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L'esplosione del vulcano Tambora nel 1815 (pubblicato il 18/4/2010)
Il vulcano islandese che si trova sotto il ghiacciaio Eyjafjallajökull (in islandese Jökull significa ghiacciaio) è entrato in eruzione, dopo un sonno di duecento anni. Esso si trova a 27 km. di distanza, in linea d'aria, dalla famosa Skogafoss, una delle cascate più celebri e visitate della grande isola nordeuropea.
Proprio duecento anni fa circa, il vulcano indonesiano chiamato Tambora esplose, e le conseguenze furono eccezionalmente pesanti e memorabili. Tambora si trova sull'isola di Sumbawa, una delle isole della Sonda, ad est di Bali e di Lombok. È ampia 15.448 kmq, quasi due terzi della Sicilia, e ha un milione e mezzo di abitanti. La sua forma è articolatissima, piena di insenature, e ricorda in una parte l'aspetto di un geko.
Nell'aprile del 1815, esattamente 195 anni fa - Napoleone viveva le sue ultime settimane da imperatore - una violentissima eruzione squassò le isole della Sonda e una vasta zona attorno al vulcano. La vetta del monte collassò, dopo l'esplosione, e addirittura l'altezza del Tambora scese di circa 1.250 metri, da 4.100 a 2.850.
Oltre alle vittime dirette dell'esposione (lapilli, lava, nubi ardenti, terremoto, maremoto, pioggia di cenere e detriti infuocati, ecc.) si devono sommare tutti quelli che morirono per gli stenti seguiti all'eruzione. Infatti una vasta nube, enormemente più grande di quella del vulcano dell'Islanda, si estese dapprima su tutto l'estremo Oriente, e poi a poco a poco si diffuse su gran parte della superficie terrestre. I raccolti andarono in malora, in molte zone delle Indie Orientali (l'attuale Indonesia) e molte persone, ridotte alla fame, perirono.
L'esplosione del Tambora, considerata dagli studiosi come il peggior cataclisma vulcanico degli ultimi millenni (forse dopo quello di Santorini, nel Mediterraneo) ebbe conseguenze su tutta la Terra. Per un anno i tramonti furono dovunque "infuocati", di un rosso acceso e spettacolare. La temperatura scese di molto durante l'estate dell'anno successivo, a motivo del blocco parziale dei raggi solari da parte delle polveri sospese nell'atmosfera.
Il 1816 venne definito "l'anno senza estate" e le temperature nei mesi estivi si mantennero molto basse.
Nel Quebec, in Canada, cadde la neve a giugno. Oltre 30 cm. ricoprirono le campagne; molti laghi del nord est degli USA ghiacciarono in quel periodo e si ebbero nevicate a luglio e ad agosto.
Anche in Europa il freddo estivo fece i suoi danni, come in America uccise i germogli sugli alberi, il raccolto fu molto scarso, una crisi economica e sociale colpì vaste regioni.
La polvere sospesa nell'atmosfera continuava a filtrare il calore del sole, e a mantenere basse le temperature sul suolo.
Non è il caso del vulcano che si è risvegliato nell'aprile del 2010, almeno si spera, sia per la minor grandezza del vulcano, sia perchè è mancata una catastrofica demolizione del cratere, come sul Tambora.
Vito La Colla
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