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  EUROPA » I CONFINI DEL VATICANO » I NUOVI CONFINI (PARTE 2)

Tra i bracci del Colonnato berniniano

   Per la zona tra i bracci del Colonnato, l'Allegato I considera, giustamente per l'unità architettonica del monumento, come loro prolungamento la chiusura dell'ellisse (240 x 177 m) della piazza.

fig. 8   In questo tratto di confine vi fu il problema del passaggio di una linea tramviaria in territorio vaticano (fig. 8). Lo spostamento o l'eliminazione del tratto di linea indicato con la freccia rossa in fig. 8, fece nascere un contenzioso secondo il quale il Governatorato di Roma riteneva che la spesa fosse a carico dello Stato, mentre il Governo ribadì l'utilizzo di fondi locali poiché il Trattato era diventato legge dello Stato. Questi ritardi fecero sì che in Commissione Momo insistesse nell'effettuare subito una delimitazione del confine con lastre di travertino poste attraverso i binari, salvo migliorare la situazione il giorno in cui questi fossero stati tolti o deviati. I lavori di spostamento furono presumibilmente eseguiti nella prima metà del 1931 in concomitanza all'apertura della galleria sotto il Gianicolo a Porta Cavalleggeri.

   Qui, più che in altri punti, il passaggio di sovranità non è minimamente segnalato. Lo si può solo dedurre dalla presenza dei tombini con la scritta SCV (fig. 9) della Città del Vaticano anche se sono presenti altri con SPQR (fig. 10). Il lastricato di travertino che segna il confine, largo circa 0.60 m, è in corrispondenza del filare dei plinti delle colonne esterne del Colonnato (fig. 3a), mentre la planimetria firmata in Commissione non evidenzia nemmeno i due propilei confermandone l'esclusione per quelli verso l'Italia. Durante la IVa adunanza della Commissione fu respinta, senza una precisa motivazione, la richiesta di Momo di posizionare il cordolo di travertino al di là delle colonne del Colonnato per comprendervi i suddetti propilei.

Tombino con la scritta SCV (fig. 9) Tombino con la scritta SPQR (fig. 10)

   Come a richiamare le prime versioni della delimitazione del confine in prossimità del Colonnato, oggi tra le colonne, leggermente arretrati, vi sono dei piccoli plutei con una cancellata che in alcuni punti diventa cancelletto.


Zona del Passetto di Borgo

   Come già accennato le planimetrie pubblicate sulla GAZZETTA UFFICIALE e sugli ACTA APOSTOLICAE SEDIS differivano per il triangolo mistilineo subito a ridosso del tratto iniziale del Passetto. In un appunto del Ministero degli Affari Esteri si confermava la svista del disegnatore che potrebbe ricondursi al fatto che non solo si dovette ridisegnare in una notte la tavola 10 dell'Allegato II, ma anche la pianta generale del nuovo Stato.

   Nella zona tra il Passetto ed il Colonnato berniniano si creò, così, la stranezza della striscia di territorio italiano che si incunea fin presso il portone di Bronzo (fig. 11). Durante i lavori della Commissione il confine venne rettificato prolungandolo dall'odierna Porta Angelica direttamente al Colonnato (figg. 12a e 12b).

Cuneo di territorio italiano tra il Passetto ed il Colonnato (fig. 11) Confine secondo il Trattato e la Commissione (fig. 12a) Linea di confine secondo la Commissione (fig. 12b)

   In un promemoria per il Primo Delegato italiano Oreglia il Ministero degli Affari Esteri era contrario a cedere la striscia di territorio adeguandosi alla lettera all'articolo 3 del Trattato.

   In una relazione del Corpo Reale del Genio Civile, probabilmente del novembre 1933 e comunque posteriore all'agosto 1932, si conferma la svista del disegnatore e per quanto riguarda la striscia di travertino dal Passetto al Colonnato che segna il confine, si affermava che venne decisa dalla Commissione.

