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   Diario di viaggio in Marocco (di Roberto Collina)

   «Le città imperiali del Marocco? Noooo!! »

   Questa è stata la mia prima reazione alla richiesta di mia moglie... Perché?

   D’istinto risponderei che non lo so, ma a pensarci bene non è vero, e ci ha pensato Teresina a mettermi sotto il naso la verità:

   «A causa del tuo lavoro, tu sei abituato ad un tipo di viaggi abbastanza avventurosi. La cosa ti piace e vorresti che piacesse anche a me. Si, mi piace, ma ci sono anche altre cose da vedere e modi di viaggiare che vorrei provare anch’io.»

   «Niente da eccepire... si va in Marocco.»

   «Tutto a cinque stelle?»

   Un sudorino freddo mi investe, come posso uscirne?

   «Ma ne sei sicura?... Quei pullman pieni di oche portate al pascolo... alla vostra destra... e ti giri a destra, alla vostra sinistra... e ti giri a sinistra. La sera ti presenti a cena dopo aver preso un antinfiammatorio per il torcicollo ed un’aspirina per il raffreddore da condizionatore. Poi torni a casa starnazzando che hai visto il Marocco. Non scherzare per piacere!»

   L’espressione di Teresina, un po’ imbronciata, si distende quando, un paio di sere dopo, torno a casa con la notizia:

   «Saremo in otto»

   «Dove?»

   «In Marocco!»

   La volontà di accontentare Teresina senza intrupparmi in un gruppo che segue un manico d’ombrello con un fiocco rosso in cima, mi aveva portato a consultare, speranzoso, una corposa agenzia di viaggi che mi propone una soluzione che accontenta tutti e due.

   «Tutto a cinque stelle. Viaggeremo su un pulmino insieme ad altre tre coppie... di sposini in viaggio di nozze... pensi di farcela?...» Il suo sorriso feroce mi induce a svicolare... «a sopportare qualche sdolcinatezza?»

   «Tu scherzi con il fuoco!»

   Ed è stato proprio il fuoco che ci accoglie in Marocco.

   «Signore e signori fra quindici minuti circa atterreremo... la temperatura esterna è di 42 gradi centigradi...»

   Un coro di esclamazioni accoglie la notizia e, come d’incanto, molti passeggeri incominciano ad alleggerire il proprio abbigliamento.

   “Non ha senso” penso, “qui è quasi freddo; vuoi vedere che oltre allo scoprire un pizzico di Marocco scopro anche un lato a me sconosciuto del turismo di massa?”

   Solo all’uscita dall’aerostazione di Marrakech sentiamo il maglio del sole che ci colpisce con la sua potenza, ma siamo fortunati. Essendo solo in otto Fuhad, la nostra guida, ci individua rapidamente.

   Rapide presentazioni e poi tutti dentro il pulmino. Strano ma vero, nessuno chiede l’aria condizionata ed è la cosa più giusta. L’aria è calda, si, ma è anche secca, per cui ci si adegua abbastanza velocemente inoltre il calore si sente meno, stando all’ombra.

   Anche la reception dell’albergo è quasi senz’aria condizionata... humm... la cosa incomincia a piacermi un po’ di più.

   Il giorno successivo partiamo per Casablanca dove la temperatura è decisamente più bassa: 16 gradi.

   Il tour entra subito nel vivo...

   «Già a fare foto?»

   In fondo perché non dovrei fotografare un palazzo pieno di parabole? Lo so che ci sono anche da noi, ma questo mi ispira di più!

   Anche questa normalissima strada... anche questa con il minareto...

Palazzo a Casablanca Strada a Casablanca Strada e minareto a Casablanca

   Così scatto dopo scatto, che non vi mostro per misericordia, arriviamo alla spianata davanti alla grande moschea di Hassan II... e qui rimango a bocca aperta.

La moschea di Hassan II
La moschea di Hassan II
   L’opera, fu iniziata a metà degli anni ’80 e fu progettata dall’architetto francese Michel Pineau che disegnò un tempio colossale destinato ad essere, per dimensioni, il secondo tempio musulmano del mondo, dopo la moschea della Mecca.

   I lavori coinvolsero circa 10000 persone tra capimastri, muratori, artigiani, intagliatori, scalpellini, stuccatori... e terminarono con l’inaugurazione nel 1993.

Il minareto della moschea di Hassan II
Il minareto
   La parte centrale, è sospesa su enormi palafitte conficcate in mare ed è sormontata da un soffitto apribile a scorrimento, riconoscibile all’esterno, nella porzione più alta del tetto.

   Già a questo punto il simbolismo è evidente: posizionando l’opera in parte sulla terra, protesa verso il mare, aperta verso il cielo, si abbracciano così i tre elementi costituenti la vita.

