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  IL MONDO » TERRITORIO E CONFINE TERRESTRE

   2. Il confine terrestre

   I confini sono la materializzazione dei limiti dello Stato. L'inviolabilità ed intangibilità del territorio di uno Stato si estende all'inviolabilità ed intangibilità dei suoi confini. Essendo quest'ultimo, per definizione, in comune tra due Stati, la loro definizione si basa su accordi internazionali che ne impediscono i cambiamenti unilaterali. La Convenzione sul diritto dei trattati (1969) stabilisce che un cambiamento fondamentale delle circostanze che portarono alla stipula di un accordo sui confini non può essere addotto a motivo di recessione da esso (art. 62).

   In via teorica è possibile l'esistenza di uno Stato privo di confini demarcati. Infatti, ancora oggi vi sono molti tratti di confine, specie tra le nuove repubbliche sorte dalla scomparsa dell'URSS, controversi.

   Nel 1936 l'Istituto di Diritto Internazionale di Parigi adottò il seguente criterio per il riconoscimento di uno Stato: il riconoscimento di un nuovo Stato è un atto libero con il quale uno o piú Stati prendono atto dell'esistenza di una società di persone, politicamente organizzata su un FISSATO TERRITORIO, indipendente da ogni altro Stato esistente. La locuzione FISSATO TERRITORIO sottointende la demarcazione o almeno la delimitazione dei confini con gli Stati vicini o l'accettazione di una linea di confine de facto.


   2.1) Aspetti storici

   Le testimonianze più antiche di confine si possono trovare in Egitto ai tempi dei faraoni. Il Nilo era fonte di vita e le sue periodiche piene erano l'evento più importante del ciclo agricolo. Quando le acque si ritiravano sorgeva il problema di ritrovare l'appezzamento in gestione visto che tutte le terre appartenevano al faraone. Il concetto di confine aiutava in questa ricerca ed eliminava i pericoli di false rivendicazioni. Anche se in questo caso non ci troviamo alle prese con un confine di tipo moderno, statale, si può ritrovare in quello l'origine di questo.

   Pausania racconta che Teseo eresse una colonna tra le regioni del Peloponneso e dell'Attica con la scritta "Questo non è Peloponneso, ma Ionia", mentre sulla parte opposta scrisse "Questo è Peloponneso e non Ionia". I Romani ripresero tali concetti, ma la divisione dei territori era intesa piú tra le provincie dell'impero che tra l'impero e le altre terre di altre popolazioni.

   Nel Medioevo la situazione cambiò in relazione al fatto che il territorio era visto come proprietà e che i rispettivi proprietari erano legati da relazioni di fedeltà: il sistema feudale. Spesso il sovrano non conosceva bene i limiti del suo regno. I pochi tratti ben definiti da un confine risultavano da una situazione da risolvere particolare del luogo. Uno dei trattati più antichi che definisce una divisione di territorio è quello di Verdun (843) stipulato tra i figli di Ludovico I il Pio: Ludovico il Germanico ebbe la Germania, Carlo il Calvo la Francia, Lotario l'Italia e la Lotaringia, ossia l'odierna Lorena. Questo trattato è uno dei piú importanti della storia in quanto stabilisce la territorialità di tre grandi unità politiche che avranno ciascuna un proprio sviluppo storico: Germania, Francia ed Italia.

   Presso le frontiere, poichè non si può ancora parlare di veri e propri confini, si formarono delle zone di protezione denominate col termine tedesco Mark, da cui il titolo di margravio o, in Italia, di marchese. Dopo il IX secolo la marca si presentava come un aggregato di contee sotto il potere di un marchese. Nella gerarchia feudale il marchese era inferiore solo al sovrano.

   Si è già accennato alla linea alessandrina con il trattato di Tordesillas, ma qui si vuole porre in rilievo la poca fondatezza o, meglio, precisione, geografica della definizione. Per prima cosa a quell'epoca l'esatta collocazione della linea era un compito difficilissimo mancando un preciso strumento per il calcolo della longitudine, ciò che fu possibile solo nel XVIII con la costruzione di particolari cronometri ad opera di Harrison. Inoltre, la linea doveva andare da nord a sud quando ancora le zone polari non erano state visitate da esploratori. Cantino calcolò la longitudine della linea alessandrina nel 1502 collocandola a 42°30'W. Nel 1529 Ribeiro ricalcolò la longitudine spostando la linea a 49°45'W (fig. 1).

