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  REGIONI D'ITALIA » ABRUZZO » IL CRATERE DI SECINARO

   Secinaro: un probabile cratere da impatto negli Appennini Centrali d'Italia

   La formazione dei crateri (craterizzazione) a causa della collisione di un oggetto extraplanetario è un evento che si svolge in frazioni di secondi impegnando grandi quantità di energia, ma lasciando nel suolo delle deformazioni per milioni di anni. A causa dello sconvolgimento subìto della superficie si possono avere effetti sismici che interessano una vasta regione circostante ed espulsione di materiale verso gli alti strati atmosferici che, trasportati dai venti, possono causare fenomeni meteorologici in regioni ancora più lontane.

fig. 1 - parco sirente   Finora, solo i grandi eventi sono stati facilmente identificati. Al contrario, i piccoli eventi sono difficili da trovare sia per le loro dimensioni sia dalle non evidenti deformazioni del suolo facilmente cancellabili dagli agenti meteorologici terrestri.

   Durante una gita nella valle a nord della catena montuosa del Sirente, nel comune di Secinaro (AQ) (fig. 1), si è fatto visita ad un piccolo laghetto che le notizie trovate su alcuni siti Internet ipotizzano sia un cratere da impatto. Se la notizia sarà confermata, vorrà dire che si sarà identificato il primo cratere da impatto sul suolo italiano.


   Origine antropogenica del "cratere" di Secinaro

   Un recente studio pubblicato sulla rivista Meteoritics & Planetary Science (vol. 39, n. 4, pp. 635-649, anno 2004) ha esposto l'ipotesi di un'origine antropogenetica, ossia umana o/e animale della depressione maggiore di circa 130 m di diametro e di quelle minori sparse intorno che nel 2002 era stata attribuita ad un possibile impatto meteoritico.

   Qualche dubbio sull'origine impattiva derivava già dal non aver trovato alcun frammento di meteorite e/o le caratteristiche evidenze di shock termico-compressivo nelle zone adiacenti del terreno rialzato. Comunque, l'alta concentrazione di ferro nei bordi rialzati dava qualche speranza.

   L'analisi del campo magnetico nella zona del Sirente ed in quelle limitrofe ha evidenziato l'assenza di un picco che potesse giustificare la presenza di una forte concentrazione sotterranea di metalli. Per cui rimaneva solo l'evidenza morfologica del terreno, ma anche questa, ad un'analisi a più vasto raggio nella regione circostante, non è stata sufficiente a suffragare l'origine impattiva. Nella regione si trovano altre depressioni simili che furono scavate dall'uomo per abbeverare il grande numero di pecore che percorrevano l'Abruzzo lungo i tratturi nel periodo della transumanza. Le altre piccole depressioni circostanti sarebbero di origine carsica vista la natura del terreno con l'assenza di importanti alvi fluviali e sorgenti di grande portata.

   Quindi, il presunto "cratere" di Secinaro sembra doversi annoverare tra le opere dell'uomo che nel corso dei secoli hanno perso una memoria storica che potesse tramandarne gli scopi. Le caratteristiche morfologiche erano molto suggestive, ma non sufficienti.


   Origine endogena del “cratere” di Secinaro

   Le ultime notizie sugli studi sul “cratere” di Secinaro, pubblicati sulla rivista Meteoritics & Planetary Science, vol. 40, n. 3 (2006) col titolo The Sirente Crater, Italy: Impact versus mud volcano origins da F. Stoppa del Dipartimento di Scienze della Terra, Università G. d’Annunzio (Chieti), hanno permesso di avanzare una nuova ipotesi sulla formazione di questa particolare struttura geologica.

   L’analisi del terreno circostante ha evidenziato delle effusioni di tipo fangoso che propenderebbero per un’origine endogena. In particolare, si sarebbe trattato di una bolla sotterranea di gas/vapore che è riuscita a salire in superficie esplodendo con caratteristiche simili ad un impatto esterno, come suggerito dalle prime analisi. A seguito dell’esplosione della bolla, l’attività sotterranea è proseguita come una specie di geyser emettendo ulteriore materiale misto ad acqua che le nuove prospezioni geologiche hanno messo in evidenza. Il successivo assestamento isostatico del terreno ha formato il “cratere” come lo vediamo oggi con qualche probabile azione umana o/e animale.

   A giustificare tale nuova ipotesi è la collocazione della struttura in esame in un’area degli Appennini centrali italiani soggetta ad attività sismica. In particolare, altre conformazioni simili si possono enumerare nella zona a nord del “cratere” alle pendici del Gran Sasso.


