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SANTA SEDE E CITTA' DEL VATICANO
C'è una notevole differenza fra i due termini. Per "Santa Sede" si
intende la suprema direzione della Chiesa Cattolica. In effetti,
quest'espressione ha due accezioni. Una, più generale, riguarda tutto il
complesso della Curia pontificia, i Cardinali titolari di dicasteri, le
varie Congregazioni, con a capo il Papa. La seconda riguarda solo il Sommo
Pontefice, inteso come carica, come autorità suprema della Chiesa, e non
come persona fisica. Mentre per "Città del Vaticano" si intende lo Stato,
di cui la Santa Sede (intesa come "Papa") è ente sovrano, e per
l'indipendenza della quale lo Stato è stato creato, nel 1929, in base ad accordi fra Italia e, appunto,
Santa Sede (che, perciò, preesisteva allo S.C.V., ed era dotata, anche se
priva di territorio, di una sovranità internazionalmente riconosciuta).
Comunque, l'espressione "Vaticano", usata comunemente, anche dalla
stampa, significa ad un tempo sia "Santa Sede" che l'entità territoriale
sorta nel cuore di Roma. Non è un'accezione esatta, ma è entrata nell'uso
comune (e contribuisce a creare confusione...).
Il documento che è all'origine della nascita di questo minuscolo e
straordinario Stato, il Trattato del Laterano, è stato firmato fra Santa
Sede e Italia l'11 febbraio del 1929, ed è entrato in vigore il 7 giugno
dello stesso anno. Assieme al Trattato (che comprendeva, come allegato, una
Convenzione Finanziaria) è stato stipulato anche il Concordato, per
regolare i rapporti, in Italia, fra la Santa Sede e il Governo italiano.
I due strumenti diplomatici hanno preso il nome di "Patti Lateranensi".
Vennero infatti firmati nel palazzo del Laterano, dal Primo Ministro
italiano, Benito Mussolini, e dal Segretario di Stato vaticano, card. Pietro
Gasparri. Per due anni e mezzo, in completa segretezza, vi erano stati
numerosi incontri tra i due delegati delle opposte parti, Pacelli e Barone.
Il Pontefice Pio XI si teneva costantemente informato, seguiva il tutto e
dava continue direttive.
E' opportuno ricordare che, mentre il Trattato è uno strumento unico,
storicamente importantissimo - pose fine alla "Questione Romana", nata con
l'occupazione di Roma da parte delle truppe italiane, nel 1870 - il
Concordato è un accordo che la Santa Sede ha stretto, oltre che con
l'Italia, numerose volte anche con i più diversi Paesi del mondo, per regolare i
rapporti interni (matrimonio, insegnamento religioso, libertà di culto,
ecc.).
LA VIGILANZA NELLO STATO.
La Città del Vaticano ha due Corpi di vigilanza. Uno di essi è costituito
dalle Guardie Svizzere, ed è il più noto, e anche il più pittoresco. Fra
pochi anni, il 21 gennaio del 2006, il Corpo compirà cinquecento anni. Le
Guardie, cento in tutto, dalla colorita e caratteristica divisa,
costituiscono un microscopico esercito, sono alle dirette dipendenze del
Papa, e hanno il compito di difendere la sua
persona, nonchè i confini dello Stato e gli ingressi dei Palazzi Apostolici.
Sono tutti giovanotti provenienti dalla Svizzera, a seguito di un'apposita
convenzione fra la Santa Sede ed il governo elvetico. Devono essere
cattolici, alti di statura, di buona condotta, e prestano servizio per due
anni; tranne quelli che sono scelti dalle autorità vaticane per completare
la loro carriera.
Il secondo Corpo è la Vigilianza Vaticana, molto meno nota, i cui
componenti hanno una divisa blu scuro, portano il berretto, e sono tutti,
per una norma prevista dal loro regolamento, piuttosto alti.
LA CITTADINANZA VATICANA.
La cittadinanza vaticana non si ottiene semplicemente con la nascita
nello Stato, come avviene in tutte le altre parti del mondo. Dev'essere di
volta in volta concessa da un apposito ufficio. Nella Città del Vaticano
esistono alcune famiglie (come quella di Emanuela Orlandi, rapita circa
vent'anni fa, e non più ritrovata), talora di dipendenti civili vaticani
talora di Guardie svizzere, che abitano in piccoli appartamenti, di
proprietà dello S.C.V. Nessuno puo' possedere proprietà private dentro
questo Stato. Tutto il territorio e tutti gli immobili sono considerati di
proprietà della Santa Sede ("Stato patrimoniale").
Ai figli che nascono in queste famiglie viene concessa la cittadinanza
vaticana, però solo fino alla loro maggiore età. Poi essi la perdono,
diventando in genere cittadini italiani, e andando ad abitare fuori dalla
Città. Se non si facesse così, la popolazione aumenterebbe inesorabilmente,
mentre l'esiguità territoriale dello Stato non permette di ospitare più di
un piccolo numero di persone.
