Plutone: il nono pianeta del Sistema Solare Il nono
pianeta del Sistema solare è stato scoperto da Clyde Tombaugh
il 18 febbraio del 1930, quasi esattamente 76 anni fa. Il
giovane astronomo lavorava al Lowell Observatory, in Arizona;
dopo l'esame attento di alcune fotografie scattate - senza
saperlo - all'area del cielo in cui si trovava il pianeta il
23 e il 29 gennaio, egli stabilì, circa un mese dopo, che si
trattava del famoso pianeta transnettuniano, previsto
teoricamente, circa vent'anni prima, dall'astronomo
miliardario e dilettante Percival Lowell, che aveva costruito
un suo osservatorio personale vicino a
Flagstaff.
Anche William Pickering,
anni prima, aveva ipotizzato, dopo complicati calcoli
sull'orbita dell'ultimo pianeta allora conosciuto, Nettuno,
che poteva, anzi doveva esistere un nono pianeta, piuttosto
piccolo.
Il "nuovo nato" del Sistema
Solare fu battezzato Plutone, che è il dio degli Inferi, di
una regione mitologica piena di freddo e buio, proprio come la
zona dove si trova questo
pianeta.
Alcuni sostengono che il
nome sia stato scelto anche per immortalare le iniziali di
Percival Lowell - che era morto nel frattempo, nel 1916 -
scegliendo un parola le cui due prime lettere fossero P ed L.
Ma anche il nome dell'altro astronomo, teorizzatore del nono
pianeta, inizia con una P.
La notizia
della scoperta di Plutone destò molto scalpore, molto
interesse, e non solo nel mondo scientifico. Forse per la
prima volta una notizia di carattere puramente astronomico fu
ripresa dalla stampa mondiale, e se ne parlò a lungo nei
salotti e nelle riunioni
culturali.
Il pianeta, per diversi
decenni, rimase molto misterioso in quanto a dimensioni e
particolari della superficie. Non si sapeva se avesse dei
satelliti. Solo dopo l'avvento del meraviglioso Hubble, il
telescopio ruotante in orbita attorno alla Terra, che vede al
di sopra della coltre atmosferica, si ebbero notizie più certe
di Plutone. Innanzitutto il suo diametro, che è di 2.284 km, e
cioè alquanto più piccolo di quello lunare. Un pianeta,
perciò, lontanissimo e piccolissimo, quasi
insignificante.
La sua distanza media
dal Sole è di quasi sei miliardi di km, mentre la Terra ne
dista 150 milioni di km. Quasi 40 volte di meno. Un raggio di
luce che parte dal Sole raggiunge la Terra in otto minuti
circa (dalla Luna un secondo e un terzo). Per raggiungere il
gelido e desolato Plutone, il raggio solare deve correre per
cinque ore e mezzo, a 300.000 km al
secondo!
Si è calcolato che il Sole,
osservato dalla fredda superficie solida di Plutone,
apparirebbe come un puntino accecante, largo quasi un primo di
arco, che equivale ad un trentesimo del diametro solare - o
lunare - osservato dalla Terra. Si puo' anche fare un
raffronto fra il Sole visto da Plutone e Venere visto dalla
Terra, quando è più vicino a noi: il diametro, quasi
puntiforme, è analogo.
Pertanto la
luce solare che arriva fino a Plutone è molto esigua, e il
pianeta è sempre immerso in una luminosità appannata e
tenue.
90.800 giorni terrestri è il
tempo che impiega il pianeta a compiere un'intera rivoluzione
attorno al Sole. L'orbita è anche molto allungata, tanto che,
periodicamente, Plutone si trova all'interno dell'orbita
nettuniana, diventando così, per numerosi anni, il penultimo
pianeta in ordine di distanza dal Sole. La sua orbita,
inoltre, risulta notevolmente inclinata sul piano
dell'eclittica (il piano su cui giace l'orbita terrestre),
esattamente di 17°,15. E' l'unico caso di un'orbita planetaria
così diversa, come piano, da quella di tutti gli altri
pianeti.
Il suo unico satellite, cui
è stato dato il nome di Caronte, è stato scoperto solo nel
1978, 28 anni fa, a seguito dell'attenta analisi di alcune
fotografie, che facevano intravvedere un rigonfiamento.
L'Osservatorio della Marina degli Stati Uniti, che aveva fatto
la foto, dedusse che il rigonfiamento era da imputare ad un
corpo celeste molto vicino a Plutone, un suo satellite.
Caronte ha un diametro di 1.190 km, abbastanza simile a quello
del pianeta - un po' più della metà - e attorno a cui ruota in
circa sei giorni e mezzo. Dista dal pianeta circa 20.000 km
(una volta e mezzo il diametro terrestre, e perciò molto
poco). Un "pianeta doppio", Plutone-Caronte, più che un
pianeta con un suo satellite, molto minore in volume o massa.
Un mese fa sono stati scoperti due o tre minuscoli satelliti
del pianeta, che non hanno avuto ancora un nome
ufficiale.
Secondo gli ultimi studi e
ragionamenti, la superficie del lontanissimo pianeta dovrebbe
essere costituita da uno spesso manto di ghiaccio d'acqua, su
cui giacerebbe un sottile strato di metano ghiacciato. Una
tenue atmosfera, che Plutone non riesce a perdere, per la sua
minima gravità, a causa del grande
freddo.
Una sonda è appena partita
dalla Terra alla volta di Plutone, dove si prevede che
arriverà nel 2015. Avrà un appuntamento con Giove che, per il
famoso effetto fionda, scaglierà la capsula verso l'esterno
con rinnovata velocità.
Fra l'altro,
gli astrofisici hanno notato che, quando Plutone è ancor più
lontano dal Sole, si ghiaccia anche la sua tenue atmosfera, e
così la superficie ghiacciata del suolo solido, acqua e
metano, si rende invisibile, come se fosse sotto una spessa
coltre di neve.
Perciò è conveniente
arrivarci in questi primi anni del secolo XXI, quando Plutone
non è così lontano dal Sole e la sua atmosfera è ancora allo
stato gassoso. Altrimenti occorrerebbe attendere il secolo
XXII!
All'esame
del telescopio spaziale, Plutone appare come una sfera
biancastra, con la superficie coperta di macchie grige e
scure, ma senza rigonfiamenti o avvallamenti. Le fotografie
che ci saranno inviate fra nove anni, se tutto andrà bene, ci
mostreranno le immagini planetarie più lontane finora
registrate, e ci faranno conoscere i particolari della
superficie plutoniana. O una distesa di ghiaccio levigato, o
la presenza di montagne o colline, o ammassi di metano
ghiacciato. Una cosa, comunque, è certa: Plutone differisce
dagli altri quattro pianeti esterni (Giove, Saturno, Urano e
Nettuno), non solo perchè è enormemente più piccolo, ma anche
perchè ha una superficie solida su cui si potrà scendere e
camminare (con una coperta
addosso....).
Un mondo lontanissimo,
misterioso, freddo e inospitale, ma sul quale, un giorno
lontano, potrà scendere l'Uomo, mentre potrà farlo con immense
difficoltà su Saturno, Urano e Nettuno. Non tanto per la
gravità, simile a quella che esiste sulla Terra, ma per la
mancanza di un suolo solido e percorribile. Forse un
liquido-poltiglia, simile alla granita di
limone....
Lo scopritore di Plutone,
Tombaugh, è morto nel 1997.
Vito La Colla
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