   Il "cratere" di Secinaro

   Il luogo dell'impatto si raggiunge da Secinaro percorrendo la strada che lo collega a Rocca di Mezzo. Percorsi circa 10 km (7 km se si proviene da Rocca di Mezzo) la valle si apre in un altipiano chiamato Prati del Sirente (fig. 2) (Parco Naturale Regionale Sirente-Velino) ad una quota di circa 1100 m s.l.m. ed a nord del massiccio del Sirente (2348 m s.l.m.) (fig. 3). Quasi all' Estremo nord-ovest della piana, quando la strada ricomincia a salire ed a circa 350 m dalla strada, si trova un laghetto formatosi nella depressione che sarebbe stata prodotta dall'impatto di un meteorite (fig. 4).

fig. 2 - Prati del Sirente fig. 3 - Monte Sirente fig. 4 - Il cratere di Secinaro

   Il "cratere" fu identificato per la prima volta nel 2000 dal geologo svedese Ormö durante un periodo di studio in Italia. Tale struttura geomorfologica è presente in altri esemplari, circa 160, nel mondo per cui si costituì subito il gruppo di lavoro Sirente Crater Group con la collaborazione di Rossi e Komatsu dell'International Research School of Planetary Sciences (IRSPS) dell'Università d'Annunzio di Pescara (Italia). Il laghetto era conosciuto sin dall'antichità e si ipotizzava una sua origine carsica, ma dai rilievi nella zona la si è potuta escludere. Anche l'origine glaciale fu esclusa per la giovane età come anche quella antropogenica.

fig. 5 - il cratere di Secinaro in 3D   Dai primi rilievi la depressione ha una forma leggermente ellittica (115 x 140 m) con un bordo rialzato alto circa 3.5 m rispetto al terreno circostante anche se in due punti vi sono i segni di tracimazione ed erosione (fig. 5). L'asse maggiore ha la direzione NW-SE. Il bordo, largo alla base una decina di metri, ha la parete interna che scende verso il bacino idrico (al momento della visita - agosto 2003 - il livello dell'acqua era particolarmente basso a causa dell'ondata di caldo che ha interessato la zona per settimane) come l'interno di una scodella, mentre la parete esterna ha il profilo di una campana (figg. 6, 7 e 8). Sui bordi sono stati effettuati dei sondaggi per definire la struttura geologica del sottosuolo e per la ricerca di tracce del meteorite impattante. Provenendo dalla strada il terreno pianeggiante non mette subito in risalto il profilo del cratere che si presenta come una lunga striscia di terreno rialzato (fig. 9).

fig. 6 - Bordo del cratere lato nord fig. 7 - Bordo del cratere lato sud fig. 8 - Bordo del cratere lato ovest

   All'interno della depressione non è possibile vedere la parte rocciosa a causa del limo anche se sono presenti due grandi massi (fig. 10), probabilmente rotolati dal vicino versante montuoso. Il bordo e la zona circostante sono ricoperti dal prato montano (spessore circa 1 m) e solo alcuni sassi affiorano. Ovviamente, non è possibile osservare a colpo d'occhio il materiale espulso e la sua distribuzione anche se si sono identificati altri piccoli cratere e/o depressioni (circa una ventina) che farebbero supporre la ricaduta di pezzi a circa 300-400 m di distanza.

fig. 9 - Il bordo rialzato del cratere fig. 10 - Il laghetto all'interno del cratere

   I pezzi del meteorite si staccarono dal corpo principale durante l'incandescente volo nell'atmosfera che fece avvolgere di fiamme il meteorite (filmato di una meteora che attraversa l'atmosfera terrestre). Tali crateri secondari hanno un diametro oscillante da 2 a 20 m con una profondità di circa 2 m. Tali piccole depressioni si trovano in buon accordo con i picchi della carta dell'intensità del campo magnetico della zona. Ciò corrobora l'ipotesi che l'impatto abbia lasciato tracce metalliche nel sottosuolo. Nel luglio 2002 si sono eseguiti dei sondaggi che fanno pensare che le tracce del meteorite si possano trovare ad un centinaio di metri di profondità. A tutt'oggi, però, tracce di meteoriti non sono state trovate.

   Le analisi con la datazione del radiocarbonio indicano la formazione del cratere a circa 1500 anni fa, tra il III ed il IV sec. d.C.. Tale giovane età sarebbe compatibile con la forma ben conservata del bordo rialzato. Le possibili dimensioni del meteorite si dovrebbero aggirare a circa 3-4 m di diametro al momento dell'impatto, mentre dovevano essere di circa 7-8 m al momento dell'ingresso nell'atmosfera. La composizione del proiettile sarebbe quasi certamente metallica viste le tracce di nichel ritrovate nei crateri come confermato dal prof. Carusi, presidente della Spaceguard Foundation, l'organizzazione scientifica internazionale che coordina gli studi per identificare i corpi che potrebbero cadere sulla Terra.


   Storia e leggenda del "cratere" di Secinaro

   La datazione del sito ha fatto collegare l'evento astronomico del cratere di Secinaro con quello "straordinario" avvenuto e narrato in un luogo 80 km più ad ovest: Roma.

