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   Montecristo: solitudine e mistero

Arcipelago toscano   C’è chi sostiene che l’Arcipelago Toscano sia nato da Venere, mentre si bagnava nelle acque del Tirreno: nell’acqua, la dea perse le sette gemme del suo diadema, che generarono le sette isole.

   Secondo un’altra leggenda, l’origine del nome Montecristo, già denominata “Ocrasia” dai greci, “Oglasa” da Plinio e successivamente “Mons Jovis”, sarebbe riconducibile a San Mamiliano, che nel V secolo, proveniente da Palermo, in seguito alle persecuzioni di Genserico, Re dei Vandali, fu fatto prigioniero e venduto come schiavo. Riuscito a fuggire in modo avventuroso, dopo essere fuggito in Sardegna si rifugiò sull’isola, allora abitata da un drago, che egli stesso avrebbe sconfitto. Visse poi in estrema solitudine e meditazione in una grotta (detta appunto “Grotta del Santo”), ribattezzando l’isola in “Mons Christi” (Monte di Cristo).

   Fu proprio nell’Abbazia di San Mamiliano, costruita nel ‘600, che i monaci benedettini abbandonarono nel 1553, incalzati dalle scorrerie del pirata “Dragut”, che sarebbe stato nascosto il celebre tesoro, frutto di diverse donazioni di nobili corsi, che ispirò il romanzo di Dumas “Il Conte di Montecristo”, scritto nel 1840.

   E’ la storia romanzata di Edmond Dantès, giovane ufficiale di marina, che mentre si appresta a impalmare la bella fidanzata catalana Mercedes, cade vittima delle trame di due invidiosi, fra cui l’amico marinaio Fernand, a sua volta innamorato di Mercedes.

   Edmond viene imprigionato ingiustamente per ben quattordici anni, dove diviene intimo amico di un Abate ritenuto pazzo, che gli rivela il luogo esatto del nascondiglio del tesoro di Montecristo.

   Fuggito fortunosamente dalla fortezza dove era prigioniero, il protagonista riesce a trovare il tesoro in una grotta dell’isola, fregiandosi del titolo romantico di “Conte di Montecristo”.

   Divenuto ricco, Edmond può finalmente tornare in Francia per vendicarsi di chi gli aveva fatto del male e per ricompensare chi invece lo aveva aiutato.

   Un’altra leggenda è ambientata a Monte Argentario, ma ha a che fare con Montecristo, dove si dice che alcuni pirati avessero stabilito il loro covo.

   La vicenda narra di un gruppo di pescatori dell’Argentario, che dopo una giornata di lavoro si stavano dirigendo verso casa.

   Avvistati dai pirati, nonostante la loro barca fosse molto più lenta riuscirono a dileguarsi, rifugiandosi in una grotta nascosta fra le scogliere, raggiunta a fatica dopo un’affannosa vogata.

   L’indomani, l’intera popolazione della zona volle festeggiare lo scampato pericolo, e ogni anno la festa venne ripetuta, rievocando simbolicamente la regata.

   Ma l’alone di mistero che avvolge l’isola di Montecristo non si è dileguato neppure ai nostri giorni.

   Quanti di noi, stressati dalla società metropolitana, hanno sognato almeno una volta di vivere su un’isola deserta, privi di qualunque contatto con la civiltà, addormentandosi con il solo rumore del mare e risvegliandosi con l’impeto del maestrale che scuote i pochi alberi intorno al rifugio dentro al quale avevano trovato la pace fra le braccia di Morfeo?

   Per i guardiani dell’isola di Montecristo, una delle sette gemme dell’Arcipelago toscano, si tratta della quotidiana realtà, non sempre così poetica come ci si potrebbe aspettare, come ci racconta la giornalista Elisa Esposito.

   Ne sanno qualcosa Millo e Mimma Burelli, guardiani dell’isola dal gennaio del 1956, quando, sposini novelli, si trasferirono a Montecristo come guardiani, con pochi generi di prima necessità, in attesa che giungessero i rifornimenti, bloccati per oltre due mesi dalle mareggiate e da un’imponente nevicata: dati per dispersi, i Burelli furono costretti a nutrirsi con pasta aglio e olio e con la carne dei rari uccelli che riuscivano a catturare, fino all’arrivo dei soccorsi.

   Per oltre un anno senza corrente elettrica, comunicavano con i pescatori che transitavano nella zona con un sistema antico come il mondo, i segnali di fumo, lontani anni luce da internet o anche soltanto da un normale telefono.

   Ma l’avventura vissuta con maggiore trepidazione vide come protagonista il figlioletto Franco, che aveva la febbre alta, soccorso da una barca di pescatori e trasportato sulla terra ferma con un mare agitato dal vento di grecale.

   Chi invece considera Montecristo come una vera e propria isola magica, in grado di donare protezione a chi la abita, è Anna Galletti, guardiana dell’isola insieme al marito Amulio dal 1968 al 1984.

   Quando il figlio Francesco, di soli due anni, rischiò la vita per una forte allergia, il padre, per fare atterrare l’elicottero, unica via di salvezza, spianò da solo e in poche ore il monte dell’isola, creando un rozzo ma efficace eliporto “fai da te”: all’arrivo dei soccorsi, il piccolo Francesco era già in coma, ma se la cavò.

