IL CONFINE
Nel luglio 1845 si riunì la Commissione mista austro-lombardo-elvetica per esaminare e risolvere le diverse pendenze di confine che ancora esistevano tra il Canton Ticino e la Provincia di Como. Le controversie pendenti erano sei tra le quali figura quella tra Campione ed Arogno.
Dalla parte di Arogno si eseguì una visita di confine il 23 settembre 1845 nei punti contestati:
"All'oggetto di verificare i fatti relativi alla questione di confine territoriale vertente tra il comune di Campione, Stato Lombardo, con quello di Arogno, Stato Svizzero, si sono trasferiti sul luogo i sottoscritti delegati dei rispettivi Governi [...] Ed ivi, visitato da prima il termine di granito posto sul dosso del monte detto di Scirè, indi l'altro termine simile situato nella siepe che cinge il fondo a prato denominato Pavone posseduto da Giuseppe Artari, ed il termine pure di granito collocato nel confine della vigna della parrocchia di Arogno sotto le case dette di S. Evasio, hanno rilevato:
Che li suddetti termini portano scolpita la cifra 1596 e la lettera iniziale dalla parte dei rispettivi territori di Campione e di Arogno cui servono di limite; e più che trovansi collocati prossimamente nella medesima direzione trasversale alla china del monte
Che due sono le pretese del comune di Arogno in merito al confine territoriale: la prima di condurre il confine in linea retta del termine sotto le case di S. Evasio a quello posto sul dosso di Scirè; e la seconda di tracciare un'eguale linea retta dal termine nella situazione di Pavone all'estremo punto del territorio di Campione; alle quali pretese oppone invece il detto comune di Campione lo stato di possesso sotto linee spezzate ed a norma dell'andamento di confine segnato dalla propria mappa censuaria
Che il primo fondo controverso viene posseduto in parte dai terrieri lombardi, parte dai terrieri svizzeri, e comprende nel resto una porzione del bosco comunale denominato Cottimo [o Cottima n.d.r.]; E che il secondo spazio è tutto in godimento di privati possessori".
Qualche giorno dopo fu eseguita una visita anche alla Costa di San Martino (29 settembre 1845):
"visita del confine che in prossimità della porzione di territorio di Campione suddetto che resta sulla riva di ponente del Lago di Lugano sotto la denominazione di S. Martino si eseguisce un'escavazione di pietre per la costruzione dei ponti e diga da Melide a Bissone; e nascendo dubbio che con tale escavazione venisse intaccato il territorio lombardo, trovò opportuno di verificare i relativi termini di confine.
Trasferitasi perciò la detta Delegazione sul luogo colla scorta di una copia dell'istromento di conterminazione 16 luglio 1675, di altra copia del processo verbale di visita 26 luglio 1817 e del relativo tipo per la ricognizione e rimpianto dei termini di confine nella ridetta località, ha riconosciuto:
1° Che sussistono li termini di sarizzo indicati nel citato tipo con li numeri progressivi 1, 2, 3, 4, 5 e 6, e colle marche ed incisioni per confine descritte nel nominato istromento del 1675 e processo verbale del 1817;
2° Che non si sono potute rinvenire le incisioni sullo scoglio costituente il termine di confine n. 7;
3° Che dagli istituiti confronti di misura risulta però che il sasso grosso vicino al lago dimandato (nell'istromento del 1675 ed indicato sul tipo) il Sasso Negro corrisponde ad un grosso scoglio sporgentesi ad angolo nel lago;
4° E che detto Sasso Negro sussiste tuttora nella sua integrità, venendo in presente praticata l'escavazione delle pietre a qualche distanza dal sasso medesimo verso Lugano".
La carta topografica svizzera, chiamata Carta Dufour, alla scala di 1:100000 e pubblicata tra il 1842 ed il 1864, riporta chiaramente la linea di confine sia di Campione che della Costa di San Martino.