   Il 28 ottobre 312 d.C. nella piana di Saxa Rubra le truppe dell'imperatore Costantino fronteggiano quelle di Massenzio per contendersi la supremazia su Roma. Narra lo storico Eusebio che "Costantino disse che verso la metà del giorno, quando il sole cominciò a declinare vide con i propri occhi in cielo, più in alto del sole, il trofeo di una croce di luce sulla quale erano tracciate le parole 'In hoc signo vinces'. Fu pervaso da grande stupore e insieme a lui tutto il suo esercito". La battaglia fu terribile, ma l'esercito di Costantino vinse rincorrendo il nemico fino a Ponte Milvio dove fu annientato.

   L'anno dopo Costantino promulgò l'editto che permetteva ai cristiani di professare liberamente la propria fede dando inizio all'avvento del Cristianesimo. Questo l'antefatto, che noi tutti conosciamo fin dalla scuola elementare, ma alla luce del ritrovamento del cratere di Secinaro qualcuno si è posto questa domanda: il meteorite che ha formato il laghetto di Secinaro potrebbe essere quel corpo celeste visto a Roma poco prima che Costantino affrontasse l'esercito di Massenzio?

   Secondo i ricercatori il grosso masso incandescente precipitò alla velocità di circa 20 km/s: da Roma alla piana sirentina ci sono 80 km, per cui sarebbero bastati 4 secondi per coprire tale distanza prima di esplodere. Osservando le sponde del lago si comprende che la direzione del meteorite è quella giusta: una palla di fuoco con una scia luminosa dal cielo di Roma alle pendici del Sirente. La suggestiva ipotesi viene formulata da Edoardo Alonzo, ex direttore del Parco, ente che ha sponsorizzato la ricerca e ricercatore egli stesso: "Oltre all'opera di Eusebio da Cesarea che descrisse la cometa vista da Costantino ventisei anni dopo, ho ritrovato testi che parlano di un tempio della dea Sicinna e di una lunga e fiammeggiante scia di luce". E nei pressi del lago c'è una collinetta dove si trovano pietre disposte come resti di una antica costruzione, che potrebbe essere identificata come il tempietto della dea.

   Possiamo immaginare l'oggetto celeste apparire in cielo come un puntino luminoso che cresce a vista d'occhio fino a diventare una specie di cometa con una grande scia luminosa e precipitare, infine, verso le montagne esplodendo come una grossa palla di cannone. Il boato si dovette avvertire nelle valli circostanti terrorizzando uomini e animali. Forse si formarono anche valanghe che franarono contro la boscaglia a valle. "Scoppiarono molti incendi e ci furono certamente vittime, ma il tramonto della storiografia romana ne cancellò ogni testimonianza", prosegue Alonzo. Esisterebbe poi un testo della fine del IX secolo nel quale si parla di fiamme dal cielo e di grandi distruzioni, racconti tramandati dalla tradizione popolare del luogo (da Filippo Fabrizi, Corogroafia storica dei comuni della Valle Subequana, in D.A.S.P., anno X, 1898):

   "In tempi remotissimi tutta la nostra montagna era un folto bosco di annose querce. Qui sulla vetta s'adorava l'idolo della dea Sicina o Sicinna. Intorno ad esso i boscaioli, uniti ai satiri lascivi, ballavano seminudi, cantando oscene canzoni. Quando venimmo a contatto coi Romani, il rito scandaloso crebbe, penetrò persino nella corrotta Roma e prese il nome di Sicinnio. Ma, quando nelle nostre contrade si cominciò a diffondere la luce del Vangelo diminuirono i maligni e rozzi adoratori della falsa e bugiarda dea. Un bel giorno proprio nel momento della satanica ridda, cadde un fulmine a ciel sereno; la folla spaurita fuggì fuori dal tempio; e l'idolo cadde a terra e scomparve.

   I pastori aizzati dal Preside Romano, per vendicare la dea, presero quanti cristiani potettero aver fra le mani e qui dentro li uccisero a colpi di bastoni. Finalmente anch' Essi si battezzarono; e divenimmo tutti buoni cristiani. San Pelino ci consigliò di non più accostarci al luogo maledetto, ove la notte del sabato s'udiva fremere l'obra infernale della dea; e dirimpetto ad esso fece costruire, un pò più in alto la chiesa di san Nicola di Bari. Ma vennero dei falsi e bugiardi cristiani che, sostenuti da pessimi imperatori, rompevano e bruciavano le immagini della Madonna e dei santi. Il Signore mandò per castigo una gran peste. Tutta Secinara era un cimitero. I pochi vivi andavano a dormire per le campagne. Una notte videro verso l'Oriente, di là dal mare, lontano lontano, una lunga e fiammeggiante striscia di luce. Erano gli angioli che portavano per l'aria, di stella in stella, la bella e santa immagine della Madonna da Costantinopoli sui monti di Lucoli; e di là rivolando la venivano a depositare qui dentro. Cessò la peste. Il vescovo di Valva ribenedisse queste mura, innalzò quest'altare, vi pose sopra la santa immagine della Madonna e la chiamò Santa Maria della Consolazione. Da quel momento in poi Secinara non ebbe a soffrire nè guerre, nè fame, nè peste".

>>> Continua (2ª parte dell'articolo)

Tullio Aebischer


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