Tutti i Cardinali che risiedono nella Città del Vaticano, o nella città
di Roma, possiedono, per legge, la cittadinanza vaticana. Gli altri
Cardinali, in altre città italiane o negli altri Paesi, hanno la
cittadinanza dello Stato in cui risiedono. Per esempio, i Cardinali
arcivescovi di molte città italiane, vanno regolarmente a votare nelle
elezioni che si svolgono nella Repubblica.
Infine, sono cittadini vaticani i numerosi diplomatici sparsi nelle
Nunziature di tutto il mondo: cittadini dello Stato, ma che non vi
risiedono. Quelli che vi risiedono stabilmente ammontano a circa trecento
persone!
IL PAPA.
Il Papa, il cui nome ufficiale è "Sommo Pontefice" - ma viene chiamato, a
seconda delle circostanze, Santo Padre, Sua Santità, o con il solo nome
pontificale - è la suprema carica dello Stato. Come ho scritto all'inizio,
l'articolo 26 - e penultimo - del Trattato del Laterano, afferma che
"...l'Italia riconosce lo Stato della Città del Vaticano sotto la sovranità
del Sommo Pontefice". A sua volta l'articolo 1 della Legge Fondamentale
dello S.C.V. (una specie di breve Costituzione) inizia con le parole "Il Sommo
Pontefice, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei
poteri legislativo, esecutivo e giudiziario."
Si tratta, come si vede, di un originale e straordinario tipo di Stato,
non solo per la sua piccolezza e per l'esiguità della sua popolazione, ma
per la natura di Stato retto da una Monarchia assoluta, in cui non puo'
vigere la democrazia, come noi la intendiamo. Nessuno puo' mai essere al di
sopra del Pontefice, che, di fatto, puo' stabilire qualunque cosa,
qualunque legge, senza che nessuna autorità possa controllare il suo
operato. In pratica, però, il Papa si circonda di consiglieri, fra cui
primeggiano i Cardinali della Curia, che lo aiutano
nell'esercizio delle sue funzioni. Primo fra tutti il suo braccio destro,
da lui scelto direttamente, che è il Segretario di Stato (attualmente il
cardinale Angelo Sodano). Il Papa, in effetti, delega ad un'apposita
Commissione cardinalizia l'esercizio dei suoi poteri sullo Stato, ma puo' in ogni
momento riprenderseli, e puo' naturalmente anche bloccare le decisioni della
Commissione. Il Pontefice si puo' considerare "legibus solutus", cioè non
sottostante alle leggi, in quanto Sovrano assoluto.
Il Papa è, come si vede, una persona che ha delle caratteristiche di
natura eccezionale, almeno nel nostro mondo occidentale.
In Italia, a seguito dell'articolo 8 del già citato Trattato del
Laterano, la persona del Pontefice è considerata "sacra e inviolabile".
Il Cardinale Vicario del Papa, attualmente il cardinale Ruini, non è,
come qualcuno crede, una sorta di vice-Papa, ma è soltanto il suo vicario
per quanto riguarda la diocesi di Roma. Il Pontefice, infatti, è il Vescovo
di Roma, pur risiedendo "all'estero", e pur essendo il capo di un altro
Stato, diverso dall'Italia di cui Roma è capitale. Uno strano caso. E
allora nomina un suo vice solo per la carica di Vescovo di Roma, che diriga
in nome suo la diocesi e gli riferisca continuamente sulla vita della
stessa. Camillo Ruini è il vicario del Vescovo di Roma, non del Papa in
quanto tale.
COME SI ELEGGE IL NUOVO PAPA.
Quando è venuta l'ora del trapasso del Santo Padre, subito dopo i solenni
funerali, detti Novendiali, si riunisce il Sacro Collegio, che è formato da
tutti i Cardinali del mondo (circa centocinquanta membri). Iniziano così
numerose riunioni preparatorie del Conclave.
Unica restrizione: dal Conclave sono esclusi i porporati che
hanno più di ottant'anni. Ciò fu stabilito da Paolo VI, qualche anno prima
della sua scomparsa, e la decisione destò proteste e scalpore fra le file
dei Cardinali molto anziani.
Occorre evitare di confondere, come molti fanno, i Cardinali con i
Vescovi. Questi ultimi, che sono diverse migliaia sparsi in tutto il mondo,
sono le persone che reggono le diocesi; hanno una carica, diciamo così,
amministrativa. I più importanti di essi sono detti Arcivescovi, e tutti indossano vesti
e zucchetto di colore violaceo.
I Cardinali invece, che in massima parte sono contemporaneamente
Arcivescovi, sono i consiglieri, e gli elettori del Papa, e fra di essi,
per tradizione, si sceglie il successore di Pietro. Indossano vesti rosse,
non violacee, e sono perciò anche chiamati "porporati".
I Cardinali elettori, il cui numero puo' essere di centoventi al massimo,
si riuniscono nella Cappella Sistina, luogo tradizionale in cui vengono
eletti i Pontefici. Inizia così il Conclave, chiamato in questo modo perchè
il locale dove si trovano gli elettori viene chiuso e sigillato, per
interrompere qualsiasi contatto con il mondo esterno. La zona recintata del
Conclave è dotata di cucine, farmacia, vigili del fuoco, e vari servizi; e
di tanti piccoli appartamenti in cui risiedono, per il breve
tempo dello svolgimento delle elezioni, i vari Porporati. I quali non
possono per nessun motivo comunicare con l'esterno. Nè telefoni, nè
cellulari, dunque. Nell'ultimo Conclave (1978) i telefonini non esistevano
ancora, e il problema non si poneva.
