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   Il fuoco e il vento: miti, leggende e colori delle isole Eolie.
   Parte terza - Le isole del vento


   Salina, la natura in un seno di donna

   Continuiamo il nostro viaggio virtuale alle Eolie, con le isole dove le attività vulcaniche sono quasi del tutto cessate e dove il vento è l'elemento dominante.

   Il VERDE in tutte le sue gradazioni è il colore di Salina, l'antica Didyme, dal greco "gemelli", in quanto costituita da due vulcani gemelli, che visti da lontano ricordano un sensuale seno femminile; si tratta del Monte dei Porri, geologicamente più recente, alto 860 mt. e dell'antico Fossa delle Felci, che con i suoi 962 mt. è la vetta più elevata dell'intero arcipelago, oggi Riserva Naturale Integrata. Salina è una piacevole oasi di verde nel centro del Tirreno Meridionale, ricca d'acqua dolce e con veri e propri boschi di castagni, pioppi ed altre specie arboree della macchia mediterranea, che solitamente si incontrano a latitudini superiori.

   Per la verità a Salina l'attività endogena non è completamente sopita, ma è limitata ai vapori che riscaldano il terreno in località Pertuso, dove si trova anche una sorgente termale e agli "sconcassi", nella frazione di Rinella, emanazioni sottomarine di gas idrogeno solforato e di vapori, che sconvolgono periodicamente il fondo del mare.

   Salina è la seconda delle Eolie per estensione, con 26,4 km² di superficie ed è l'unica a non fare parte del Comune di Lipari; il suo territorio, infatti, è addirittura suddiviso in tre comuni autonomi.

   Il più importante è Santa Marina di Salina, sulla costa orientale, che è anche il porto principale dell'isola e che comprende anche l'abitato di Lingua, a sud est, dove si trova un misterioso laghetto costiero adibito a salina, che dà il nome all'isola. Malfa, sulla costa settentrionale, che comprende la frazione di Pollara, a occidente e Leni, posto sulla sella compresa fra i due vulcani principali e che ingloba l'abitato di Valdichiesa e l'incantevole porticciolo di Rinella, sulla costa meridionale, affiancato da una minuscola spiaggia nera come pece; una mattina di tanti anni fa, scendendo verso la spiaggia, mi accorsi con stupore che durante la notte la battigia era diventata improvvisamente rosa: si trattava del già citato fenomeno degli "sconcassi", che aveva provocato la moria di una miriade di gamberetti, asfissiati dai gas submarini, un altro degli innumerevoli fenomeni misteriosi e affascinanti delle Eolie.

   Salina è un'isola fertile, la patria del Malvasia, il cui recupero è dovuto a Carlo Hauner, artista bresciano di origine boema, un uomo innamorato a prima vista di Salina, dopo averla scoperta da semplice turista nel 1963, fino al punto di stabilirvisi nel 1970, abbandonando la sua professione di grafico; succede alle Eolie.

   Hauner è morto nella sua Salina nel 1996, ma l'attività dell'azienda agricola da lui fondata è continuata tuttora dagli eredi. E' soprattutto merito suo se è stato recuperato il marchio D.O.C. del Malvasia di Salina, un vino dolce dal sapore delizioso, ottenuto mediante l'essiccazione e la successiva pigiatura delle uve prodotte dai vigneti locali; chi ha il privilegio di assaggiarlo non si stupisce se fin da tempi remoti, il Malvasia veniva definito il "nettare degli dei". Ma i prodotti che la terra generosa ci offre comprendono anche altri vini e soprattutto i suoi celebrati capperi, che sono le infiorescenze dell'omonima pianta (si consumano anche i frutti, più grossi, chiamati cucunci), dalle eccellenti proprietà medicamentose.

   Una delle località più incantevoli dell'isola è indubbiamente Pollara, una striscia di sabbia circondata da un arco di alte pareti bianche, che costituiscono la parte visibile di un cratere sommerso, il cui centro si trova a pochi metri di profondità nel bel mezzo della baia, dagli splendidi fondali. E' proprio qui a Pollara che il compianto Massimo Troisi ha girato la bella favola del film "Il postino", l'ultimo da lui diretto e interpretato.


   I misteri di Filicudi

   Il GIALLO delle ginestre è invece il colore più diffuso a Filicudi, geologicamente la più antica delle Eolie, nata circa un milione di anni fa, abitata fin da tempi remoti, che i latini, traducendo dal greco, chiamarono Phenicusa (isola delle felci). Misura meno di 10 km² di superficie e culmina con il Monte Fossa delle Felci, a 774 mt. sul livello del mare.

