Mafia ci cova!

   Uscendo dall’ufficio di polizia mi trovo a tu per tu con la guida giapponese che vedendo i passaporti, mi chiede in un francese discreto, dove deve rivolgersi per riavere i suoi. Il mio sguardo l’attraversa alla ricerca di Teresina che, sconsolata per non aver preso neanche un caffé, è sprofondata in una poltroncina.

   Ci ripenso, voglio prendermi una rivincita premiando l’intraprendenza di Ahmed per cui chiamo il ragazzo che sta ancora parlando con gli agenti.

   Lo prendo in disparte, gli passo un braccio sulle spalle…

   - Pensi di poter aiutare anche questi giapponesi… dietro compenso beninteso! -

   - Non hanno nessuno cui rivolgersi? -

   - Mi pare di no, io non vedo nessuno… però senti, la loro guida non mi ha… -

   - L’amico che ci ha portato qui mi ha raccontato che vi ha lasciato a piedi, non è un bel gesto. -

   - No, certo, però possiamo… anzi, puoi fargli pagare una tassa per questo sgarbo. -

   Gli occhi gli si illuminano.

   L’altoparlante gracchia un’ulteriore chiamata all’imbarco, allungo ad Ahmed due banconote da 10000 cfa mentre gli stringo la mano e lo incarico di portare i miei vaffa… a suo fratello.

   Lui ride, ringrazia… non si aspettava una cifra simile.

   - Lo stesso a testa va bene? - dice ammiccando verso i giapponesi.

   - Anche il doppio! - ribatto.

   Alza la destra per salutare, poi con le banconote in vista nella mano sinistra, si avvicina alla capogruppo giapponese ed incomincia a contare i componenti del gruppo.

   Dopo un sorprendentemente rapido Chek in, vado a recuperare Teresina che è ancora in coma da sonno interrotto e ci imbarchiamo.

Hostess dell'unico aereo Air Mali
Hostess dell'unico aereo Air Mali
   L’attesa per l’arrivo dei giapponesi è più lunga del previsto, mi immagino Ahmed che discute con la polizia, che conta i soldi… speriamo!

   L’hostess guarda fuori dal portello con aria rassegnata, poi ecco la processione dei figli del sol levante che sale e, passandoci accanto, ognuno abbozza un inchino più o meno pronunciato. Sono curioso di vedere… ed ecco la capogruppo che imbarazzata, si inchina leggermente, forse vuol dire qualche cosa, ma io giro la testa verso Teresina.

In partenza
In partenza
   - Tutto bene? -

   - Si può avere un caffé? -

   - Dopo il decollo si… per il resto? -

   - Non voglio tornare a casa… -

Roberto Collina


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