   Il criterio di far passare i confini su determinati meridiani e/o paralleli era conseguente all'ingnoranza geografica dei nuovi territori per cui la divisione lungo tali linee precedeva la conoscenza del luogo a seguito dell'effettiva scoperta/conquista. La prima linea di latitudine delimitante una sfera di influenza definita da un trattato la si trova nella pace di Chateau-Cambresis (1559) nel quale si decretava che tutti i territori a nord ed ad est del Tropico del Cancro e del primo meridiano (d'allora!) passano sotto sovranità spagnola. Alla conferenza di Berlino per il Congo (1884-1885) le grandi potenze si spartirono le colonie nel continente africano con confini rettilinei seguendo le coordinate geografiche allora conosciute. Tali confini sono rimasti (in alcuni casi purtroppo) inalterati al momento della decolonizzazione seguendo il principio dell'uti possidetis che mirava ad eliminare sul nascere le problematiche che sarebbero potute sorgere con le rivendicazioni.

   Le considerazioni militari per la difesa del territorio si facevano sempre più importanti ed un fiume risultava utile per interrompere la continuità del terreno in tempi dove la fanteria era la vera regina delle battaglie. Questo tipo di confine fu istituito con la pace di Passarowitz (1718) tra l'Austria e l'impero Ottomano lungo i fiumi Sava e Danubio.

   In questa zona balcanica nella seconda metà del XVI secolo l'arciduca Carlo di Stiria organizzò una milizia di contadini-soldati (Graenzer) ai quali erano cedute gratuitamente le terre nella zona di frontiera, chiamate confini militari (fig. 2), in cambio del controllo della stessa. I militari colonizzarono queste terre con le rispettive famiglie che divennero così zone vitali per la difesa dell'impero. La fascia di queste terre, che si estendevano dall'Adriatico passando per la Bosnia, il Banato, la Valacchia e la Transilvania, vennero denominate confini militari. Nell'impero asburgico i confini militari vennero aboliti nel 1881 dopo molte resistenze degli ambienti militari. Tali tipi di confine avevano un antenato nei limitanei milites dei Romani e l'istituzione del marchesato presso i Franchi nel IX secolo. Lo stesso tipo di organizzazione si ritrovò in Russia nella zona del Caucaso con i cosacchi.

   Nel 1907 Curzon affermò ad una serie di conferenze tenute all'Università di Oxford che la delimitazione e demarcazione dei confini era una preoccupazione costante dei governanti. Le questioni che sorgevano intorno a questo tema erano considerate vitali per il mantenimento della pace. Infatti, le controversie di confine erano spesso addotte come casus belli. Purtroppo, tale previsione si materializzò durante il XX secolo specie dopo la Prima Guerra Mondiale ed è proseguita fino a poco tempo fa con le piccole guerre regionali.

   Dopo la Prima Guerra Mondiale il trattato di Versailles (1919) ridisegnò i confini delle nazioni europee in base ai 14 punti di Wilson ed ad interessi di difesa. In particolare, in quell'occasione l'Italia spinse i propri confini al Brennero e nella penisola istriana dove ebbe molti problemi con la questione di Fiume. In questo periodo il territorio italiano raggiunse la sua massima estensione continentale.

   Dopo la Seconda Guerra Mondiale la Germania venne divisa in quattro zone di occupazione ed iniziò la cosiddetta Guerra Fredda. Per scongiurare una possibile invasione, nell'agosto 1975 fu firmato l'Atto finale della Conferenza sulla Sicurezza e la Coperazione in Europa (CSCE) nel quale si affermava che "gli Stati partecipanti considerano reciprocamente inviolabili tutte le loro frontiere nonchè tutte le frontiere di tutti gli Stati in Europa e pertanto si astengono ora ed in futuro dall'attaccare tali frontiere".