   Sull'isola vi sono tre abitati, Filicudi Porto, che vi accoglie all'interno di una baia semicircolare, Valdichiesa, sull'altopiano e Pecorini a Mare, sulla costa sud. Filicudi si caratterizza per una forma vagamente ovale, con il cono vulcanico principale dal quale si dirama verso sud est il promontorio di Capo Graziano, collegato al resto dell'isola da una stretta lingua di terra.

   E' proprio qui che si sviluppò una delle civiltà più antiche delle Eolie e del Tirreno in generale; i primi uomini si stabilirono a Filicudi circa 4.000 anni fa, dove in riva al mare costruirono con grossi ciottoli alcune capanne ovali, risalenti all'Età del Bronzo: ancora oggi sono visibili i resti di 25 capanne, prevalentemente di pianta ovale. Tra il XVII e il XVI Sec. A.C., gli abitanti della penisola di Capo Graziano si rifugiarono in cima alla vicina Montagnola, quasi inaccessibile e meglio difesa: ma da chi? E' questo il primo mistero di Filicudi, al quale potrebbe dare una risposta l'ipotesi di ripetuti attacchi da parte di pirati od invasori.

   Ma il mistero più grande è racchiuso nell'improvvisa scomparsa dell'uomo preistorico eoliano, avvenuta intorno al 1.250 A.C. a Filicudi, ma anche a Lipari, Panarea, Salina e Stromboli; gli scavi rilevano il repentino annientamento dei villaggi, le cui cause sono ancora ignote. Si ipotizza una forte scossa sismica, accompagnata da una gigantesca onda di maremoto, oppure una serie di terribili eruzioni vulcaniche, che potrebbe avere generato un incendio di proporzioni spaventose. L'unica cosa certa è la nuova colonizzazione di Filicudi, avvenuta dopo circa un secolo ad opera di altri popoli.

   Da vedere assolutamente sull'isola delle felci la Grotta del Bue Marino, la più grande delle Eolie, un tempo abitata dalla foca monaca e lo scoglio La Canna, che si erge per 70 metri ad ovest dell'isola, che sarebbe quanto resta di un antico condotto di alimentazione di un apparato vulcanico o forse un imponente getto di lava pietrificato.


   Alicudi, piccolo eremo arcobaleno

   Di Alicudi si dice che il colore caratteristico sia il VIOLA delle eriche, da cui prende il nome, tratto dall'antico Ericusa, ma l'impressione di chi raggiunge il porticciolo sul finire dell'estate è che tutti i colori dell'IRIDE si siano dati appuntamento qui: insieme ai suoi ospitali abitanti, sarete accolti da un nugulo di farfalle multicolori e festanti, che sembrano salutarvi con il loro volo gioioso quanto incerto.

   La piccola Alicudi è un vulcano spento, quasi perfettamente circolare, di 5 km², con coste scoscese e ripide e costituisce la parte emersa, sorgente da 1.500 mt. di profondità dal livello del mare, fino ai 675 mt. del filo dell'Arpa, il punto culminante dell'isola. E' abitata solo sul versante orientale, l'unico digradante in modo meno aspro verso il mare, punteggiato da case bianche che dalla costa si abbarbicano contro ogni logica lungo le impervie mulattiere e le migliaia di gradini rocciosi di lastre di pietra che sembrano quasi ferire la montagna lungo la sua scarpata di levante, come ostinati intagli che si intestardiscono a vincere la forza di gravità.

   L'isola delle eriche nel dopoguerra era abitata da oltre 600 persone, in buona parte emigrate in Australia, principalmente a Melbourne, nel corso dei successivi decenni. Oggi rimane un centinaio di irriducibili abitanti, dei quali molti tedeschi, rifugiati nella località più alta e remota dell'isola, denominata Montagna, per fuggire dalle fatue lusinghe della società consumistica. E' difficile dire se si tratti di pescatori o agricoltori, operatori turistici, muratori, falegnami, fabbri, cuochi, camerieri o commercianti: ad Alicudi sei tutto e niente, consapevole del fatto che si tratta di un'isola dove non è ancora arrivata la ruota e l'unico mezzo di trasporto è l'asino, che viene curato e lavato sulla spiaggia con acqua e sapone, come un cittadino stressato farebbe in un car wash con la sua amata auto.

