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I fiumi della Grande Guerra
Molti eventi storici si sono consumati nei pressi di località di non particolare rilevanza geografica. Càpita cosi’ che un luogo di per sé poco importante, sia invece associato a fatti di grande notorietà.
E’ il caso di alcuni fiumi, non troppo lunghi, non troppo grandi, e che non toccano grandi città.
La Prima Guerra Mondiale lega molti dei suoi tragici giorni indissolubilmente a questi quattro fiumi in particolare: L’Isonzo ed il Piave sul fronte italiano, la Marna e la Somme sul fronte occidentale.
L’Isonzo, lungo 136 km, nasce in Slovenia, dal Monte Tricorno, bagna Caporetto, Tolmino, ed entra in Italia in territorio friulano, sfociando poi nell’Adriatico.
Il Piave è lungo 220 km, nasce dalle Alpi Carniche, attraversa il Cadore e si getta nel Golfo di Venezia.
La Marna, che dà il nome anche ad un dipartimento, è un affluente della Senna, lungo 525 km; nasce dall’altipiano di Langres e termina la sua corsa nei pressi della periferia sud-orientale di Parigi.
La Somme, infine, denomina anch’essa un dipartimento francese, scorre per 245 km durante i quali bagna la Piccardia, tocca Amiens e sfocia infine nella Manica.
Come si nota, non si tratta di corsi d’acqua di grande valenza geografica, né dalle dimensioni particolarmente ragguardevoli.
Eppure, la storia ricorda grandi e drammatiche pagine scritte lungo le loro rive. Nell’area dell’Isonzo si combatterono dodici battaglie tra l’esercito italiano e quello austro-ungarico.
Tutti, poi, conoscono l’immenso valore simbolico del Piave, emblema della strenua resistenza delle armate italiane decise a respingere l’avanzata austriaca dopo la rotta di Caporetto, avanzata che venne appunto fermata sulla linea del fiume.
Sulla Marna si combatterono due grandi battaglie, nel 1914 e nel 1918, ed in entrambi i casi i francesi respinsero (nel ’18 in modo definitivo) i furiosi attacchi tedeschi che minacciavano Parigi.
Ma è sulla Somme che maggiore fu il dramma, tanto che in molti testi storici la parola “Somme” è spesso preceduta dalla parola “tragica”.
Lungo parte del suo corso si combattè una serie di spaventose battaglie, principalmente tra britannici e tedeschi. Le ostilità durarono dal luglio al novembre del 1916, con un tributo di perdite umane calcolabile in quasi novecentomila unità.
L’attacco sulla Somme venne progettato come mezzo per scardinare le difese trincerate tedesche, e cosi’ rompere la linea del fronte; sotto la guida di Sir Douglas Haig, comandante in capo delle forze britanniche, il 26 giugno 1916 inizio’ un terrificante bombardamento di artiglieria, messo in atto da 1500 cannoni inglesi, coadiuvati da altrettanti francesi. Il bombardamento duro’ otto giorni, durante i quali piovve sulle linee tedesche un uragano di ferro e fuoco scatenato da un milione e mezzo di granate. Tale bombardamento doveva servire ad annientare le difese nemiche, e permettere alle fanterie di avanzare in seguito e superare la linea del fronte.
La mattina del 1° luglio, convinti di aver eliminato ogni resistenza, gli inglesi uscirono dalle trincee, e lungo un fronte di circa trenta chilometri – tra le città di Albert e di Arras – avanzarono sulla “terra di nessuno” quasi a passo di parata.
Il bombardamento, invece, aveva si’ stordito e danneggiato i tedeschi, ma si era rivelato (per varie cause, quali imprecisione di tiro, difetti di esplosione, eccetera) ben lungi dall’essere decisivo.
Rintanati nei loro rifugi, i soldati del Kaiser avevano retto all’urto delle artiglierie, ed erano pronti alla difesa.
Le ondate degli inglesi attaccanti si andarono drammaticamente a scontrare con le mitragliatrici nemiche e contro i cannoni tedeschi, ora in fuoco di contro-attacco, e alla fine della giornata, la piu’ tragica della storia militare inglese, ventimila uomini caddero sotto il fuoco nemico.
Successivamente a questa spaventosa ecatombe, si continuo’ a combattere nell’area del fiume fino al 18 novembre, giorno in cui la battaglia della Somme si concluse, con un poco rilevante avanzamento delle linee inglesi.
Si puo’ ben comprendere perché questo fiume verrà sempre ricordato, con angoscia, come “la tragica Somme”.
Claudio Morelli
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