GlobalGeografia HomePage  

 
  IL MONDO » CONFINI AEREI

   3. Delimitazione verticale

   Un primo metodo di delimitazione verticale fu quello di River (1876) che definì la colonna d'aria sovrastante il territorio dello Stato e le acque territoriali, per un'estensione pari alla gittata di un fucile, sotto la sovranità dello Stato sottostante. Ritroviamo qui come per i confini marittimi il mezzo militare come strumento pratico di confinazione espresso dalla massima dell'olandese Bynkershoek (1744) per l'estensione del mare territoriale: "Terrae potestas finitur ubi finitur armorum vis". Naturalmente, lo sviluppo tecnologico delle armi ha completamente reso improponibile questa metodologia.

   Rispetto al mare lo spazio atmosferico non presenta una parità tra chi difende dal basso e chi attacca dall'alto. Inoltre, l'analogia col mare territoriale non può essere troppo sfruttata perché il mare ha in comune col territorio dello Stato solo i margini (linea di base) e la sua esistenza è indipendente. Al contrario l'aria forma un tutt'uno col suolo considerando che gli effetti di un'azione in mare oltre una certa distanza non influiscono sul territorio, mentre un'azione nell'atmosfera interagirerà quasi sicuramente col territorio (inquinamento, rilascio di sostanze radioattive, ecc.).

   Il problema, in pratica, di definire un limite verticale della colonna d'aria sovrastante il territorio statale nacque al momento del lancio del primo satellite artificiale sovietico nel 1957 che concretizzò la possibilità di utilizzare il nuovo ambiente chiamato spazio cosmico. A seguito di ciò si rendeva necessario individuare anche i limiti di questo nuovo ambiente.

   Per tentare di risolvere il problema della delimitazione verticale, cerchiamo un primo aiuto nei dati fisici che ci presentano un'atmosfera divisa in strati in funzione della densità e della temperatura (fig. 4):

   - troposfera (0 - 12 km): in media raggiunge i 12 km di altezza e termina alla prima inversione termica (tropopausa). Tale strato è fortemente turbolento e vi si svolgono quasi tutti i fenomeni meteorologici che conosciamo. La temperatura diminuisce di circa 6.5° C per chilometro. Questo strato contiene circa il 75% della massa gassosa dell'atmosfera terrestre.

   - stratosfera (12 - 47 km): in questa regione molto secca è presente (o assente) lo strato di ozono che ci protegge dalle radiazioni ultraviolette provenienti dal cosmo. La temperatura vi aumenta di circa 1.7° C per chilometro a causa dell'assorbimento dello strato di ozono, mentre la pressione è di pochi millibar. Questa regione contiene circa il 24% della massa gassosa dell'atmosfera terrestre ed il suo limite superiore è la stratopausa corrispondente alla seconda inversione termica.

   - mesosfera (47 - 85 km): la temperatura vi diminuisce fino a circa -93° C e la pressione è circa un milionesimo di quella alla superficie.

   - termosfera (85 - 600 km): la temperatura riaumenta fino a circa 1800° C ed è lo strato in cui si situano le aurore.

   - esosfera (oltre i 600 km): si estende fino a mescolarsi con il materiale interplanetario poiché la forza di gravità è molto piccola. In essa si situano le fasce di van Allen che ci proteggono dal vento solare.

   Le quote indicate sono medie, riscontrando valori più bassi ai Poli e più alti all'Equatore. Per giunta, tali quote variano al variare delle condizioni meteorologiche e con l'attività del Sole a causa delle maree atmosferiche, con un meccanismo simile a quelle del mare.

   Dallo schema presentato, la fisica dell'atmosfera ci offre un elemento dinamico e non statico. Quindi, dividere verticalmente l'atmosfera e lo spazio extra-atmosferico definendo uno strato atmosferico ad hoc non è praticabile ed arbitrario.