   Al suo interno possono trovare posto oltre 25000 fedeli, mentre la spianata antistante può accoglierne quasi 100000.

   Il minareto è alto 172 metri e sulla sommità vi è installato un laser il cui raggio è rivolto verso la Mecca.

   Il complesso occupa un'area di 9 ettari e comprende anche una scuola coranica.

   Mi perdo ad ammirare una delle tante fontane, intrattenendomi sugli stupendi particolari costruttivi del mosaico.

Piazzale della moschea Fontana antistante la moschea Fontana antistante la moschea Mosaico della fontana
Piazzale della moscheaFontana antistante la moscheaMosaico della fontanaFontana antistante la moschea

   «Ogni persona ha ricevuto un attestato di benemerenza per aver contribuito a costruire questa gigantesca opera d'arte» mi dice Fuhad che non mi perde d’occhio. Rispetto a tutti gli altri componenti del gruppo, io sono quello che “farfalleggia” di più seguendo i richiami delle cose da fotografare.

   Capisco il suo timore che io possa in qualche modo commettere un gesto non lecito, per cui lo tranquillizzo anteponendo al suo nome l’appellativo “al hadji” (colui che è stato alla Mecca) e la cosa lo sorprende.

   «Come fai a sapere... che puoi chiamarmi così?»

   «Ieri sera ho sentito una persona che ti chiamava così. Quando hai un po’ di tempo mi racconti qualche cosa di questo viaggio, se niente lo vieta?»

   «Certamente, ma tu parli arabo?»

   «No, lo capisco solo un po’» ed avvicinando i polpastrelli del pollice e dell’indice all’altezza dell’occhio aggiungo «sciueia sciueia» (poco poco).

   Non mi pare molto convinto, però è più tranquillo.

Porta in legno rivestita di titanio
Porta in legno rivestita di titanio
   Prima di spostarci mi soffermo ad ammirare il capolavoro di alcune porte di accesso, la cui apertura avviene a scorrimento verticale verso il basso.

   «Senti Fuhad, ma quelle porte di quale materiale sono fatte? Sembrano di metallo ed il colore mi ricorda il titanio, però non credo...»

   «E invece si, sono proprio di titanio; o meglio, sono in legno di cedro rivestito in titanio per la protezione contro la salsedine.»

   «Ed hanno scelto il titanio?»

Porta in legno rivestita di titanio
Porta in legno rivestita di titanio
   «Per la costruzione di questa Moschea non si è badato a spese. Pare che in complesso si siano spesi, rapportati agli anni ’90, oltre 500 milioni di euro odierni, quindi un po’ di titanio non ha influito. Adesso entreremo nella moschea, dovrete levarvi le scarpe e metterle in un sacchetto che vi sarà dato.»

   «Ma non è proibito l’ingresso ai “kafiruna” (non credenti) nelle moschee?» Chiedo.

   Ancora una volta Fuhad si volta verso di me, sorpreso, ma lo prevengo:

   «Calma leone!! Ho passato molto tempo in Libia ed ho letto il Corano, ma non conosco l’arabo, cioè... sciueia sciueia» e ripeto il gesto con le dita.

   Fuhad mi guarda, non sa cosa dire, forse è meglio che io smetta di giocare.

   «Wallahi!» aggiungo ponendo la mano destra sul cuore ed alzando l’indice della mano sinistra verso il cielo per chiamare a testimone il Supremo sul fatto che sto dicendo la verità.

   «Però non si direbbe!»

   «Nel deserto non c’è televisione, la sera si parla con il personale locale e si imparano un sacco di cose, ma l’arabo è una lingua molto difficile. Diciamo che riuscirei a non morire di fame, ma intavolare una discussione... proprio no.»

   Questa volta Fuhad mi crede e continua:

   «Io posso entrare in una vostra chiesa e dunque anche voi potete entrare in una moschea. Il divieto di cui tu parli, oggi è una realtà abbastanza estesa, ma il Corano non lo impone. Viste le tensioni oggi esistenti, questa regola viene applicata per evitare molti spiacevoli incidenti. Poi ci sono gli estremismi che però regnano ovunque.»

   «Per quello che riguarda il Marocco posso dire che in passato l’accesso alle moschee era libero a chiunque e lo è stato fino a che non accaddero dei fatti relativi alle guerre di indipendenza dal colonialismo francese.

   La moschea è un luogo di preghiera, ma è sempre stato anche un luogo di ritrovo e di aggregazione della gente comune. Accadeva che le persone andassero alla moschea dove si parlava di tutto, compreso di resistenza all’esercito francese. Quando i militari si accorsero della cosa, inviarono degli ufficiali travestiti per raccogliere informazioni. L’opera di spionaggio andò avanti per un po’, ma presto iniziarono a sorgere i primi sospetti ed infine, scoperte le spie, esse furono trucidate.