I Cardinali si riuniscono due volte al giorno nella Cappella
Sistina, e provvedono alle votazioni, mediante schede: due al mattino e a
due al pomeriggio.
Quando alla fine viene eletto un Cardinale alla suprema carica, con due
terzi dei voti dei presenti, avviene un'emozionante cerimonia.
Il Cardinale Decano si avvicina al Porporato che è stato scelto dai
confratelli, e, nel silenzio che è calato improvvisamente nella Sistina, gli
chiede ufficialmente se accetta l'elezione: "Acceptasne electionem ad Summum Pontificem de te
canonice factam?". Se il Cardinale risponde "Accepto", da quell'istante egli
diviene il nuovo Papa. E anche il Sovrano dello Stato della Città del Vaticano.
In caso contrario, si procede a nuove votazioni.
Dopo l'accettazione e la comunicazione al Decano del nuovo nome che
l'eletto ha scelto per sè, tutti i suoi ex confratelli si tolgono lo zucchetto, in
segno di rispetto e assistono, in piedi, dopo l'applauso di rito, al piccolo corteo che scorta
il nuovo Pontefice in una piccola saletta, in fondo alla Cappella a
sinistra. La cosiddetta "Stanza delle lacrime". Lì l'eletto viene aiutato da
un cerimoniere a svestirsi del rosso abito cardinalizio, e subito indossa la
candida tonaca papale, preparata per tempo dal sarto dei Pontefici, in tre
taglie differenti. Infine, sulla testa del Papa viene posto lo zucchetto
bianco.
Uscito nella Cappella, riceve l'obbedienza dei Cardinali, che sfilano uno
ad uno davanti a lui, inginocchiandosi, e baciandogli la mano. Nel
frattempo, in un'apposita stufa, vengono bruciate le schede della
votazione, e viene aggiunta una sostanza che rende bianco
il fumo che esce dal comignolo sul tetto della Sistina. Si ha così la
famosa "fumata bianca", fatto che annuncia ai romani, che attendono
trepidanti in piazza San Pietro, e al mondo che il nuovo Papa è stato
eletto. Nelle precedenti votazioni senza esito, la
fumata era stata nera, perchè veniva aggiunto alle schede da bruciare del
materiale che anneriva il fumo.
Dopo poco tempo si presenta sul balcone della loggia esterna della
facciata della Basilica il Cardinale Protodiacono, che, davanti alla folla
che ancora non conosce il nome dell'eletto, proclama a gran voce "Annuntio
vobis gaudium magnum. Habemus Papam!"
Segue il nome e il cognome del nuovo Pontefice, e subito dopo viene
comunicato il nome pontificale che egli, in tutta libertà, ha scelto,
subito dopo la sua accettazione dell'elezione.
Poi il nuovo Pontefice, in processione, si reca solennemente alla stessa
loggia, accolto da un uragano di applausi e, dopo un breve discorso,
impartisce la benedizione "Urbi et Orbi".
Ovviamente le votazioni e le cerimonie che si svolgono all'interno della
Cappella Sistina non vengono riprese dalle telecamere, nè vi è alcuna
radiocronaca. L'estrema segretezza in cui si svolge tutto il Conclave lo
vieta. In epoca di "villaggio globale" e di invadenza della Tv, questa è una
singolarissima occasione in cui un avvenimento così importante viene racchiuso fra quattro
mura, e solo qualche indiscrezione (ufficialmente vietata) trapela nei
giorni o nei mesi successivi.
Un'ultima notazione sul nome che l'eletto sceglie. Da diversi secoli, i
Papi hanno sempre scelto un nome che era già stato di qualche predecessore.
Nulla vieta, però, che un nuovo Pontefice rompa la tradizione, e scelga per
sè un nome nuovo, con l'ordinale "primo". In effetti, nel 1978, qualcosa di
simile è avvenuto. Albino Luciani, il Papa che regnò solo trentatrè giorni,
scelse, al momento della sua elezione, il nome "nuovo" di Giovanni Paolo,
cui fu attribuito, dopo più di mille anni che non succedeva, l'ordinale
"primo" (ultimo Papa: Cristoforo I, anno 903). Ma erano i nomi dei due
predecessori di Luciani, Giovanni XXIII e Paolo VI. Perciò non si
trattava veramente di un nome nuovo. Ma era anche, nella
bimillenaria storia del Papato, la prima volta che un Pontefice si
attribuiva un doppio nome.
E' difficile che un Papa scelga, appena eletto, uno fra questi due nomi
di suoi predecessori: Urbano e Sisto. Il motivo è da ricercarsi... nella
cacofonia! Infatti dovrebbe chiamarsi o URBANO NONO o SISTO SESTO.
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Vito La Colla
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