   Considerando l'effettiva possibilità di arrivare con velivoli fino ad una certa quota, l'ingegneria ci dice che fino a circa 83 km di altezza è ipotizzabile il volo aeronautico, ossia il controllo con superfici alari di un velivolo. Al di sopra di tale limite il controllo di un velivolo può essere effettuato solo con razzi. Tale limite venne proposto nel 1957 a seguito degli studi del pioniere ungherese dell'ingegneria aeronautica von Karman (1881-1963). Tale limite, però, deve essere considerato provvisorio poiché il progresso scientifico e tecnologico non ritiene esaurite le possibilità di spingere verso nuovi traguardi i mezzi utilizzabili per il volo. Già oggi si stima che la linea di von Karman si potrebbe alzare a circa 100 km.

   Altri limiti proposti che andremo ad elencare ed analizzare fanno appello a diversi fenomeni e/o attività che si esplicano intorno alla Terra.

   - Teoria biologica
   Proposta con l'inizio dei voli spaziali nel 1952. Si basava sulla capacità umana di salire in quota senza l'aiuto di bombole od altro aiuto tecnologico. Le imprese degli ultimi anni hanno permesso di affermare la capacità dell'uomo di arrivare a quasi 10 km, ma le capacità operative degradano sensibilmente. Comunque, un metodo poco affidabile oggettivamente poiché dipende da innumerevoli fattori biologici.

   - Teoria delle tre zone
   Il concetto di dividere lo spazio al di sopra del suolo in tre fasce concentriche si richiama alla suddivisione dei confini del mare. Infatti, le tre zone spaziali dovrebbero avere un proprio regime legislativo. Una prima proposta di suddivisione quantitativa (Bluntschli, 1878) indicava la prima zona tra 0 e 200 m (zona nazionale, spazio territoriale) dove lo Stato sottostante aveva sovranità assoluta, la seconda tra 200 e 400 m (zona internazionale, spazio contiguo) nel quale lo Stato poteva imporre una regolamentazione ai soli fini della propria sicurezza, la terza al di sopra dei 400 m (zona libera, spazio libero) completamente libera al transito tranne per la sicurezza dello Stato. Cooper (1956) riprese l'idea delle tre zone aumentando il limite dello spazio territoriale, per adeguarlo ai nuovi scenari, a circa 480 km, ma aggiungendo delle non meglio definite fasce di transizione tra la prima e la seconda, e tra la seconda e la terza.

   - Perigeo dei satelliti
   Visto il gran numero di satelliti che ruotano intorno al pianeta, sia per fini pacifici che di spionaggio, si propose, l'ex Unione Sovietica fu la prima, come limite superiore del volume d'aria la quota del perigeo delle orbite satellitari, ossia del punto dell'orbita più vicino alla superficie della Terra. Nel moto di rivoluzione intorno alla Terra che segue le leggi di Keplero (1571-1630), la minima altezza raggiungibile dovrebbe essere circa 160 km, qualcuno dice anche 110-130 km. Al di sotto di tale quota vi sarebbero seri problemi di resistenza aerodinamica del velivolo a causa dell'attrito degli strati superiori dell'atmosfera. Storicamente il metodo del perigeo fu proposto quando incominciarono i voli di spionaggio che culminarono con l'abbattimento dell'aereo spia americano U2 nel 1960. Comunque, nel dibattito internazionale sembra che tale idea sia quella intorno alla quale si potrebbero raccogliere i maggiori consensi.

   - Punto di "gravità terrestre nulla"
   Il metodo viene enunciato definendo un limite in corrispondenza del quale il peso cessa di manifestarsi o che il campo gravitazionale della Terra si annulla. Naturalmente, non bisogna considerare il solo campo gravitazionale terrestre poiché per definizione esso si annulla all'infinito. Questo ci dice che per cessazione degli effetti del peso s'intende il punto di equilibrio tra l'attrazione terrestre, quella della Luna, quella del Sole e degli altri pianeti. Volendo considerare solo gli effetti della Terra e della Luna, il corpo celeste più grande vicino a noi, la distanza dalla Terra del punto di equilibrio è a circa 346000 km ed a causa dei moti lunari esso può variare. Visto che l'altezza dell'orbita geostazionaria si colloca a circa 35800 km, tale limite sembra utile solo a definire il confine dell'aristotelico mondo sublunare. La giustificazione del metodo si può trovare in prima analisi sulla semplice considerazione che finché c'è attrazione l'oggetto in volo può ricadere al suolo provocando dei danni.

