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   Il confine del territorio dell'exclave italiana di Campione d'Italia
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   A cura di Tullio Aebischer (t_aebischer@yahoo.it)

   La pubblicazione sul sito www.globalgeografia.com dei dati desunti dai verbali di demarcazione e da altri documenti facenti parte delle operazioni di demarcazione conservati presso l'Istituto Geografico Militare è stata concessa con l'autorizzazione n. 5915 del 09 giugno 2004. Tale autorizzazione non permette il download delle figure e/o la loro pubblicazione su altri siti Internet e/o supporti cartacei e/o multimediali. Inoltre, non è autorizzato l'utilizzo dei dati per altri fini.
 


   IL CONFINE

   Per quanto riguarda la linea di confine del feudo, fino al XVI secolo si hanno poche notizie.

   Il primo documento riguardante i confini di Campione è una sentenza pronunciata dal capitano di Lugano in merito alla lite tra Campione ed il comune svizzero di Arogno (27 giugno 1596). La sentenza fu convalidata e confermata dagli ambasciatori svizzeri il successivo 3 luglio:

   "Essendoci di presente fatt'istanza per parte dell'huomini d'Arogno acciò condannassimo quelli della Comunità di Campione a rimetter a suoi luoghi gli termini divisorii de confini, quali termini gli detti huomini di Campione havevano levato, cioé: uno in luogho detto Gioscio, l'altro in luogho detto Parone, quale maliziosamente da detti huomini di Campione fu coperto di terra in una certa valle et fu poi ritrovato et riconosciuto, come apieno appare dalli testimoni essaminati, et noi stessi che abbiamo visto, et ancora gli termini si vede che sono simili, facilmente habbiamo scoperto la verità, et ancora acciò volessimo confirmare in tutto la sentenza contro detti di Campione prononciata per il detto già passato Sig. Capitano".

   Gli abitanti di Campione si opposero a tale interpretazione sostenendo che non avevano smosso alcunché e che non sapevano che quelli erano dei termini di confine. Confermando indirettamente l'azione di variazione del luogo dei termini presentarono carte che denotavano una demarcazione 'privata' conforme il loro bisogno. In definitiva, i campionesi dovettero pagare la demarcazione di tre dei sei termini, mentre gli altri tre furono demarcati a spese delle due comunità:

   "Havendo dunque sentita l'una et l'altra parte [...] determiniamo che [...] faccino intagliare nelli detti termini gli nomi delle due Comunità et gli faccino piantare come segue: il primo sopra il Sasso Margone nell'Alpe, il secondo in capo del Piano di Bugerna verso Campione, il terzo di sopra della Stella della ... [lacuna nel testo n.d.r.], il quarto sopra il Mattarello sotto la possessione di S. Vaso, il quinto in luogo detto Parone, il sesto in Gioscio, quali termini si piantino a spese delle due comunità, eccetto gli tre già spiantati quali si piantarano a spese della Comunità di Campione".

   La sentenza venne applicata sul terreno con il verbale di collocamento dei termini sul confine tra Arogno e Campione del 12 novembre 1596.

   Per circa 80 anni la situazione rimase tranquilla se si considera che il documento successivo risale al 16 luglio 1675. In esso si prendono in considerazione i termini di confine della striscia di territorio del feudo di Campione situata sulla riva opposta sulla Costa di San Martino (fig. 3). Dal documento si evince che il motivo di questa demarcazione fu una migliore divisione delle due potestà. Le due parti delegate furono il P.D. Basilio Cabiati, vicario dell'abate di Sant'Ambrogio, ed il cavaliere Rodolfo Moro, reggente capitano di Lugano, in rappresentanza dei dodici cantoni svizzeri. Il documento riporta la posizione e le caratteristiche salienti dei sette termini:

   "[...] hanno fatto piantare sopra un dosso assai realto vicino alla Valle Ruginata che è verso Melide, di sotto della strada vecchia qual'era et caminava per mezzo il luoco nuovamente fatto dell'Ill.mo Sig. Colonnello e Cavaliere Carlo Conrado de Beroldinghen Landtscriba di Lugano (intendendo però, a benché l'infr.o termine sii piantato sopra il detto realto per esser più in vista et non sottoposto alle slavine che puonno et occorrono cascare dal monte, che s'intende et arrivi sino alla detta valle Ruginata la giurisditione dell'Abbatia di S.t Ambrogio suddetto), stantochè la detta strada per maggior comodità de' passeggeri et per levar la sogetione al suddetto, luoco del pred.to Ill.mo Sig.r Colonnello e Cavaliere di Beroldinghen è stata trasportata più a basso, dico hanno fatto piantare per termine un sasso, ossia pietra di sariccio, alto con l'iscritione dalla parte di sopra verso il monte L|V, G|A et dalla parte verso il lago con l'arma di S.t Ambrogio, cioè la Mitria con la sferza et il millesimo 1675, segnato N. 1; et indi seguitando a drittura sino a mezzo il luoco prefato Ill.mo Sig. Colonnello di Beroldinghen verso Lugano hanno fatto piantare un altro termine della qualità suddetta con le medesime iscrittioni segnato N. 2; et indi seguitando per dirittura sino alla casa del prefato Ill mo Sig.r Colonnello fabbricata sopra il predetto luoco è stato piantato un altro termine con l'iscrittione et insegna suddetta segnato N. 3; et poi discendendo sino dove si ritorna a congiungere la strada vecchia si è piantato un altro simil termine segnato N. 4: et seguitando avanti sino alla chiesa di S.t Martino è stato piantato un altro termine poco lontano dalla detta chiesa con la suddetta inscrittione ed intaglio segnato N. 5; et poi discendendo per il sentiero dietro il monte si è piantato un altro termine per dirittura et corrispondente al suddetto (non ostante che la strada maestra per maggior comodità de' passeggeri sii stata fatta o trasportata dalla parte della Chiesa di S.t Martino) della qualità suddetta segnato N. 6; et finalmente discendendo per detto sentiero, venendo in su verso Lugano, si troverà un sasso grosso vicino al lago dimandato il Sasso Negro nel quale dalla parte verso Lugano se gli è intagliato L|V G|A et dalla parte verso il lago l'arma suddetta di S.t Ambrogio, cioè la mitria con la sferza et millesimo 1675, per ultimo et finale termine tra le giurisditioni suddette, segnato N. 7".


   Con un ulteriore salto temporale arriviamo al 2 agosto 1752, data nella quale fu firmato il Trattato di Varese che prese in considerazione i confini tra la Lombardia e le tre prefetture svizzere di Lugano, Locarno e Mendrisio. In questo documento, che ancor oggi è la base giuridica della definizione del confine italo-svizzero, non fu preso in considerazione il confine di Campione perché considerato un feudo a parte. Tale non considerazione fu la causa di molte successive dispute.

   Dopo le vicende di fine XVIII secolo e quelle di inizio XIX secolo, nel 1816 Milano desidera una ricognizione generale del confine per quanto riguarda il settore svizzero. Il governo a Vienna, però, non ritenne di accondiscendere alla richiesta. Comunque, si ha un documento datato 26 luglio 1817 sulla visita di ricognizione del confine sulla strada che da Melide conduce a Lugano passando per la Costa di San Martino poiché vi si volevano eseguire dei lavori di manutenzione. Il documento è interessante poiché riporta lo stato dei sette termini descritti nel documento precedente:

   "[...] colla scorta dell'istrumento di conterminazione 16 luglio 1675 e colla mappa autentica del territorio di Campione somministrata dall'i.r. cancelliere del Censo di San Fedele, si è proceduto alla ricognizione della suddetta linea di confine come segue, cioè:

   Cominciando dal confine di Melide svizzero ascendendo verso Lugano, e precisamente alla Valle di Ruginata, il termine n. 1 che resta descritto nel suddetto istrumento di conterminazione e segnato nella mappa si è trovato spezzato e rovesciato al piede del dosso o rialto laterale a detta valle sopra cui era anticamente collocato. Determinata da prima mediante le necessarie misure la primitiva posizione che fu unanimamente riconosciuta precisa, si è ivi fatto impiantare un nuovo termine di sariccio lavorato a scalpello, di altezza fuori terra m. 0.70 fondato sotto terra m. 0.50, larghezza m. 0.35 e grossezza m. 0.10, marcato nella facciata verso Campione coll'antica arma di S. Ambrogio di Milano, col millesimo 1675 e col n. 1, e verso il territorio svizzero coll'arma di Lugano e colle lettere L|V, G|A il tutto in conformità dell'antico termine schiantato e secondo il tipo inserto nel suddetto istromento di conterminazione. Al piede di detto termine si sono posti sotto terra due testimoni formati col termine vecchio ridotto in due pezzi, di lunghezza cadauno m. 0.40, larghezza m. 0.30 e grossezza m. 0.06 adeguatamente.

   Procedutosi avanti sulla linea di confine, si sono riscontrati i termini n. 2 e 3 alla precisa loro posizione, e della forma, dimensioni e coll'iscrizione indicate nelle precitate mappe ed istromento.