Comunque, tutte le visite di confine non portarono alla risoluzione delle dispute da come si evince dal verbale di mancato accordo del 6 ottobre 1845:
"E la quarta [disputa n.d.r.] tra il detto territorio di Arogno e quello di Campione lombardo, dal termine sotto le case dette di S. Evasio al termine sul dosso di Scirè e dal termine nel sito di Pavone all'incontro del territorio di Bissone svizzero;Veduto ed esaminato: [...] E sulla quarta questione il processo verbale di visita 23 settembre, l'estratto della mappa censuaria di Campione, e le rispettive relazioni peritali del giorno primo ottobre [...] Non potendo le due Delegazioni mettersi d'accordo su di una unica linea di confine, nè potendo convenire nei progetti di transazione reciprocamente proposti, e persistendo perciò ciascuna Delegazione nel proprio assunto, con ritenersi cioé per parte della Delegazione Svizzera le linee in colore giallo dei relativi tipi, e per parte della Delegazione Lombarda gli andamenti in colore rosso dei tipi medesimi per il più vero confine di Stato, si è conchiuso di doversi rispettivamente subordinare il risultato delle istituite pratiche e trattazioni ai propri Governi per le analoghe superiori determinazioni.[...] La sesta ed ultima quistione fra Campione lombardo ed Arogno è di pochissima entità. [...] È da avvertirsi che il comune di Campione all'epoca del trattato di Varese era un feudo dell'abate di S. Ambrogio, e non cadendo per questo motivo nel dominio territoriale dell'antica Lombardia Austriaca, non ha potuto venire in alcuna contemplazione nel trattato di Varese. Oltre le dette questioni territoriali era stata contemplata nell'antecedente carteggio, [...] una settima questione, cioé quella della comproprietà del bosco Cottima fra i comuni di Campione lombardo e Arogno svizzero. [...] si è però dimostrato come una tale questione nulla aveva in comune colle questioni di confine, ma era una vertenza di diritto privato fra i due comuni. [...] In quanto alle questioni rimaste prive di qualsiasi progetto di amichevole accordo [...] tra lo stesso Arogno e Campione lombardo, lo stesso i.r. vice-delegato proporrebbe in vista dell'attuale possesso e delle risultanze delle assunte ispezioni, che dimostrano ad evidenza il vero confine di Stato giusta il trattato di Varese ed atti relativi essere quello che è conforme all'assunto dei comuni lombardi, di mantenere questi ultimi comuni nell'esercizio del loro possesso di fatto, escluso ogni intervento giurisdizionale delle Autorità ticinesi".
Nella transazione del 9 ottobre 1849 si approvò la Convezione del 13 giugno 1849 che all'art. 1 risolveva la vertenza del bosco come segue:
"il comune ed uomini di Arogno debbano godere in perpetuo della facoltà di far pascolare i loro bestiami e di far legni nei pascoli e boschi del comune di Campione dalla linea circoscrivente i rispettivi territori fino alle terre coltive di Campione, e che viceversa il comune ed uomini di Campione aver debbano in perpetuo la facoltà di far pascolare i loro bestiami e far legna nei pascoli e boschi di Arogno dalla detta linea territoriale all'insù fino alla chiesa di S. Vitale, la qual chiesa è posta sopra la costa fra detti comuni, e coma va lo spirizio del monte Arogno, sino alla sommità del detto monte d'Arogno, all'ingiù verso il detto luogo di Campione e verso il lago".
In definitiva, si concluse di respingere le pretese del Governo Ticinese tendenti ad alterare il territorio di Campione, dichiarando, altresì, che ogni azione lesiva sarebbe stata considerata una violazione di territorio. Lo stato di incertezza fu evidenziato in un rapporto del 13 gennaio 1846 nel quale si ribadiva che il trattato di Varese del 1752 non poteva applicarsi a Campione perché feudo di Sant'Ambrogio.
Due ulteriori tentativi di risolvere la controversia di Campione si hanno nel 1852 e nel 1854 senza, peraltro, una conclusione documentale ufficiale.
Nel 1856 il Governo svizzero presenta al Governo austriaco un'altra proposta che, sottoposta al governo di Milano l'anno seguente, viene respinta.
La perdita del Lombardo-Veneto da parte dell'Austria interrompe l'azione diplomatica ed il suo successore, il Regno d'Italia, continuò le trattative che portarono alla Convenzione di Lugano del 5 ottobre 1861 (Il testo della Convenzione è pubblicato in GAZZETTA UFFICIALE, n. 134 del 6 giugno 1862).
Tra le regole che la Commissione si diede per il lavoro di delimitazione, la seconda riguarda direttamente Campione scegliendo di adottare come confine i limiti amministrativi attuali per i territori non considerati nel trattato di Varese. La terza regola riguarda più in generale il metodo di demarcazione dando disposizioni di collocare i nuovi termini con le iscrizioni analoghe a quelli più antichi. La quinta regola stabilisce la possibilità di utilizzare la cartografia disegnata negli anni precedenti verificandone prima la rispondenza alla realtà sul terreno.
