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1 - ISOLE CON IL NOME UGUALE
Che ci siano due isole italiane con lo stesso nome, è già una bella
combinazione. Ma che ce ne siano addirittura due coppie, è certamente
sorprendente. Nell'Arcipelago Toscano, attorno all'Elba, vi sono diverse
isole, ricoperte di boschi e molto visitate dai turisti. In ordine di
estensione sono: Giglio (21,2 kmq) - Capraia (19,5) - Montecristo (10,4) -
Pianosa (quasi uguale: 10,3) - Giannutri (2,3) - Gorgona (2), oltre Cerboli
e le piccolissime Formiche di Grosseto. La più a nord è Gorgona, che si
trova davanti a Livorno, mentre la più meridionale è Giannutri, che è al largo
del confine fra Lazio e Toscana.
Orbene, esiste un altro arcipelago, meno conosciuto, che è quello delle
isole Tremiti, in Puglia, che possiede due isolette, che si chiamano, guarda
caso, proprio Pianosa e Capraia. L'arcipelago, che ha come isola principale
San Domino e comprende anche San Nicola, si trova al largo della penisola
del Gargano, esattamente a nord, e appartiene amministrativamente alla
provincia di Foggia. Toscana e Puglia, quindi, hanno una coppia di isole
con eguale nome! Ma le Pianosa e Capraia pugliesi sono molto più piccole
delle "sorelle" toscane - meno di un chilometro quadrato ciascuna. San
Domino è estesa esattamente quanto l'isola toscana di Gorgona (2 kmq).
2 - ANCORA SULLE ISOLE
Nella graduatoria delle isole italiane, elencate per superficie,
appaiono diverse coincidenze. La seconda isola appartenente alle Pelagie,
Linosa, è ampia quanto quella dello Stagnone, situata vicino alla costa
della Sicilia, non lontano da Trapani. Tutt'e due sono grandi 5,4 kmq.
Analogo il caso di Capri e Montecristo, ciascuna delle quali è ampia 10,4
kmq. Ben quattordici coppie di isole hanno superficie differenti fra loro
di pochissimo (da 0,1 a 0,4 kmq.).
La Sicilia è la più grande delle isole italiane, seguita dalla
Sardegna, che è più piccola di circa 1600 kmq. Seguono Elba,
Sant'Antioco e Pantelleria.
A proposito dei nomi con cui chiamiamo le varie
isole italiane, vi sono tre modi diversi. Tre vengono nominate facendo
precedere il nome dall'articolo "la". La Sicilia, la Sardegna e l'Asinara. (Però si
dice anche "sono stato in Sicilia, in Sardegna", ecc.).
Altre tre facendo precedere il nome proprio dalle parole "isola del" o
"isola di": Elba, Giglio, Stagnone. Nessuno dice "sono stato a Giglio", "sono stato ad
Elba". Qualcuno dice, raramente "sono stato all'Elba". Tutte le altre sono
chiamate direttamente, senza articolo nè apposizione. Un caso a sè è
un'isola accanto alla Sardegna, La Maddalena. In questo caso l'articolo fa
parte del nome proprio - come La Spezia, Il Cairo - e occorre dire sempre,
per esempio, "ho una casa a La Maddalena, o alla Maddalena".
Al trentunesimo posto, nell'elenco delle isole per estensione, troviamo
Monte Isola. Che cos'ha di strano? E' un'isola che emerge da un lago, è
un'isola lacustre. Si trova nel lago d'Iseo, e il paese che ospita
costituisce un comune a sè. Monte Isola è più estesa di molte altre famose
isolette, come Procida, Panarea, Giannutri.
Abbiamo sei arcipelaghi. Toscano, Eolie, Egadi, Pelagie, Ponziane e
Tremiti. Le Eolie hanno anche un secondo nome, pochissimo usato - Lipari -
che deriva dall'isola maggiore. L'isola Capraia, stranamente, è più vicina
alla Francia che alle coste peninsulari italiane; ma c'è un piccolo trucco.
Il territorio francese in questione è la Corsica, dalla quale Capraia dista
meno di trenta chilometri, contro i cinquanta di lontananza dalle coste
della Toscana. L'arcipelago delle Lipari, o Eolie, è composto da sette
isole maggiori (Lipari, Salina, Vulcano, Stromboli, Filicudi, Alicudi e
Panarea), una più bella dell'altra; ma anche di minuscoli isolotti, cui si
puo' attraccare con piccole imbarcazioni, e che hanno nomi suggestivi:
Dattilo, Lisca Bianca, Lisca Nera, Basiluzzo, Strombolicchio, Bottaro,
Panarelli, e altri. Basiluzzo, isolotto disabitato, è abbastanza grande,
circa mezzo chilometro quadrato, e possiede delle scogliere eccezionali, di
origine vulcanica, a picco sul mare. Scogliere affascinanti anche quelle della parte
occidentale di Marettimo, nelle isole Egadi, con spettacolari pinnacoli e guglie.
