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Nel Trattato, al contrario di quanto stabilito nel Concordato, non fu prevista una commissione di attuazione.
La proposta di una Commissione tecnica la fece il Card. Gasparri all'Ambasciatore italiano De Vecchi di Val Cismon nell'agosto 1929. La Commissione sarebbe dovuta essere composta da due o tre tecnici ed un legale. Il Ministero dei Lavori Pubblici, però, non desiderava far partecipare un legale poiché la Commissione doveva avere carattere tecnico-amministrativo e non interpretativo.
I Delegati vaticani della Commissione furono l'Arch. Momo, l'Ing. de Rossi (Dalla VIª adunanza de Rossi, malato, venne sostituito dall'Avv. Rota anch'egli della Commissione per i Lavori Pubblici vaticana), l'Ing. Castelli e Mons. Malchiodi, tutti appartenenti alla Commissione per i Lavori Pubblici vaticana. Le nomine italiane espresse dal Ministero dei Lavori Pubblici furono il Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici Ing. Cozza (Nel gennaio 1931 Cozza chiese di andare in pensione ed il Ministro dei Lavori Pubblici propose a Primo Delegato italiano il Rag. Oreglia. Come Delegato aggiunto fu designato il Provveditore Generale dello Stato Bartolini. I nuovi incarichi divennero effettivi un anno dopo alla Va adunanza.), il Direttore Generale dell'Amministrazione Centrale dei Lavori Pubblici Oreglia, l'Ispettore Superiore del Genio Civile e Direttore dei Servizi Tecnici del Governatorato di Roma Ing. Salatino ed il Capo del Genio Civile per il Servizio Generale di Roma Ing. Palazzo.
Durante la prima adunanza i Delegati convennero la lettura degli articoli del Trattato che riguardavano questioni tecniche: 3 (confine e Piazza San Pietro), 5 (recinzione del territorio ed espropri), 6 (allacci idrici ed elettrici, servizio postale, collegamento ferroviario), 7 (introspetto) e 13, 14, 15 e 16 (immobili da cedersi alla Santa Sede).
Le decisioni della Commissione, avendo essa natura esclusivamente consultiva, non erano vincolanti per i rispettivi Governi. In particolare, Cozza puntualizzò che la Commissione non era autorizzata a decidere interpretazioni del Trattato. In pratica, la Commissione ebbe un compito meramente applicativo. Come si vedrà, però, altre decisioni, in particolare sulla linea di confine, sono considerate in uso anche senza un documento internazionale ufficiale.
I Delegati vaticani espressero subito il desiderio di una risoluzione rapida delle questioni entro i termini indicati dal Trattato (articolo 14). Infatti, sembrava che i Delegati italiani volessero dilungare i tempi non solo per i reali problemi dovuti agli espropri, ma per le difficoltà finanziarie che l'esecuzione del Trattato comportava. Per questi motivi da parte italiana venne richiesta più volte, e concessa, la proroga dei suddetti termini.
Le prime adunanze delinearono subito le linee guida per le soluzioni ai problemi tecnici ed il Primo Delegato italiano potè stilare la bozza del documento che doveva essere il coronamento testuale dei lavori.
Uno degli argomenti della Convenzione era la delimitazione della Città del Vaticano e delle varie aree e fabbricati contemplati nel Trattato che risultava poco chiara dalle mappe. Alla bozza erano allegate mappe aggiornate che definivano il 'nuovo' confine. I due Primi Delegati ebbero il mandato per lo studio più approfondito del documento che fu inviato al Ministero degli Affari Esteri ed all'Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede.
La bozza ebbe l'approvazione della Santa Sede, ma trovò l'opposizione dell'Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede. Le critiche erano per lo più rivolte al taglio interpretativo dato al documento. Il Ministero dei Lavori Pubblici, in linea di massima, era d'accordo con le modifiche apportate al testo della Convenzione.