   L’altra grande avventura di Amulio avvenne qualche anno più tardi, quando con un mare furioso riuscì a salvare la vita a due paracadutisti della Folgore, recuperandoli davanti a Montecristo mentre erano aggrappati al loro gommone rovesciato e allo stremo delle forze.

   Oggi Amulio venera Montecristo come una reliquia, tanto da ritenerla meritevole della guarigione del fratello, già affetto da una grave forma di tumore.

   E’ poi la volta di Serenella e Paolo Del Lama, guardiani dal 1988 al 1998, lei che rimpiange profumi, colori e panorami dell’isola, lui che dopo 10 anni di isolamento fatica a tornare alla normalità in un mondo che non sa più essere in sintonia con la natura e l’ecosistema, come invece ha avuto il privilegio di vivere.

   Ora a Montecristo vivono Goffredo e Carmen Benelli, maremmani di origine, ma già pescatori a Capo Verde, trasferiti nell’isola toscana nel 2002.

   Vivono con la sola compagnia di due guardie forestali, che si alternano due volte al mese, ma per loro la solitudine non è un problema, bensì un vero e proprio privilegio, un’isola esclusiva tutta per loro in cambio della manutenzione della Villa, del Museo Naturalistico, della flora e dei turni di guardia nella Riserva Naturale.

   Già, perché dopo aver rischiato di diventare preda della speculazione, dal 1971 Montecristo è una Riserva Naturale Statale Biogenetica, off limits per chi vuole visitarla, se non viene fatta una ben precisa richiesta all’Ente competente: solo un migliaio di visitatori l’anno hanno il privilegio di sbarcarvi, con visite guidate motivate da ragioni scientifiche o di studio, che non possono superare le poche ore di permanenza.

Isola di Montecristo   Anche la pesca o il semplice transito entro mille metri dalla costa sono proibiti, i 10,39 km² di Montecristo rimangono interdetti, lasciando ancora oggi l’isola in uno splendido e affascinante isolamento.

   Ormai su Montecristo resta ben poco da tutelare, ma tant’è. La foresta di lecci che ricopriva anticamente l’isola è scomparsa da diversi secoli, sostituita dagli arbusti di ailanto, pianta infestante originaria dell’Asia Minore, introdotta dall’uomo e fra le poche specie arboree non intaccate dalle capre selvatiche, che lasciano crescere ben poco della flora originaria.

   L’unica specie animale endemica è la vipera di Montecristo (Vipera aspis montecristi), che non merita certamente di scomodare il Consiglio d’Europa, che nel 1988 ha diplomato l’area.

   Forse l’unico ecosistema di Montecristo degno di protezione è proprio il mare e i suoi abitanti: si dice infatti che le acque dell’isola ospitino alcuni esemplari di Foca Monaca, in grave rischio di estinzione.

   La verità è che Montecristo continua ad emanare quell’alone di mistero che l’ha sempre avvolta e che oggi sarebbe difficile cancellare, forse anche per la Pubblica Amministrazione che ne gestisce la riserva.

   Montecristo è forse davvero un’isola magica, e solo il perdurare del suo isolamento, potrà continuare a trasmetterci quella sensazione di mistero che l’ha finora avvolta per diversi secoli.

   Veniamo ora ai links.

   Circa la storia di San Mamiliano, rimando al sito Santitoscani.it che dedica una pagina all’agiografia del santo.

   In ordine alla leggenda del Palio marinaro dell’Argentario, ci informa il sito www.argentario-almanacco.it

   La storia dei guardiani di Montecristo è raccontata con dovizia di particolari da Elisa Esposito, che ha realizzato un vero e proprio sito dedicato all’isola, all’indirizzo http://www.uniurb.it/giornalismo/lavori2004/esposito/modello.html

   Il sito ufficiale della Riserva Naurale Biogenetica di Montecristo coincide con la pagina web del sito del Corpo Forestale dello Stato, completo di notizie circa la mappa dell’Area, flora e fauna, Ortofotografia e con indicazioni su come visitare l’Area.

   Ma c’è anche la pagina dedicata al Museo Naturalistico dell’Isola di Montecristo e la pagina di Islepark.it dedicata a Montecristo dal sito ufficiale del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano.

   Per chi ama il diving, il sito SCUBAweb ha realizzato un articolo molto dettagliato su Montecristo, corredato da splendide foto.

   Anche il sito del Monte Argentario dedica a Montecristo un’intera sezione, completa di un giro virtuale dell’isola arricchito di foto, che è possibile visualizzare cliccando nei diversi luoghi indicati sulla mappa geografica.

   Per l’autobiografia di uno dei guardiani, segnalo un libro:
   Paolo Del Lama, Il Ponte di Montecristo - Dieci anni sull’isola del Tesoro - Edizioni Il Tagliamare

   La recensione è disponibile al sito web della collana, fondata dall’indimenticabile Mauro Mancini.

   A proposito di libri e di misteri, segnalo infine di Alberto Cavanna “Il Fantasma di Montecristo”, Mursia editore: il libro racconta di una banda di piccoli pirati scampati a una burrasca, sulle tracce del tesoro di Edmond Dantès, ma imbattutisi in un fantasma: un altro racconto di fantasia e brivido ambientato a Montecristo, a conferma del fascino misterioso di cui è permeata l’isola anche ai nostri giorni.
 

Ermanno Sommariva

  Libri su Montecristo ed Arcipelago Toscano



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