Lampedusa, che, assieme a Lampione - disabitato - e Linosa forma le
Pelagie è stata smilitarizzata, a seguito del trattato di pace del 1947. Le
tre isole si trovano, particolare pochissimo noto, nel continente africano,
e pertanto costituiscono l'unico territorio della Repubblica Italiana che
non si trovi in Europa. Emergono infatti dallo zoccolo continentale
africano, e perciò sono di pertinenza di questo continente. Fra le Pelagie e
la Sicilia vi è un notevole abbassamento del fondale, una piccola "fossa", che in effetti
separa i due zoccoli, africano ed europeo. Non è che facciano parte
dell'Africa, come alcuni immaginano, per il motivo che le tre isole sono più
vicine al continente africano che all'Europa. Questo non è sempre un
parametro per stabilire l'appartenenza di un'isola a un continente.
Infatti - esempio vicinissimo - Pantelleria, pur essendo alquanto più
vicina alla Tunisia di quanto lo sia alla Sicilia, appartiene
geograficamente all'Europa (l'abbassamento notevole del fondale sottomarino
si trova infatti fra essa e la costa africana).
Le Pelagie sono anche più vicine alle coste di Malta che a quelle della
Sicilia.
Sorprenderà sapere che le coste della Sardegna sono più vicine, anche se
di poco, alla Tunisia che alla penisola italiana. La parte di costa della
Sardegna nord-orientale, all'altezza di capo Ferro, dista dall'Argentario -
punto più vicino della costa peninsulare italiana - un numero di
chilometri maggiore di quello fra capo Spartivento e capo Ferrat, in
Tunisia.
3 - REGIONI, PROVINCE, COMUNI
La regione italiana con più province è la Lombardia, che ne possiede
undici, seguita dalla Toscana, con dieci; mentre quella che ne ha meno è la
Valle d'Aosta, che ha una sola provincia. La Valle d'Aosta ha due
caratteristiche singolari, dovute alla sua piccolezza e al fatto che ha una
sola provincia. La provincia di Aosta, che ha un prefetto come tutte le
altre, non è dotata però di consiglio provinciale nè di presidente della
provincia. Il motivo è che se questi due organi amministrativi esistessero,
si occuperebbero delle stesse materie di cui si occupa il consiglio
regionale e il presidente della regione. Questo, poichè regione e provincia,
ovviamente, coincidono. Perciò, un vero e proprio doppione amministrativo, che la legge ha deciso
di evitare, anche per eliminare alla base conflitti di vario genere.
L'altra caratteristica, ancor meno nota, è la seguente. La Costituzione
prevede, all'articolo 83, che l'assemblea che elegge il presidente della
Repubblica, ogni sette anni, sia formata dai membri della Camera dei
Deputati e da quelli del Senato, integrati da tre rappresentanti di ogni
regione, che vengono, di volta in volta, eletti dalle rispettive assemblee
(in genere, due di essi sono il presidente della regione e il presidente
dell'Assemblea regionale). Ebbene, la stessa Costituzione prescrive che la
Valle d'Aosta abbia un solo delegato.
La provincia che ha più comuni è Torino (forse in quanto prima capitale
del Regno d'Italia è stata privilegiata, nei primi anni seguenti al 1861).
Ne ha addirittura 315. La seconda provincia italiana che ha più comuni è
un'altra provincia piemontese, Cuneo, che ne possiede 250, seguita da
Bergamo (244). Mentre quella che ne ha di meno, ma proprio molti di meno, è
Trieste, con 6 comuni. Anche Prato non scherza: ne ha 7. Roma ne ha 120,
Napoli 92 (ma Salerno 158), Milano 188, Genova 67 e Palermo 82.
Nella classifica, invece, della quantità di comuni per ognuna delle
venti regioni che compongono l'Italia, al primo
posto troviamo la Lombardia, con 1546, seguita dal Piemonte (ancora lui...)
con 1209. La Sardegna, che ha una popolazione pari a un terzo di quella
della Sicilia, ha pochi comuni in meno di quest'ultima: 377 la Sardegna e
390 la Sicilia. Forse privilegio risalente al tempo in cui la Sardegna
faceva parte, appunto, del Regno di Sardegna, con capitale la "generosa"
Torino. La Valle d'Aosta ne ha 74, mentre l'Umbria, sette volte più popolata, ne
ha solo 92.
Le due province del Trentino-Alto Adige hanno la popolazione pressocchè
uguale, ma Bolzano ha circa la metà dei comuni che ha Trento. In
due regioni vi sono due province con un numero perfettamente uguale di
comuni. In Liguria, Genova e Imperia (67), e in Emilia-Romagna, Modena e
Parma con 47 comuni ciascuna.