   Sulla 'nuova' carta della Città del Vaticano firmata in Commissione tale lingua di territorio risulta di proprietà della Santa Sede ed aperta al pubblico, come Piazza San Pietro.

Primo torrino di guardia del Passetto (fig. 13)   Le note diplomatiche del 1991 per la risoluzione del contenzioso sul Passetto (GAZZETTA UFFICIALE, 15 luglio 1991 Serie Gen., Suppl. Ord. n. 164) non riportano alcuna planimetria che possa attestare l'andamento del confine in quel tratto. Vista la situazione della lingua di territorio subito a nord del Colonnato si può arguire che uno strumento cartografico avrebbe rappresentato un avallo ufficiale ad una delle due planimetrie, quella del Trattato o della Commissione.

   Nel documento sul Passetto si concede in proprietà, ma non in sovranità il tratto che dal confine giunge al primo torrino di guardia, a circa 80 m dal confine, sul quale è stata costruita una cancellata indicata dalla freccia nera in fig. 13.

   Tale soluzione sembra essere servita per creare una zona cuscinetto anche se ancora oggi il Passetto è praticamente chiuso al pubblico e può essere visitato solo il primo tratto dalla parte di Castel Sant'Angelo in occasioni di mostre.

Zona tra Passetto e Colonnato berniniano (fig. 14)   Una dimostrazione che questa lingua è territorio vaticano può venire considerando l'articolo 2 comma b della Convenzione per l'esecuzione dei servizi postali (GAZZETTA UFFICIALE, 10 settembre 1930, n. 212 e Ordinanza del Governatore dello Stato della Città del Vaticano del 30 luglio 1929 n. VIII relativa al servizio postale in ACTA APOSTOLICAE SEDIS Supplemento per le Leggi e Disposizioni dello Stato della Città del Vaticano del 30 luglio 1929 n. 2) che non permette di collocare buche di impostazione sulle piazze e vie sulle quali affacciano edifici che segnano il confine. Nonostante ciò, sul muro esterno dell'Ufficio della Posta (fig. 14), che secondo la mappa del Trattato, segna il confine con l'Italia ve ne sono almeno due come indicato dalle frecce bianche. La cassetta indicata con la freccia rossa si trova, invece, in territorio vaticano poiché la linea di confine secondo il Trattato del 1929 (linea bianca in figura) prosegue ad arco fino all'inizio dell'arco più occidentale del Passetto per cui non si trova sul confine.

Mappa della zona tra Passetto e Colonnato (fig. 15)   Tale descrizione è valida se si segue la non dettagliata delimitazione delle mappe del Trattato. Infatti, durante i lavori della Commissione si disegnarono mappe della zona molto più dettagliate che tenevano conto delle particelle catastali appartanenti ai Palazzi Apostolici. In tali mappe la zona a ridosso dell'inizio del Passetto non ha un bordo meridionale completamente circolare, dal Portone di Bronzo alla vecchia Porta Angelica, ma ha due tagli che delimitano la zona azzurra come in fig. 15. La linea gialla in fig. 14 non descrive, pertanto, il taglio più ad est della zona azzurra appena citata poiché l'estremità orientale di tale zona arriva oltre la Porta San Pietro dove oggi vi è un pluteo ed una ringhiera in ferro per cui la cassetta postale indicata dalla freccia rossa dovrebbe trovarsi in territorio vaticano. Comunque, tale ringhiera occupa tutta la luce tra il Passetto ed il Colonnato.

   In definitiva, in base alle indicazioni catastali, lo spicchio di settore circolare tra la zona azzurra e la linea rossa tra Passetto e Colonnato (fig. 15) apparterrebbe all'Italia o alla Città del Vaticano secondo il Trattato. Lo stesso dicasi dell'altro spicchio circolare a sud-ovest della zona azzurra verso il Portone di Bronzo. Comunque, nelle mappe firmate in Commissione la zona in questione non è evidenziata, concedendo alla Città del Vaticano tutto il triangolo mistilineo a ridosso del Colonnato berniniano.