   Con l'introduzione dei satelliti, ed in particolare con il sistema GPS, molti confini sono stati rivisitati e scientificamente demarcati. Nonostante ciò, molti tratti di confine rimangono di difficile accesso come sulle montagne himalajane o nelle foreste tropicali. Comunque, è ancora difficile essere sicuri di quanti e quali confini siano demarcati vista anche la loro lunghezza totale di circa 252.000 km (più di sei volte la circonferenza della Terra!): più della metà seguono la morfologia terrestre ed un quinto sono segmenti che tagliano la superficie terrestre come se fosse piatta (vedasi il confine Stati Uniti-Canada).


   2.2) Delimitazione e demarcazione

   Le trattative per la definizione di un confine comprendono varie fasi che sono riassunte in grandi linee in fig. 3. In questo schema non si considerano gli aspetti temporali e le possibili sospensioni per i piú svariati motivi.

   Per delimitazione s'intende la scelta del luogo, in genere definito zona di frontiera, dove far passare il confine. La sua istituzione si attua con un trattato frutto di una volontà politica. Interessi economici, strategici, storici sono le linee guida nella definizione della frontiera che può risultare da una naturale dinamica di vicinato tra popolazioni.

   La fase successiva si chiama demarcazione che concretizza sul terreno il tracciato della linea di confine per mezzo di appositi segnali chiamati termini di confine.

Dalla prassi è possibile enumerare alcuni metodi di delimitazione:

(a) Completa: descrizione minuziosa del tracciato della linea di confine per cui la demarcazione diventa una semplice apposizione dei termini. Comunque, questo non elimina le difficoltà di riconoscere esattamente sul terreno i punti prestabiliti. Un esempio di confine completamente delimitato è quello tra Canada e Stati Uniti lungo il 141° meridiano. La delimitazione fu, si potrebbe dire, banale, ma la demarcazione richiese laboriose misure geodetiche dovendo 'disegnare' sulla superficie terrestre un segmento di parallelo lungo piú di 1500 km.

(b) Completa con possibilità di deviazioni: in questo caso la commissione incaricata della demarcazione può effettuare motu proprio delle variazioni del tracciato per risolvere problemi sorti in situ. Un caso di questo genere fu previsto della convenzione del 1904 tra Argentina e Cile per il confine sulle Ande. Nella convenzione del 1920 tra Estonia e Lettonia si permise alla commissione di variare il confine considerando l'omogeneità delle aree economiche. Al contrario, per limitare i poteri di variazione della commissione nei documenti si usa spesso la locuzione 'minori cambiamenti' (trattato tra Belgio e Gran Bretagna del 1927).

(c) Dei punti di vertice del confine: indicare il tracciato definendo la localizzazione dei vertici è pratica comune. Questo metodo richiede grande precisione poichè, spesso, i toponimi indicati nel testo rappresentano sul terreno delle zone e non dei punti precisi. Quindi, in una zona è necessario definire un punto con le sue coordinate geografiche o riferendolo a punti notevoli della morfologia circostante.

(d) Sequenze di distanze e direzioni: Risulta essere un sottometodo della definizione completa del punto (a) che ha il notevole svantaggio che se si sbaglia la misura di una distanza o di una direzione, l'errore si può propagare sul tracciato che segue. Per ovviare a questo inconveniente, il metodo è supportato con la definizione esplicita di alcuni punti notevoli, chiamati capisaldi di confinazione che vengono controllati in maniera indipendente.

(e) Caratteristiche morfologiche del terreno: il metodo utilizza l'andamento di un fiume, di una catena montuosa, di uno spartiacque, di un lago. È in pratica un metodo migliore di quello che si avrebbe definendo semplicemente delle zone, ma non sufficientemente chiaro per cui, pur essendo frequentemente utilizzato, ha fatto sorgere molte controversie anche a distanza di anni. L'origine delle controversie è la non adeguata descrizione sulle mappe delle caratteristiche naturali della zona di frontiera. Infatti, la netta definizione di morfologie sulla carta geografica è una schematizzazione del loro tortuoso e non ben definito andamento nella realtà. Il miglioramento lo si ottiene diminuendo la scala delle mappe, ma spesso ciò comporta un lungo lavoro di rilievo. Una siffatta situazione si ebbe con la demarcazione del confine tra l'Alaska (USA) e la Colombia Britannica (oggi Canada) poichè ci si era accordati che il confine corresse lungo la cresta delle montagne parallelamente alla costa atlantica, ma sul posto si constatò che una simile cresta continua non esisteva. In altri casi le controversie possono insorgere nel diverso significato che le parti danno allo stesso termine per cui è necessario, spesso, mediare.