Nel 1999 i comuni italiani erano 8102, le province 103. Ma i comuni sono
destinati, nei prossimi decenni, a diminuire sensibilmente. Moltissimi sono
così piccoli che sono altamente antieconomici (la popolazione è
notevolmente diminuita per l'emigrazione, e per la scarsità di nascite).
Molti verranno accorpati - anche tre o più - perchè si trovano molto vicini
fra loro. Certo, queste decisioni provocheranno aspre proteste degli
abitanti, dettate soprattutto da motivi di campanilismo e prestigio, ma
anche dalle difficoltà di doversi recare, per le varie pratiche
burocratiche, in altre località più o meno distanti.
Infine, nella provincia di Como vi è un comune, Campione d'Italia (vedi curiosità dell'Europa), che si
trova circondato da tutte le parti da territorio elvetico.
4 - VARIE
L'Italia è l'unico Stato al mondo ad accogliere, nei suoi confini, due
altri Stati sovrani - San Marino e Città del Vaticano - che sono
completamente interclusi, cioè non hanno sbocchi sul mare. Sul mare, invece, si affaccia
il principato di Monaco, che pertanto non è tutto circondato dal territorio
dello Stato francese.
Una sola altra Nazione, in tutto il mondo, ospita al suo interno un altro
Stato: è il Sudafrica, che circonda completamente con il suo territorio il
regno del Lesotho, grande un po' più della Sicilia, e popolato da più di due
milioni di persone.
Un altro primato dell'Italia, è quello di avere ben tre vulcani
attivi (il Vesuvio non è spento, ma "dormiente"; tutti temono fortemente
un suo improvviso e violento risveglio). Questa caratteristica l'Italia la
divide con la lontana Islanda, che di vulcani ne ha di più, ma non
perennemente attivi, come l'Etna e lo Stromboli.
Se tracciamo, sulla carta dell'Italia, tre linee caratteristiche, abbiamo
una piccola sorpresa.
La prima linea collega il punto più a nord (Vetta d'Italia) con il punto
più a sud (punta Pesce Spada, nell'isola di Lampedusa). La seconda collega
i due punti estremi della zona più larga della penisola: monte Argentario e
monte Conero. In prossimità del punto di
intersezione passa anche una terza linea, quella che collega la vetta del
Monte Bianco con il capo di Santa Maria di Leuca - punto più a sud della
Puglia - Questa zona in cui si incontrano queste tre rette così
significative, da un punto di vista geografico, si trova grosso modo a
nord-est del lago Trasimeno, al confine fra Toscana e Umbria, non lontano
da Perugia e Assisi (città del Santo Patrono d'Italia).
Ma non è tutto: la linea che collega il punto più settentrionale a quello
più meridionale sfiora i due Stati interclusi: Città del Vaticano e San
Marino!
Parlando dei fiumi, la Dora Baltea (Piemonte) e il Brenta (Veneto) hanno
la medesima lunghezza: 160 km.
Laghi: molti hanno un doppio nome. Garda - Benaco; Como - Lario;
Maggiore - Verbano; Bolsena - Vulsinio; Iseo - Sebinio; Bracciano -
Sabatino; Lugano - Ceresio; Omodeo - Tirso; Orta - Cusio; Vico - Cimino e qualche altro minore. I fiumi, invece, hanno tutti un solo nome: chissà
qual'è il motivo di questa differenza.
Il lago di Lesina, in Puglia, è profondo solo due metri, mentre quello
di Massaciuccoli, caro a Giacomo Puccini, solo tre. Il grande lago
Trasimeno, il quarto in ordine di ampiezza dopo il Garda, il Maggiore
e il Lario, ha stranamente una profondità massima di soli sei metri. Il
Lario (lago di Como), invece è il più profondo di tutti, con 410 metri.
Passiamo ad esaminare i monti. Il monte Adamello e il monte Leone,
ambedue nelle Alpi, hanno un'altezza pressocchè uguale (3554 e 3552).
A proposito di Alpi, vorrei qui ricordare una frase mnemonica per tenere
a mente i nomi dei vari tratti della catena alpina, nel loro esatto ordine.
Non so se viene ancora usata nelle scuole, al giorno d'oggi, poichè il
nozionismo è un po' demodé.
MA CON GRAN PENA LE RECA GIU', che ricorda MArittime, COzie, GRAie,
PENnine, LEpontine, REtiche, CArniche, GIUlie.
Già che ci sono, per alleggerire un po' il discorso, vorrei citare altri
frasi o sigle mnemoniche, che non hanno attinenza con la geografia.
Le nove Muse: PECCETTUM. Polimnia, Érato, Clio, Calliope, Euterpe, Talìa,
Tersìcore, Urania, Melpomene.