   Ad Alicudi c'ero già stato vent'anni fa e le poche cose che sono cambiate nel 2002 sono il piccolo molo, che negli anni '80 mancava, danneggiato da una furiosa mareggiata (era necessario sbarcare dall'aliscafo direttamente sulle barche dei pescatori, sperando che il gioco delle onde fosse favorevole, per non cadere in acqua); un piazzale adibito ad eliporto per le emergenze e la luce elettrica, ma solo nelle case; per fortuna o sfortuna, dipende dai punti di vista, manca ancora l'illuminazione pubblica, fattore che comporta a tutt'oggi l'isolamento notturno delle abitazioni, ma che consente la contemplazione del firmamento stellato, senza alcuna limitazione indotta da impedimenti di origine umana.

   Risalendo le ripide mulattiere si dimentica la fatica immergendosi nei mille colori offerti gratuitamente da agavi, fichi d'india, capperi in fiore, bouganville rosse, rosa, viola, arancio e naturalmente dalle eriche, che qui interpretano il meglio di loro stesse, quasi consapevoli di trovarsi nell'isola a loro dedicata. Un luogo incredibile, dove l'isolamento è splendidamente vissuto senza grossi patemi dai suoi abitanti e dove una natura generosa sa regalare a piene mani i suoi frutti più prelibati: dalle aragoste ai funghi (ci sono davvero e sono molto gustosi).

   Un posto dove anche i pesci sembrano partecipare allo spettacolo cromatico che offre l'isola, lasciandosi avvicinare dall'uomo senza paura e assumendo colorazioni multicolori, simili a specie ittiche tropicali. Un'isola dove anche lo speculatore edilizio peggio intenzionato non potrebbe causare alcuno scempio, data la natura selvaggia e impervia del terreno, che non permette ulteriori edificazioni. Il motivo per cui le abitazioni sono state costruite in luoghi tanto scomodi è facilmente comprensibile se si ricordano le frequenti incursioni di barbari e pirati delle quali sono state oggetto per millenni le rotte del Tirreno; ne è un esempio il Timpone delle Femmine, una località di Alicudi quasi inaccessibile, dove venivano rinchiuse le donne dell'isola durante le incursioni di predoni e corsari.

   Durante la mia permanenza alle Eolie, la terra ha tremato ad Alicudi, forse per dirmi che l'isola è viva, mai statica, in continuo mutamento; il sisma ha generato un piccolo Tsunami, un'onda di maremoto di circa 4 metri che si è infranta sulle disabitate scogliere inaccessibili a ponente dell'isola e con minor vigore nei pressi dell'abitato di Pecorini a Mare, nella vicina Filicudi, fortunatamente senza causare danni.

   Non chiedetemi di segnalarvi un link turistico, un albergo o un semplice alloggio ad Alicudi, non posso farlo, perché dovete andarci all'avventura, imparando a rivolgervi direttamente ai pescatori con il viso segnato dalle rughe di una terra aspra e improbabile, ma con il cuore aperto ai viaggiatori autentici, così diversi dai turisti avvezzi soltanto ai confortevoli viaggi organizzati, con licenza di depredare la natura e con gli occhi chiusi alla poesia dei colori.

   Alicudi è di chi sa amarla, con la sua natura selvaggia e quasi ostile, che ha in sé la forza di respingere tutto il superfluo che l'uomo moderno ritiene indispensabile e che uccide la sua felicità più autentica. Alicudi è anche mia, io che ho conosciuto e amato tante isole nel mondo, ma che ho giurato a me stesso di vivere tra le sue eriche viola, prima o poi.

   Al Bar l'Airone, presso l'imbarcadero, ho letto e trascritto questa poesia, scritta da un anonimo turista che descrive molto meglio di mille cronisti le suggestioni di un'isola fuori dal mondo.

Alicudi vicina e lontana

Alicudi è lontana,
fuori dal tempo
e pare una sirena
che canta col vento.

Alicudi è l'illusione
che la vita può cambiare
e la fissazione
che non ti fa rassegnare.

Alicudi è un momento
è come una foschia,
è un andare controvento,
Alicudi è nostalgia.

Alicudi è terra amara
è fuori dal mondo,
sperduta in un mare
che pare senza fondo.

Alicudi è un sentimento
sospeso nel tempo,
che affiora nella mente
portato dal vento.

Quando ti senti perso
e stanco di viaggiare,
Alicudi è l'universo
dove ti puoi fermare.

I links suggeriti sono i seguenti:

Salina:

salina.solotour.it
salinaonline.net
sicilyweb.com/salina

Filicudi:

filicudi.solotour.it
www.filicudi.it
www.filicudi.info

Alicudi:

www.alicudi.it
www.parks.it/riserva.isola.alicudi

Ermanno Sommariva




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