   - Teoria della rotazione
   Il limite superiore dello spazio aereo, ossia il limite inferiore dello spazio cosmico dovrebbe trovarsi alla quota alla quale l'effetto della rotazione terrestre con il fenomeno dell'attrito orizzontale sugli strati atmosferici sia trascurabile (1966). Dalle stime sembrerebbe che la zona di transizione si troverebbe tra i 200 ed i 300 km. Come si vede l'incertezza supera il 30%. Inoltre, ci sembra che il fenomeno dell'influsso della rotazione terrestre sulle attività aeree sia trascurabile considerando che vi sono altri fenomeni, per esempio le correnti a getto, che provocano guadagni o perdite di minuti sui voli transoceanici.

   - Limite ad un certo valore di pressione
   Un metodo oggettivo potrebbe essere la definizione di un livello di pressione facilmente misurabile, ma ciò che si è detto sull'introduzione della struttura dell'atmosfera appare rendere il tutto molto aleatorio dovendosi anche chiedere perché scegliere un valore invece di un altro.

   - Altitudine garante della sicurezza dello Stato
   Questo criterio più che risolvere la questione è all'origine del problema stesso. Infatti, in fondo, ogni tentativo di limitare gli ambiti di azione degli altri parte da un'idea di sicurezza che, ovviamente, non è oggettiva ed univoca. Le indicazioni quantitative degli Stati sono state molto varie: il Canada propose 64 km (centesima parte del raggio terrestre) o 100 km (centesima parte della distanza dall'equatore al polo misurata lungo il meridiano) come l'Italia, la Francia 80 km.

   - Controllo effettivo
   In pratica si ha una delimitazione che dipende dal progresso tecnologico. Poiché tale progresso non risulta omogeneo per tutti gli Stati della Terra ci troveremo davanti alla legge del più forte. Disegnando su un mappamondo le colonne di atmosfera sotto l'effettivo controllo di ogni Stato ci ritroveremo con una superficie a scalini: colonne alte paesi tecnologicamente avanzati, colonne basse paesi tecnologicamente arretrati. Inoltre, tale delimitazione risulterebbe altamente instabile e facilmente sfruttabile dai Paesi tecnologicamente avanzati nell'utilizzo della parte al di sopra delle colonne "più basse" dei Paesi arretrati. Anche questo metodo si richiama al già citato principio di Bynkershoek. L'unico caso di utilizzo di questo metodo o criterio lo si ebbe nel 1930 quando la Bolivia definì, nella sua legislazione sulla navigazione aerea, un limite superiore pari alla portata delle sue armi difensive.

   - Limite "ad sidera"
   In questo caso si vogliono risolvere drasticamente i problemi di sovranità ponendo il limite "ad sidera", ossia dove gli antichi ponevano la "sfera delle stelle fisse". Ciò comporta, di conseguenza, che tutti gli oggetti dell'universo, secondo dopo secondo, variano di sovranità con la rotazione terrestre. Ad un'analisi più approfondita tale metodo pone molti più problemi di quelli che risolve.

   I metodi passati in rassegna non offrono, purtroppo, la sicurezza e la permanenza di un confine sicuro ed oggettivo praticamente rispettabile. Certamente, il problema è da associare a ciò che si vuole dividere: un gas libero influenzato da molti fattori noti e meno noti. Si può in conclusione dire che i metodi, chiamati spaziali, non offrono un criterio univoco e risultano instabili nel tempo.


Sommario  |  »


GLOBALGEOGRAFIA.com