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  IL MONDO » IL MARE TERRITORIALE: STORIA E METODI DI DELIMITAZIONE

   1. La linea di base

   Per misurare l'estensione della zona di mare sotto la sovranità dello Stato costiero, chiamata mare territoriale, si deve definire fin dove si estende il territorio dello Stato in senso stretto e dove inizia il mare. In generale questo limite è chiamato linea di base poiché può non coincidere con la costa fisica. L'importanza nel definire il limite tra mare e territorio propriamente detto risiede nel fatto che da questa linea si calcolano le ampiezze anche della zona contigua, della zona di pesca o zona economica esclusiva, della piattaforma continentale, zone che si trovano al di là del mare territoriale e che non saranno oggetto del presente lavoro (fig. 1).

   Un tempo si seguiva il criterio, già presente nel diritto romano, di fissare la linea di divisione tra mare e terra in corrispondenza a quella dell'alta marea. Altri adottarono la linea di divisione mobile con l'andamento della marea. Altri ancora utilizzavano la linea delle acque navigabili o la linea intermedia tra bassa ed alta marea. Oggi il criterio adottato è quello della linea della bassa marea (media delle maree sizigiali) affermatosi definitivamente nel XIX secolo e chiamata linea di base normale. Il suo tracciato può variare solo a seguito di fenomeni naturali, sia graduali (alluvioni, erosioni) che improvvisi (maremoti, eruzioni vulcaniche).

   Una definizione giuridica di alta e bassa marea è stata materia di dibattito sin dal XVII secolo. Anche dal punto di vista idrografico e cartografico vi sono non pochi problemi. La determinazioni uniforme del concetto di linea di bassa marea risiede essenzialmente nella natura e nella manifestazione dell'oscillazione del livello del mare, come anche nelle caratteristiche fisiche di ciascun bacino. Tra i movimenti oscillatori cui è sottoposto il livello marino (p. es. l'azione del vento), le maree sono i più uniformi e probabilmente meglio studiati. Esse sono generate da una forza, detta di marea, che è la risultante delle forze esercitate dal Sole e dalla Luna sulla Terra. A causa delle diverse posizioni reciproche dei suddetti oggetti celesti e per la non costante distanza tra di essi, la forza di marea varia d'intensità nel tempo in maniera complessa.

   La prassi odierna prevede casi nei quali ci si possa discostare dalla linea di base normale quando la costa è frastagliata da profonde insenature, come nel caso dei fiordi norvegesi, o se presso la costa vi siano isole, isolotti, scogli affioranti, bassi fondi. È necessario, quindi, definire concettualmente una linea che segua quanto più possibile la costa e che si basi su punti il più possibile duraturi. Questa linea è chiamata linea di base diritta essendo formata da segmenti. Comunque, il concetto di semplificare il tracciato della costa fisica si fà risalire al XVII secolo con le cosiddette KING'S CHAMBERS (equivalenti alle odierne acque interne) di Giacomo I.

   La linea di base diritta può coincidere in alcuni tratti con la linea di base normale ed il suo tracciato è determinato da norme giuridiche e varia a seguito di eventi non naturali, quali la formazione di nuove regole o la decisione dello Stato costiero di avvalersi di regole che non aveva ritenuto opportuno adottare prima. Rispetto alla linea di base normale, che è indipendente dalla volontà dello Stato, la linea di base diritta è definita per legge per cui rispecchia volontà e desideri, non solo geografici, dello Stato. Infatti, il criterio della linea di bassa marea si applica ipso jure, ossia indipendentemente da qualsiasi volontà dello Stato costiero, per poter colmare un possibile vuoto giuridico in assenza di volontà.

   I princìpi a cui la definizione della linea di base diritta deve ottemperare sono: discostamento non eccessivo dall'andamento generale della costa fisica, gli specchi di mare all'interno della linea di base diritta, chiamati acque interne, siano in stretto legame col dominio sul territorio e tenendo in considerazione interessi economici storicamente comprovati.

   Non esiste norma che limiti la lunghezza dei segmenti della linea di base diritta. Tentativi di definire questo limite si ebbero in sede di preparazione della CMB ed in cause davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, ma senza alcun avallo convenzionale. Come non ebbe seguito il voler definire la distanza massima entro la quale si deve trovare la frangia di isole affinché possano essere raccordate da terra da segmenti della linea di base diritta.

   Nel caso di coste altamente instabili lo Stato deve optare per dei punti lungo la linea di bassa marea tra i quali tracciare la linea di base diritta, con la clausola che essa non cambi se vi saranno cambiamenti della costa. In questi casi può rientrare una costa ricoperta di ghiaccio come in Groenlandia (Danimarca).

   La CMB prescrive che se un fiume non formi estuario, la linea di base diritta deve congiungere i due punti a destra e a sinistra della foce in corrispondenza dei quali la riva del fiume si congiunge con la costa all'altezza della linea di bassa marea.

   Per i porti si considerano costa le infrastrutture permanenti più esterne per cui le acque portuali sono disciplinate dalle leggi sulle acque interne dove per acque interne si intendono gli specchi di mare che vengono a trovarsi tra il limite fisico della costa e la linea di base diritta. Tra le infrastrutture permanenti non devono considerarsi le isole artificiali come gli approdi per lo scarico o imbarco di idrocarburi da petroliere.

   La linea di bassa marea di bassi fondali che rimangono sommersi durante l'alta marea e che si trovano ad una distanza dalla costa inferiore alla larghezza del mare territoriale può essere considerata facente parte della linea di base normale (fig. 2).

   Le legislazioni nazionali hanno sostanzialmente recepito i suddetti criteri tranne se particolari configurazioni della costa consentano l'adozione di altri sistemi.


   Per distinguere le baie dalle semplici insenature della costa si ricorre alla regola del semicerchio (fig. 3). Se il semicerchio di diametro uguale al segmento che unisce i punti di bassa marea agli estremi dell'insenatura, ha una superficie minore dello specchio d'acqua dell'insenatura stessa, quest'ultima è considerata una baia giuridica. Il segmento che chiude la baia può far parte del sistema di linee di base diritta solo se non eccede le 24 mn. Qualche problema può sorgere nella delimitazione delle cosiddette baie storiche che possono non soddisfare il suddetto criterio o sarebbero chiuse da un segmento della linea di base diritta più lungo di 24 mn. Per baie storiche si intendono quelle baie che hanno un particolare legame storico-socio-economico con il territorio circostante che si sia protratto per lungo tempo. Esempi di tali baie sono il fiordo norvegese di Varanger, la baia di Sligo (Irlanda), il Golfo di Taranto (Italia), la Gran Sirte (Libia).

   Lo Stato costiero ha l'obbligo di compilare carte nautiche idonee all'esatta identificazione dei punti estremi dei segmenti della linea di base diritta. Ciò non solo per avere carte ufficiali da poter vagliare nei rapporti internazionali, ma anche per un'adeguata pubblicità ai naviganti. In sostituzione delle carte nautiche è possibile fornire tabelle con le coordinate dei suddetti punti.

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