(f) Di principio: in questo caso, a dire il vero raro, la commissione ha ricevuto delle direttive di massima per effettuare la demarcazione.


   2.3) Classificazione dei confini

   Dal punto di vista dell'ufficialità dei confini e/o dei tratti di confine, è possibile definire la seguente classificazione:

(a) Confini internazionali: in essa sono classificati tutti quei confini o tratti di confine che sono stati stabiliti con un libero accordo tra gli Stati confinanti e riconosciuti dalla comunità internazionale.

(b) Confini indefiniti: In questa categoria rientrano i confini non ufficialmente controversi, ma che sono de facto o vagamente delimitati.

(c) Confini controversi: In questo caso la linea di confine ha diverse interpretazioni a seconda delle parti in causa. La definizione del confine avrebbe, in questo caso, l'effetto di variare sensibilmente lo status quo.

(d) Altri casi: In questa categoria si possono riunire la miriade di definizioni e situazioni particolari non comprese nelle tre precedenti. Per esempio, si possono definire in questa classificazione i confini delimitati dai militari (vedasi il 38° parallelo tra le due Coree), a seguito di armistizi o cessate il fuoco (vedasi Israele e i territori del West Bank), tra le zone di occupazioni tedesche prima dell'unificazione tedesca del 1990 ed altri casi ancora piú particolari come tra India e Pakistan nel Kashmir.

   Il geografo americano Boggs classificò i confini da un punto di vista morfologico secondo i seguenti tipi:

(a) Fisico: la linea di confine segue l'andamento di una caratteristica morfologica del terreno: cresta montuosa, fiume, canale, ecc. Esempi di tale tipo di confine sono quelli sui Pirenei tra Francia e Spagna, e sulle Alpi tra Italia, Francia, Svizzera, Austria e Slovenia.

(b) Geometrico: confini demarcati con misure astronomiche (paralleli e meridiani), archi di circonferenza. Questo tipo di delimitazione fu usato nei territori coloniali. Tranne in particolari zone della Terra come i deserti, tali tipi di confine sono il fondamento della delimitazione del mare territoriale. Un esempio, anche se non esatto, di tale tipo di confine è la linea alessandrina, mentre un esempio esatto sono i confini tra gli Stati degli Stati Uniti.

(c) Antropogeografico: confini definiti con criteri culturali, etnici, linguistici, religiosi, storici. Pur essendo una linea che segue i popoli e le loro attività non è frequentemente applicata poichè i suddetti criteri non hanno sempre una controparte ben definita sul terreno o nelle popolazioni.

(d) Complesso: combinazione e/o compromesso dei tipi precedenti.

   In funzione dello sviluppo sociale, etnico e delle migrazioni è applicabile la classificazione, detta genetica, di Hartshorne:

(a) Antecedenti: confini demarcati in zone non popolate (steppe, deserti, paludi). Le popolazioni di pionieri stanziatevi successivamente si sono adeguate al confine separandosi naturalmente. Un confine di questo tipo fu quello tra Alaska (USA) e Canada.

(b) Susseguenti: confini demarcati quando già esistevano delle realtà socio-economiche-culturali senza che queste siano state stravolte. La linea di confine segue le separazioni di gruppi omogenei. Un confine di questo tipo può considerarsi quello tra India e Pakistan.

(c) Sovrimposti: confini demarcati senza considerare le diversità etniche e culturali. A questa categoria appartengono gli innumerevoli confini coloniali e le linee di armistizio o di tregua dipendendo quest'ultime solo dagli sviluppi delle operazioni militari, ma che spesso diventano definitivi come il 38° parallelo tra le due Coree ed il 17° parallelo tra i due Vietnam prima della riunificazione. Altro esempio, fu quello dei confini dell'impero asburgico nel quale le minoranze italiana, polacca, serba e romena erano divise dalla madre patria.

(d) Relitti: confini abbandonati che non rivestono alcun interesse politico se non una curiosità nella variazione del paesaggio e dell'architettura. Tali confini rivivono, però, solo quando vengono presi come base per rivendicazioni territoriali accompagnate da sentimenti nazionalistici.


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