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La situazione di Gibilterra fu presa in considerazione nel 1956 nell’ambito della più ampia discussione sulla decolonizzazione susseguente la IIa Guerra Mondiale. Il 14 dicembre 1960 l’Assemblea dell’ONU adottò la DECLARATION ON THE GRANTING OF INDIPENDENCE TO COLONIAL COUNTRIES AND PEOPLES (Risoluzione 1514(XV)) (d’ora in poi DECLARATION), ma per quanto riguarda Gibilterra la disputa venne sottoposta allo Special Committee on the implementation of the Declaration on decolonisation, il cosiddetto Comitato dei 24, che nel settembre 1963 dichiarò che Gibilterra doveva essere decolonizzata.
In quella occasione la Spagna fece presente che era da decolonizzare una parte della Spagna stessa poiché prima del 1713 la città di Gibilterra, la Rocca, l’istmo, la città La Linea ed i villaggi della zona di Cadice facevano parte del Campo de Gibraltar. Da questa considerazione nasce la tesi dell’integrità territoriale di Gibilterra con la Spagna e, per contrario, l’impossibilità di Gibilterra di diventare indipendente motu proprio anche in considerazione del paragrafo 6 della DECLARATION:
Any attempt aimed at the partial or total disruption of the national unity and territorial integrity of a country is incompatible with the purposes and principles of the Charter of the United Nations
Anche se il paragrafo 2 della stessa DECLARATION afferma che
All people have the right to self-determination; by virtue of that right they freely determine their political status and freely pursue their economic, social and cultural development.
Il 16 ottobre 1964 il Comitato dei 24 raggiunse l’accordo sul fatto che gli abitanti di Gibilterra non hanno il potere di decidere della loro sorte e che in definitiva l’unica soluzione è la completa riunificazione territoriale di Gibilterra alla Spagna. La proposta fattuale fu quella che Spagna e Regno Unito iniziassero dei negoziati in base alla DECLARATION, alla Carta dell’ONU e tenendo conto degli interessi degli abitanti della penisola. Tale tesi, da parte spagnola, era avvalorata anche dal trattato di Utrecht che dà diritto di prelazione alla Spagna nel caso di vendita o alienazione di Gibilterra da parte del Regno Unito.
A fronte di tale decisione il governo britannico pubblicò il 5 aprile 1965 un LIBRO BIANCO per avvalorare le sue tesi evidenziando le caratteristiche britanniche degli abitanti di Gibilterra. Il governo spagnolo rispose nel dicembre dello stesso anno con un primo LIBRO ROSSO per avvalorare le proprie tesi ed accusando il Regno Unito di essersi appropriato ingiustamente di una parte del territorio neutrale per costruirvi un aeroporto e di favorire scambi commerciali via terra, ciò che è espressamente vietato dal trattato di Utrecht.
La richiesta britannica dell’11 ottobre 1965 di sottoporre la questione alla Corte di Giustizia Internazionale fu rigettata dalla Spagna poiché in contrasto con le conclusioni del Comitato dei 24 e sperando in una soluzione in ambito ONU.
Il 16 dicembre 1965, con la Risoluzione 2070(XX), l’ONU richiama le due Parti per invitarle ad iniziare al più presto i negoziati. Il 17 gennaio 1966 la Spagna sollecita il Regno Unito per un incontro a livello di ministri degli Esteri che viene accettato il successivo 14 febbraio e che fu tenuto il 18 maggio. Una delle proposte, se la disputa si fosse risolta, fu quella di sottoscrivere un documento che avrebbe annullato qualunque effetto legale dell’art. X del trattato di Utrecht. In particolare, il Regno Unito affermò che l’occupazione del territorio neutrale doveva essere considerata de facto territorio britannico poiché esercitata per più di 150 anni. Infatti, nel luglio 1966 il capo delegazione britannico dichiarò che il territorio tra la barriera di frontiera a nord ed i piedi della Rocca è sotto la sovranità britannica. Dichiarazione che si ritrova sulla cartografia britannica allorquando è definito territorio neutrale solo la parte dell’istmo a nord della barriera di frontiera britannica.
Il 20 dicembre 1966 Spagna e Regno Unito votarono la Risoluzione 2231(XXI) che affermò per la prima volta gli interessi degli abitanti di Gibilterra. A seguito di tale decisione, l’anno seguente fu indetto un referendum (10 settembre 1967) che ebbe come risultato un netto rifiuto di passare sotto la sovranità spagnola. Ma tale referendum venne screditato dalla Spagna che affermò essere contrario al trattato di Utrecht ed alla DECLARATION. Il Comitato dei 24, pur dando ragione alle tesi spagnole (agosto 1967), non fu in grado di bloccare il referendum.
L’11 dicembre 1967 il governo spagnolo pubblicò un secondo LIBRO ROSSO per ricapitolare lo stato dei negoziati e ripudiare il recente referendum.
La Risoluzione 2353(XXII) del 19 dicembre 1967 (voto contrario del Regno Unito) riaffermò che la disputa su Gibilterra doveva essere risolta con negoziati bilaterali, che il referendum non era valido e riaffermando che
Ogni situazione coloniale che distrugga parzialmente o totalmente l’unità nazionale e l’integrità territoriale di un paese é incompatibile con i fini della Carta delle Nazioni Unite e specificatamente con il paragrafo 6 della Risoluzione 1514(XV) dell’Assemblea Generale
Con la Risoluzione 2429(XXIII) del 18 dicembre 1968 l’ONU affermò che la situazione coloniale di Gibilterra era in contrasto con la Carta e venne ingiunto al Regno Unito di cambiare la situazione entro l’ottobre 1969. Nel 1969 fu emanata la Costituzione di Gibilterra che diede ampia autonomia alla, pur sempre, colonia.
Nonostante le suddette risoluzioni, la situazione non cambiò per cui la Spagna decise l’8 giugno 1969 di chiudere il varco di frontiera (fig. 11) iniziando una puntigliosa applicazione del trattato di Utrecht. La frontiera rimarrà chiusa per 13 anni.
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