   Nel timore di altre infiltrazioni molte altre persone morirono, sia europei che marocchini.

   Per porre termine alla carneficina, le autorità francesi ordinarono che l’accesso alle moschee fosse riservato solo ai mussulmani. Da allora ovviamente sono cambiate molte cose, ma questo divieto in molti posti permane.»

   Entriamo nella moschea e la meraviglia provata all’esterno, scompare per lasciare il posto ad uno sconfinato stupore.

   L’esterno del complesso, essendo isolato, non evidenzia l’imponenza che gli compete.

   Solo entrando ci si rende conto della maestà e della sacralità del luogo.

   Nessun ambiente ha suscitato in me sentimenti così confusi.

   Tutto è estremamente pulito e lucido. Nonostante l’immensità del luogo non ci sono echi, sicuramente la cosa è dovuta alla caratteristica costruttiva del luogo dove tutto è un intarsio, una decorazione, un fregio, un arabesco, un ornamento.

Sezione riservata alle donne Decorazioni della sezione riservata alle donne Decorazioni della sezione riservata alle donne Interno della moschea
Sezione riservata alle donneDecorazioni della sezione riservata alle donneDecorazioni della sezione riservata alle donneInterno della moschea
 
Interno della moschea Fuhad illustra la moschea Particolare della moschea Particolare della moschea
Interno della moscheaFuhad illustra la moscheaParticolare della moscheaParticolare della moschea
 
  Canaletta di scorrimento dell'acqua purificatrice Particolare della moschea  
 Canaletta di scorrimento dell'acqua purificatriceParticolare della moschea 

   Chiedo come i fedeli possano sentire il sermone dell’Imam e Fuhad indica in alto:

Colonne-altoparlanti
Colonne-altoparlanti
   «Vedi quelle colonne lassù? Ebbene quelle non sono colonne ma altoparlanti camuffati.»

   Ce ne sono tantissimi, non provo neanche a contarli. Non so più cosa fotografare, sto accanto a Fuhad che intanto parla, parla, ma i miei pensieri fluttuano liberi diluendosi fra le mille linee di decoro. Quale genio può aver partorito una serie di motivi così belli e vari? Intanto il mio indice continua a premere il pulsante di scatto della mia fotocamera.

   Usciamo per un attimo, ecco l’ingresso ai bagni pubblici dedicati alle abluzioni ante preghiera.

Particolare della moschea Particolare della moschea Particolare della moschea Accesso ai bagni per le abluzioni prima della preghiera
Particolare della moscheaParticolare della moscheaParticolare della moscheaAccesso ai bagni per le abluzioni prima della preghiera

   Entriamo e mi scappa da ridere pensando ai soldi che ho speso per ristrutturare il mio bagno.

   In questo spazio e con questo sfarzo il mio bagno non andrebbe bene neanche come ripostiglio per le scope. (121)

   Le varie fontane in marmo, a forma di fiore sbocciato, permettono il lavaggio di mani e faccia, mentre i “boccioli”, sempre in marmo, ai loro piedi, possono essere spostati a piacimento e servono per le abluzioni dei genitali e dei piedi.

   Le decorazioni sono sempre meravigliose anche se un po’ più leggere rispetto a quelle del tempio.(122-126)

Bagni per le abluzioni prima della preghiera Particolare dei bagni Particolare dei bagni Particolare dei bagni
Bagni per le abluzioni prima della preghieraParticolare dei bagniParticolare dei bagniParticolare dei bagni
 
  Accesso interno ai bagni Particolare di un mosaico  
 Accesso interno ai bagniParticolare di un mosaico 

   Quando usciamo, mi accorgo di aver perso la cognizione del tempo.

   Giriamo ancora per la città, ma se fossi rimasto alla moschea non sarebbe cambiato molto.

   Rientriamo in albergo; guardo i lustrini dello Sheraton, la fontana nell’atrio...

   «Tutta paccottiglia!» dico a Teresina agitando la macchina fotografica.

   «Ieri sera non la pensavi così»

   «Osi contestare?»

   «Contesto perché è bello contestare» risponde fra il polemico e lo scherzoso, ma è chiaro che anche lei non può fare a meno di ammettere che abbiamo visto una cosa che dovrebbe essere inserita nelle meraviglie del mondo.

   La giornata è passata senza che me ne accorgessi.

   Teresina mi guarda... «Cosa abbiamo visto oggi?»

   «...Oltre alla moschea?»

   «Stai bene?»

   «Si, ma la moschea mi ha scombinato, quasi quasi mi faccio mussulmano.»

   Scuote le spalle, non ha afferrato la mia astrazione.

   Non ho mai percepito una forza tanto grande in un luogo di culto... sarò io ad essere fatto male!

>>> Continua (2ª parte del diario di viaggio)

Roberto Collina


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