Fisica: VIVA LA REPUBBLICA ITALIANA. Nella corrente elettrica, il voltaggio
è uguale alla resistenza moltiplicato l'intensità. V = RI.
Geometria: FATTI VEDERE SABATO ALLE DUE. In ogni solido delimitato da facce
piane, il numero delle facce sommato al numero dei vertici è pari al numero
degli spigoli + due. F+V= S+2.
Sono convinto che oggi è rimasto nell'uso soltanto COME QUANDO FUORI
PIOVE...
Ma torniamo alla nostra amata geografia, che viene molto spesso cambiata
dai concorrenti - con mio dispiacere - come materia di gioco, nel QUIZ SHOW
di Raiuno.
La superficie della Repubblica Italiana cambia leggermente, aumentando di
tre-quattro chilometri quadrati all'anno. Il motivo, comune a tutti gli
Stati che hanno sbocco sul mare, è da ricercarsi soprattutto nell'aumento
del territorio dovuto alla deiezione del materiale alla foce dei fiumi, che
fanno continuamente avanzare la linea della costa. Inoltre la costruzione
di aeroporti ricavati dal mare - ad esempio, quello di Genova - di terrazze,
moli, pontili, eccetera, tutti lavori autorizzati e censiti da un apposito
ufficio del Demanio, non fanno altro che aumentare la superficie degli Stati
"rivieraschi". Quellli che
non hanno sbocco sul mare non possono aumentare di estensione, perchè
dovrebbero "prelevare" territorio a qualche Nazione confinante. A parte le
guerre del passato, con il conseguente confine rettificato a favore del
Paese vincitore (o la cessione di isole) posso solo pensare, per questi
Stati, alla modifica naturale, per fatti eccezionali -
terremoti, colossali frane - del corso di un fiume che segna il confine.
In questi casi, appositi trattati mantengono il confine sulla linea
mediana del fiume, correggendo di poco la superficie dei due Paesi
confinanti. Ma sono casi oltremodo rari.
La superficie dell'Italia, per esempio, è passata dal valore di 301.263
kmq, calcolato nell'ottobre del 1981, al valore di 301.302, ottenuto
nell'ottobre del 1991. In dieci anni esatti la nostra Patria è aumentata in
superficie di ben 39 kmq. In media, circa due chilometri quadrati per ogni
regione. A ottobre 2001 si è tenuto l'ultimo censimento (si fa ogni
decennio, negli anni terminanti con la cifra 1; questo, perchè si iniziò nel 1861, al
momento della nascita del Regno d'Italia). Il nuovo valore, 301.338 Km², è alquanto più alto,
anche se di poco inferiore all'aumento verificatosi nel decennio 1981-1991.
5 - LA CORNETTA DEL POSTIGLIONE
Un fatto notevolmente curioso, e divertente, mi è capitato una ventina
d'anni fa. Viaggiando in auto per l'Italia, sono arrivato al laghetto di
Piediluco, non lontano da Terni. Avevo letto che, sulle rive di questo
lago, c'è un sorprendente effetto acustico, con un eco notevolissimo. Basta
lanciare un grido, che si sente rimbombare la nostra voce per tutto il
lago. Arrivato, percorrendo la stradina che costeggia il lago, mi sono
accorto che v'erano decine e decine di cartelli stradali, messi dalle
autorità comunali (immagino a seguito delle proteste degli abitanti
delle numerose villette) che, secondo le intenzioni, dovevano
vietare l'uso dei clacson. I turisti e i curiosi, anzichè gridare,
ritenevano più opportuno suonare il loro clacson, per
controllare lo straordinario eco. Ebbene, è qui la divertente curiosità,
tutti questi cartelli erano sbagliati! Chi aveva provveduto a disporre i
cartelli era caduto in uno strano equivoco. Anzichè disporre i cartelli con
il segnale della tromba cancellata da una linea obliqua, aveva usato un
tipo di cartello che ora, con il nuovo Codice della Strada, non si usa più.
Ma allora sì: una cornetta da postiglione su fondo bianco. Questo cartello
indicava l'obbligo di "dare precedenza alle corriere di linea sulle strade
di montagna"! Si disponeva in prossimità di curve a gomito, su strade dove
le corriere potevano avere difficoltà a prendere la curva, lungo i
tornanti.
Il corno del postiglione, lo strumento storico che usavano i conduttori
delle diligenze, un secolo e mezzo fa, al posto della tromba che stava a
significare il clacson delle auto... Su una stradina senza curve, e
soprattutto priva del traffico di pullman e corriere. L'effetto di
queste decine di cartelli, posti ogni due-trecento metri, era veramente
buffo. Per chi conosceva, sia ben chiaro, il significato del cartello. Per
gli altri, il significato era pacifico: divieto di usare il clacson.
Vito La Colla
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