A cura di Tullio Aebischer (t_aebischer@yahoo.it)
Il problema della misura della longitudine e la storia del più famoso meridiano geografico, riferimento per la cartografia mondiale, presentando i suoi illustri predecessori.
Conoscere le dimensioni del nostro Pianeta, la propria posizione sulla superficie terrestre, viaggiare mantenendo punti di riferimento affidabili sono esigenze che accompagnano l’Umanità nel corso di tutta la sua storia.
Misurare la Terra, nella storia dell’Uomo, ha significato potersi muovere avendo a disposizione mappe per orientarsi e conoscere le distanze da percorrere per poi ritrovare lo stesso cammino e/o poterlo tramandare. Ma il punto di partenza per poter utilizzare una carta geografica, particolarmente per chi è in viaggio, è quello di saper situare la propria posizione sulla superficie terrestre, in altre parole orientarsi.
In questo ambito l’Osservatorio di Greenwich è conosciuto perché segna il punto più noto di passaggio del meridiano fondamentale per la cartografia mondiale ed il punto di riferimento dell’ora nel mondo (il "Tempo Universale" detto anche GMT) (fig. 1). L’origine dell’osservatorio ha le radici in un problema sollevato sin dai tempi di Eratostene (273–192 a.C.) ed Ipparco (190–127 a.C.): come misurare la longitudine di un luogo, in particolare in mare, ossia come misurare la distanza lungo i paralleli. Infatti, l’equatore dal quale si misura la latitudine ha una definizione per così dire naturale, essendo l’intersezione tra la superficie terrestre ed il piano passante per il centro della Terra perpendicolare all’asse di rotazione. Misurare la latitudine è relativamente facile dovendosi misurare, per esempio con un sestante, l’altezza, con alcune correzioni, della Stella Polare nell’emisfero boreale o della Croce del Sud nell’emisfero australe.
La misura della longitudine
La costruzione dell’Osservatorio
La conferenza del meridiano di Washington - 1884