In definitiva, la controversia di Campione fu dichiarata come questione XI e per il momento risolta con la demarcazione del confine. La Costa di San Martino fu definitivamente ceduta alla Svizzera ed in quell'occasione fu disegnata una dettagliata mappa con i termini di confini (fig. 3). Per quanto riguarda la cessione della sponda occidentale si affermava che
"la Costa di San Martino, finora posseduta dal comune di Campione qual parte del suo territorio e di ragione privata sull'opposta riva occidentale del Lago di Lugano, viene ceduta alla Confederazione Svizzera, ed insieme ad essa la giurisdizione sulla metà del lago interposto alle condizioni stesse che si verificano in generale colà dove le due rive del lago sono l'una di proprietà italiana l'altra di proprietà svizzera".
La cessione della Costa di San Martino si può considerare sotto due punti di vista. Il primo prettamente legato alle consuetudinarie norme che regolano il possesso dei territori, ossia questo lembo di terra non era legato strettamente al borgo di Campione e la Costa, come si è già detto, storicamente era usata dagli svizzeri per l'adempimento delle sentenze capitali. In secondo luogo il nuovo Regno d'Italia desiderava intrattenere subito buoni rapporti di vicinato per cui potrebbe aver deciso la cessione come gesto distensivo viste anche le numerose altre controversie da risolvere in punti, forse, ben più delicati. Più in generale la Convenzione del 5 ottobre 1861 fu svantaggiosa per i comuni lombardi.
Tra il 1899 ed il 1901 si decise una nuova generale revisione del confine italo-svizzero, con la sostituzione di molti termini logori o poco visibili, rinnovazione delle insegne su altri e la demarcazione di termini intermedi per meglio indicare la linea di confine in zone poco definite dal punto di vista orografico.
Il verbale del 12 agosto 1901 attesta la decisione di rivedere il confine di Campione con la descrizione dei nuovi termini da usarsi, ossia parallelepipedi di granito smussati agli angoli:
"pei cippi nuovi e per quelli rinnovati impiegati nella delimitazione oggetto del presente verbale fu adottato il tipo piccolo in pietra granitica delle cave di Osogna, dell'altezza di m. 1.0, larghezza di m. 0.30 e spessore di m. 0.18, sporgente dal suolo per m. 0.60. Ha spigoli smussati e testa leggermente arrotondata [...] Sulle teste furono incise le direzioni ai due termini adiacenti: sulla faccia rivolta verso l'Italia venne scolpita la lettera I, su quella che guarda la Svizzera la lettera S, ambedue queste iniziali dell'altezza di m. 0.12. Sotto le predette iniziali vennero incisi da una parte il numero del termine, dall'altra parte il millesimo 1901".
Il testo prosegue con la descrizione della demarcazione che rispetto alla precedente ha le seguenti novità:
1) aver apposto un nuovo termine (numerato con 1) che "trovasi a m. 2.50 di fronte alla cifra I, unica antica indicazione grossolanamente scolpita nella roccia, la quale si eleva a picco sulla sponda sinistra del citato corso d'acqua [il ruscello detto 'La Valle del Mulino di Caprino' n.d.r.]. Il nuovo termine è solidamente incastrato nella roccia mediante muratura in malta idraulica e porta il numero inciso sulla faccia italiana";
2) al termine 2 furono aggiunte le lettere I ed S e, sotto, il millesimo 1901;
3) gli antichi termini 3, 4, 5, 6 e 12 furono sostituiti con dei nuovi manufatti;
4) fu apposto il nuovo termine 15:
"Il cippo fu posto in verticale corrispondenza dell'asse del ruscello ed è incastrato nel muro di cinta, dal quale sporge per soli m. 0,04. Sull'unica faccia visibile porta le iniziali I ed il n. 15".
La foto allegata ai verbali degli anni Trenta del passato secolo indica anche la presenza sul termine di un segmento a sinistra della I ed una S ancora più a sinistra; sotto alle sigle degli Stati confinanti è inciso il numero 15 al di sotto del quale, a sua volta, è inciso il millesimo 1901. In testa vi erano le linee direttrici disegnanti un angolo retto con vertice alla Svizzera.
>>> Continua (5ª parte dell'articolo)
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