   Nella zona libera tra la Posta e l'arco del Passetto vi sono i contrafforti della vecchia Porta San Pietro o San Pellegrino o Viridiana che serviva per entrare, proveniendo da nord, nella città leonina. Quando, poi, si costruì il quartiere della Guardia Svizzera, la porta servì per accedere alla piazza antistante la Basilica Costantiniana prima che si costruisse il Colonnato (1656-1667). Comunque, vi è un tombino (indicato dalla freccia color lilla) che si trova sulla zona di 'cuneo' e che riporta la scritta SCV.


Altri ingressi alla Città del Vaticano

   Dal Passetto, girando in senso antiorario intorno al territorio vaticano, fino a Porta Cavalleggeri vi sono altri ingressi, sia usati che antichi. In corrispondenza di questi non vi sono stati cambiamenti rispetto alla pianta del Trattato.

   Dalla nuova Porta Angelica sotto il Passetto, andando verso nord, l'edificio di sinistra ospita il quartiere della Guardia Svizzera. A circa metà della facciata vi è un portone oggi chiuso, ma usato un tempo come starebbero a testimoniare i numeri civici.

   Proseguendo ancora troviamo il cancello di Sant'Anna, ingresso di tutti i giorni per dipendenti vaticani e visitatori (fig. 16). Il cancello prende il nome dell'adiacente chiesa di Sant'Anna dei Palafrenieri costruita nel XVI secolo su disegno del Vignola e parrocchia della Città del Vaticano. Il cancello venne costruito nel 1931 su disegno di Momo con la sola apertura centrale sormontata dalla stilizzazione in ferro dello stemma di Pio XI. Più tardi l'unica entrata comportò problemi di sicurezza per i pedoni per cui vennero aperti i due passaggi pedonali laterali chiusi anch'essi da un battente di ferro.

   Proseguendo per alcuni metri verso Piazza del Risorgimento si trova un altro ingresso, oggi chiuso, sormontato da un'immagine sacra. La presenza dell'ingresso è testimoniata dai numeri civici (fig. 17).

   Subito dopo l'edificio della chiesa vi era la rientranza che portava alla piccola chiesetta di Sant'Egidio che venne chiusa da un muro. Dalla strada si può notare il timpano della facciata (freccia gialla) e nei giorni di pioggia si notano ancora le tamponature delle finestre al piano terreno (freccia bianca) (fig. 18).

Cancello di Sant'Anna (fig. 16) Ingresso chiuso sul muro orientale della Chiesa di Sant'Anna (fig. 17) Via di Porta Angelica (fig. 18)

   Il confine continua seguendo il muro di cinta fin dove un tempo si apriva Porta Angelica, varco principale del muro che univa il Bastione del Belvedere a Castel Sant'Angelo. Mura e porta vennero abbattute nel 1888. Alcuni resti della porta sono stati murati nel tratto ricostruito verso il bastione e un brevissimo tratto di mura è visibile a circa tre metri di profondità in una finestra aperta nel marciapiede.

   Il nuovo muro lungo Via di Porta Angelica è leggermente arcuato (fig. 19, linea rossa), nell'ultimo tratto, verso ovest rispetto alla delimitazione rettilinea del Trattato (fig. 19, linea bianca) per cui anche in questo punto il territorio vaticano si è ristretto. Il motivo è ignoto non essendoci menzione di più particolareggiate mappe catastali che lo giustificassero neanchè nei verbali della Commissione mista.

   Nella zona retrostante l'angolo su Piazza del Risorgimento, decorato da un grande stemma di Pio XI, vi era la scuola Pio X per i ragazzi di Borgo ed un altro edificio che solo all'ultimo momento vennero compresi nel territorio vaticano.