   Il termine n. 4 si è trovato spezzato e ridotto ad una pietra irregolare ed informe. Quindi le parti intervenute hanno unanimamente riconosciuto conveniente di cambiarlo, ciò che si è fatto colla sostituzione di un nuovo termine di sariccio di dimensioni come sopra, con due testimoni al piede e sotto terra, formati dal termine vecchio ridotto in due pezzi di lunghezza cadauno m. 0.40, larghezza m. 0.30 e grossezza adeguatamente m. 0.06.

   Il termine n° 5 si è riscontrato al vero posto; se non che essendo questo nella sommità della destra riva della strada verso il lago, e potendo per avventura esserne rovesciato, verrà meglio assicurato con muro a secco di sostegno della stessa riva, di lunghezza m. 4, altezza m. 2, grossezza m. 0.06 in sommità, col decimo di scarpa che verrà fatto costruire da Sig.ri Svizzeri, comecché serviente di sostegno della scarpa ascendente del terrapieno formata nell'occasione della costruzione della nuova strada.

   Il termine n. 6 essendo mancante, si è colla scorta del ridetto istromento e mappa e colle più accurate informazioni de' più vecchi e pratici rimesso nella località ove esisteva da prima, località che fu senza eccezione o controversia ammessa da tutti gli intervenuti. Dopo di che si è ivi piantato un nuovo termine della forma e dimensioni in tutto come quelli ai n.ri 1 e 4, con due testimoni al piede formati da un sasso calcareo spaccato in due pezzi, cadauno di lunghezza m. 0.26, larghezza m. 0.16 e grossezza m. 0.09, posti l'uno da una parte e l'altro dall'altra.

   Finalmente il termine n. 7 si è riconosciuto precisamente nella situazione e della forma risultanti dalla mappa ed istromento suddetti".


   Diciassette anni più tardi (6 giugno 1834) si eseguì la visita del confine dalla parte del comune svizzero di Arogno dall'estremità nord fino all'inizio del lato meridionale confinante con il comune di Bissone:

   "Recatisi da prima all'estremità del territorio di Campione ove confina con quello di Castagnola svizzera mediante la valle detta di Caprino, riconobbero che il confine di territorio con Arrogno viene demarcato da tre prominenze di scogli chiamata la prima il Sasso di S. Ambroggio, e le altre due i Sassi dei Cani, convenendo i rispettivi rappresentanti dei due comuni che la linea confinaria tocca questi estremi.

   Dall'ultimo dei detti Sassi dei Cani continua il confine territoriale in linea retta sino ad un termine di granito in cui si riscontrano scolpite le lettere iniziali dei due territori di Campione ed Arrogno ed esistente in un prato detto dai rappresentanti di Campione il Piano Boffino [o Dofino n.d.r.] al Sasso Margone, e da quei di Arrogno il Piano di Pugerna.

   Da questo termine il confine piega alquanto verso il monte, sino ad altro termine pure di granito che porta ugualmente scolpite le lettere iniziali suddette e la cifra 1596 posto in vicinanza della strada detta di Piano Boffino.

   Sotto un'altra retta da questo termine aquello posto sul confine della vigna giacente sotto la chiesa di S. Evasio, che riscontrasi egualmente di granito e con le iniziali e cifra come il precedente, il confine sarebbe stabilito secondo la mappa censuaria di Campione, anche con un termine intermedio che non venne fatto rinvenire.

   Sin qui i rappresentanti dei due comuni sono d'accordo sull'andamento del confine territoriale. Ma da questo punto, cioè dal termine sotto la chiesa di S. Evasio, ad altro termine di granito che si è rinvenuto sul Dosso di Sciré presso la strada che da Arrogno tende a Campione portante le anzidette marche, i prefati rappresentanti sono divergenti sulla posizione del confine territoriale, volendosi da quelli di Arrogno che segua una linea retta tra i marcati due estremi, ed asserendosi invece dalli altri di Campione che il confine suddetto sia rappresentato dall'andamento segnato dalla propria mappa territoriale.

   Prosseguendo dall'ultimo descritto termine ad un altro termine di granito rinvenuto nella siepe che cinge il prato di Giuseppe Artari denominato Pavone [o Parone n.d.r.], i rappresentanti dei due comuni convengono che il confine territoriale cadi in linea retta tra i medesimi termini.

   Successivamente sino all'incontro della valle che serve di confine col territorio di Bissone svizzero non si rinvennero sul terreno termini artificiali. Per parte di Campione si pretende perciò di ritenere per confine territoriale l'andamento demarcato dalla mappa territoriale di Campione stesso. E per parte di Arrogno si vorrebbe invece nella deficienza di altri termini prolungare la linea degli ultimi due precedenti sino all'incontro della Valle che divide il territorio con Bissone suddetto".

>>> Continua (4ª parte dell'articolo)


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