Questo stato di cose portò, però, alla nota vaticana del novembre 1933 che Momo lesse in apertura dell'VIIIa adunanza facendo riferimento alle dichiarazioni di Oreglia riguardanti precise istruzioni di far approvare dalla Commissione la clausola che ogni discussione o proposta circa estensioni della extraterritorialità ad aree contigue sia alla Città del Vaticano che ad edifici divenuti extraterritoriali in base al Trattato esulava dalla sua competenza. Per quanto riguarda il confine si riconosceva che il triangolo a ridosso del Passetto non era stato tratteggiato per errore del disegnatore. Al contrario, non si ritenne di poter accettare, per ragioni di principio, una rettifica che comprendesse la striscia che fiancheggia a nord il Colonnato Berniniano. Ciò fece affermare a Momo che così si modificavano radicalmente i presupposti che hanno guidato il lavoro dei Delegati, ragion per cui, tutto doveva rimettersi in discussione.
Probabilmente, su tale pessimistica visione incisero il ritardo della consegna degli immobili, il quasi anno e mezzo senza adunanze, i pareri contrastanti sulla manutenzione di Piazza San Pietro. Ma, più di tutti sembra che l'argomento della definizione delle norme per regolare l`istituto dell`introspetto (limite all'altezza degli edifici presso le mura) fu quello decisivo per la rottura delle trattative. Infatti, in una lettera lo stesso Mussolini sentenziava che era assolutamente inammissibile la richiesta della Santa Sede di convertire l'introspetto in una zona di rispetto intorno al Vaticano profonda 400 m sulla quale praticamente svanirebbe la sovranità dello Stato italiano. A seguito di ciò i Delegati della Santa Sede restituirono il loro mandato.
In risposta i Delegati italiani stilarono un promemoria nel quale ribadirono la natura consultiva della Commissione per cui le recriminazioni che hanno indotto i Delegati vaticani a declinare il mandato sembrano ingiustificate.
La Commissione chiuse i lavori dopo 4 anni ed 8 adunanze senza che fosse ufficializzata alcuna delle sue proposte con un documento firmato congiuntamente dai due Governi.
La Commissione ebbe il pregio, per quanto concerne l'argomento del presente lavoro, di riconoscere che la delimitazione del confine, in alcuni tratti, non era chiara e poteva prestarsi a varie interpretazioni. Per tale motivo fu effettuato un sopralluogo i cui risultati vennero confrontati coi dati catastali. In particolare, si mise in evidenza tale necessità per la zona del Camposanto Teutonico a causa della sua già menzionata veloce delimitazione. Lo scopo di una 'nuova' cartografia era di allegarla alle conclusioni della Commissione.
Le mappe della Commissione sono una pianta generale della Città del Vaticano (scala 1:1000) ed altre più piccole, ma alla stessa scala, riguardanti le zone extraterritoriali e particolari immobili. Su di esse figura, in originale, solo il timbro della Commissione per i Lavori Pubblici vaticana (le mappe in argomento sono conservate presso l'Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri, fondo Ambasciata Santa Sede).
In queste mappe il triangolo mistilineo addossato al Passetto è definito territorio vaticano e la striscia di terreno a nord del Colonnato Berniniano che si incunea fino a quasi il Portone di Bronzo è dato in proprietà della Santa Sede, ma adibita ad uso pubblico ricadendo sotto le Autorità italiane.
Comunque, si deve rimarcare che la linea di confine, disegnata in neretto, non è definita in legenda. Si può affermare che rappresenti il confine sia per il suo andamento sia perchè la copertina del fascicolo che contiene le mappe indica che vi sono disegnati i confini aggiornati.
La documentazione cartografica dei Servizi Tecnici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano riporta la data (8 agosto 1932) e la firma dei Delegati della Commissione: di tutti sulla pianta generale, solo di Oreglia e di Momo su quelle più piccole.
Queste mappe sono gli unici documenti, successivi al 1929 e firmati da rappresentanti delle due Parti, che riportino un tracciato del confine diverso da quello del Trattato. Nonostante la non ufficialità di quanto detto, la mappa del Decreto n. XXIX del 14 maggio 1932 del Governatore dello Stato della Città del Vaticano riporta il 'nuovo' confine senza definirlo in legenda, ma l'identificazione è inequivocabile. Il 'nuovo' confine è riportato anche sulla tavola 597 della famosa opera sulla cartografia di Roma di Frutaz, ma datato 1929. Nella cartografia del 1958 si ritrova il confine del Decreto e della Commissione, mentre su quella elevata nel 1986 vi sono lievi rettificazioni.
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