   Andando verso l'ingresso dei Musei Vaticani ci si trova ai piedi del Bastione del Belvedere edificato a metà del XVI secolo. Il nome deriva dalla presenza del sovrastante palazzetto di Innocenzo VIII. Il bastione fu attribuito a Michelangelo, ma sembra doversi vedere l'opera di Antonio da Sangallo il Giovane. Qui, come lungo tutte le mura, il confine corre ai piedi della scarpata delle mura (fig. 20). L'unica incognita sarebbe quella di capire quale piede delle mura considerare poiché in molti punti il livello dei terrapieni e quello stradale è stato elevato anche di parecchi metri.

Muro lungo Via di Porta Angelica (fig. 19) Bastione del Belvedere (fig. 20)

   Salendo per Viale Vaticano, alla prima rientranza, vi è il primo ingresso ai Musei Vaticani realizzato nel 1932 su disegno di Momo (fig. 21). Il bugnato è sormontato dallo stemma di Pio XI con a fianco le statue di Michelangelo e Raffaello. L'ingresso ai Musei non venne preso in considerazione dall'Allegato I del Trattato anche se esisteva l'idea di costruirlo per evitare il via vai dei visitatori sul retro della Basilica.

   In occasione del Giubileo del 2000 fu aperto un secondo ingresso ad est del primo semplicemente tagliando la scarpata delle mura (fig. 22). Lo scultore delle ante è Cecco Bonanotte. Fino a prova contraria la linea di confine dovrebbe attraversare la luce del portone ai piedi delle mura.

Vecchio ingresso ai Musei Vaticani (fig. 21) Nuovo ingresso ai Musei Vaticani (fig. 22)

   Il confine prosegue lungo il piede delle mura fino all'estremità occidentale della cinta muraria per girare e dirigersi verso sud.

   Subito dopo il bastione che ospita l'eliporto vi è Porta Pertusa (fig. 23). Questa porta ha la corrispettiva nelle mura posteriori dell'antico recinto di Leone IV (IX secolo) nelle quali si erge la poderosa Torre di Giovanni XXIII-Roncalli. Già nel XVII secolo si ha notizia che era murata. Stessa situazione a tutt'oggi di un ingresso completamente dimenticato.

   Proseguendo si scende verso Porta Cavalleggeri. A circa metà strada la via è interrotta dal terrapieno bastionato che delimita la zona di servizio in territorio italiano della stazione ferroviaria vaticana. Sull'Allegato I del Trattato la zona venne delimitata in modo approssimativo poiché inesistente. La vicina stazione ferroviaria italiana di San Pietro venne raccordata con quella all'interno del territorio vaticano, fortemente voluta da Pio XI, dal viadotto del Gelsomino.

   La gestione di questo tratto di ferrovia è regolata dalla Convenzione ferroviaria (GAZZETTA UFFICIALE, 25 agosto 1934, n. 199) del dicembre 1933 ed il collegamento tra la rete ferroviaria vaticana e quella italiana è governato da un cancello scorrevole di ferro costruito nelle mura (fig. 24). Secondo la planimetria del Trattato il confine corre lungo il piede della scarpata delle mura come nella planimetria della Commissione anche se la Convenzione ferroviaria colloca il cancello scorrevole su di esso (articolo 1). Per il Giubileo del 2000 si è costruito un passaggio pedonale sul viadotto dalla Stazione San Pietro a Via della Stazione Vaticana.

Porta Pertusa (fig. 23) Cancello di raccordo fra ferrovia vaticana ed italiana (fig. 24)

   Oltre il terrapieno la strada, ora denominata Via della Stazione Vaticana, continua a scendere. Nella prima rientranza all'angolo si apre l'ingresso secondario detto del Perugino.

   Proseguendo per alcune decine di metri le mura girano ad angolo retto verso nord per arrivare nel punto di unione con il confine proveniente dal Collegio Teutonico.


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