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La Repubblica Ceca (articolo pubblicato il 26 Settembre 2003)
La Repubblica Ceca, da alcuni chiamata Cekia, ma si potrebbe anche nominarla Ceclandia (come Finlandia, Cumberlandia), si è staccata, nel 1993, dalla Slovacchia, con la quale prima formava la Cecoslovacchia. La Slovacchia si trova a sud-est del territorio dello Stato.
La Repubblica Dominicana, la Repubblica del Congo, e la Repubblica Democratica del Congo sono gli altri tre Stati che hanno, nel loro nome, il riferimento alla forma di governo.
La superficie è di 78.886 kmq, e la popolazione ammonta a più di dieci milioni di individui, che parlano la lingua ceca.
La religione dei cittadini rivela una sorpresa: ben il 40% si dichiara ateo, e una percentuale uguale risulta cattolica. Il restante 20% appartiene ai protestanti e ad altre religioni.
La capitale è la stessa della vecchia Cecoslovacchia, la stupenda Praga, risparmiata miracolosamente dai bombardamenti degli Anni Quaranta.
Germania, Polonia, Slovacchia ed Austria sono i quattro Paesi confinanti con la Repubblica Ceca, che non ha sbocchi sul mare.
Nel 1989 è caduto il regime comunista, che imperava dal dopoguerra, e nell'anno successivo si sono tenute libere elezioni.
Dall'anno delle elezioni democratiche, e fino a quest'anno 2003, il presidente della Repubblica è stato l'ex dissidente e poeta, Vaclàv Havel (pronuncia vàzlav, che sarebbe poi il nostro Venceslao).
Rame, piombo, zinco e carbone sono al primo posto nella produzione mineraria.
Le industrie di Stato, fra cui la Skoda, sono state privatizzate, e i rapporti commerciali con la vicina Germania sono eccellenti. La Skoda ha stretto una sorta di alleanza con l'importante casa automobilistica germanica della Volkswagen. Ma la disoccupazione sale inesorabilmente.
Oltre quindici milioni di turisti visitano ogni anno il Paese, soprattutto attratti da Praga, che rimane una delle mete più richieste in Europa.
Altissima è l'alfabetizzazione della popolazione, e a Praga ha sede un antico istituto culturale, l'Università Carlo.
Alteterre, foreste e colline caratterizzano il territorio della Repubblica Ceca. Il maestoso fiume Moldava, in ceco Vltava, scorre per le valli, ed è considerato un fiume storico, quasi sacro alle varie popolazioni delle rive. Le acque dei fiumi della Moravia confluiscono poi nel Danubio. Al confine con la Germania, la dritta catena dei Monti Metalliferi, lunga 140 km., si stende da sud ovest a nord est.
Altro importante fiume è la Morava, che si dirige verso sud, e attraversa il confine austriaco, per poi gettarsi anch'esso nel Danubio.
Il grande prestigio culturale della capitale Praga, che iniziò nel Medioevo, si nota, passeggiando per le vie della città. La cattedrale di San Vito, la piazza della Città Vecchia, il Teatro nazionale, le graziose vie e stradine dalla tranquilla atmosfera, con le casette dipinte in vari colori, linde e accoglienti.
Il Ponte Carlo, famosissimo, collega i due quartieri Malà Strana e Starè Mesto. Il quartiere ebraico, con sinagoghe e interessanti cimiteri, è stato miracolosamente risparmiato dalla distruzione ad opera dei nazisti.
La seconda grande città ceca è Brno, con quasi 400.000 abitanti. Poi troviamo Ostrava e Plzen. Le altre sono città più piccole.
La musica è rappresentata da Bedrich Smètana, e dal grande Antonin Dvorak (l'autore della Sinfonia dal Nuovo Mondo).
Dopo la prima Guerra Mondiale, si creò una Repubblica democratica, che visse, tenendo unite la Moravia, la Boemia e la Slovacchia, per una ventina d'anni. Ma le minoranze, soprattutto quella dei Sudeti, iniziarono delle proteste che sfociarono in sommosse. Hitler occupò i Sudeti, nel 1938. L'anno dopo veniva alla luce il Protettorato sulla Boemia-Moravia, regioni che cessarono così di far parte di una Nazione indipendente. Dopo la guerra, nel 1948 le elezioni dettero una maggioranza netta ai comunisti e ai socialisti, e nacque così uno Stato democratico-popolare, sotto l'egida sovietica. Uno dei tanti Stati-satellite del colosso russo.
Nel 1968, con Alexander Dubcek, si provò ad instaurare un "socialismo dal volto umano", nella famosa "primavera di Praga". Ma nella notte fra il 20 e il 21 agosto di quell'anno, le truppe dei Paesi del Patto di Varsavia entrarono con i loro carri armati, e il sacrificio di Jan Palach, che si bruciò vivo, come un bonzo, nella centrale piazza San Venceslao, è ancor oggi ricordato come prova della passione patriottica dei giovani cecoslovacchi, al momento dell'irruzione dei sovietici e dei loro alleati.
Venti anni dopo, a seguito di alterne vicende, il ritrovamento della democrazia.
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Vito La Colla
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