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  IL MONDO » TRANSITO DI VENERE 2004

   Il prossimo transito del 2004

fig. 3 - visibilità transito   Il prossimo transito di Venere sul disco solare dell'8 giugno 2004 sarà interamente visibile in Europa, Medio Oriente, buona parte dell'Africa (ad esclusione della parte più occidentale poiché avviene durante il sorgere del Sole) e dell'Asia (eccetto le zone più orientali poiché avviene durante il tramonto del Sole) (fig. 3, da NASA).

   Per un osservatore che, ipoteticamente, si trovi al centro della Terra, il transito avrà inizio intorno alle 05.13 Tempo Universale (TU) e si concluderà intorno alle 11.25 TU. Questi tempi vanno corretti fino ad un massimo di 7 m in più o in meno, a seconda della posizione del luogo di osservazione. Si ricorda che in Italia è in vigore l'ora legale estiva, per cui ai suddetti orari devono essere aggiunte 2 h (1h per la distanza in longitudine dal Primo Meridiano di Greenwich ed 1h per l'ora legale).


   Keplero e la predizione dei transiti di Mercurio e Venere

   Fino alla metà del Seicento, le dimensioni apparenti dei pianeti erano enormemente sovrastimate. Si attribuiva a Mercurio un diametro di 3', anziché i 10", mentre Venere, per astronomi come Tycho Brahe, che misurò addirittura 12' (il 40% della Luna piena!) e per Keplero, invece, 7'.

   Queste stime sbagliate, che riguardavano anche le dimensioni apparenti delle stelle più luminose, alimentarono la convinzione che fosse realmente possibile percepire Mercurio o Venere proiettati sul Sole e ci fu chi asserì di aver osservato un transito di Mercurio ad occhio nudo. Oggi sappiamo che questo è impossibile perché il diametro apparente del pianeta è al di sotto del potere risolutivo dell'occhio umano, che è di appena 1'. Correttamente, 500 anni dopo Copernico ritenne errate le testimonianze di queste presunte osservazioni.

   La prima corretta previsione di un transito si deve a Keplero che, nel 1629, pubblicò ADMONITIO AD ASTRONOMOS, nel quale, in poche, ma importanti pagine annunciava due passaggi sul Sole: il primo di Mercurio l'altro di Venere, rispettivamente il 7 novembre ed il 6 dicembre 1631, ed esortava gli astronomi all'osservazione di questi importanti fenomeni. Il transito di Venere non fu possibile osservarlo perché radente.


   I transiti e la distanza Terra-Sole

   La distanza media tra la Terra ed il Sole è una delle costanti fondamentali del Sistema Solare poiché vi si rapportano tutte le altre distanze dei corpi planetari, delle comete e degli asteroidi. L'esatta determinazione di questa distanza ha richiesto uno sforzo straordinario da parte di generazioni di astronomi, in particolare tra il XVII ed il XIX secolo.

   Fin dall'epoca classica, la determinazione dell'Unità Astronomica discendeva direttamente da una grandezza angolare fondamentale: la parallasse orizzontale equatoriale media p del Sole, ossia il diametro apparente del disco solare espresso in gradi angolari.

   Possiamo esprimere la parallasse sotto forma di rapporto tra il raggio equatoriale terrestre R (6378.140 km) e la distanza media Terra-Sole 1 AU (in km):

p = 206265" R/AU

   Il valore di p adottato dall'International Astronomical Union nel 1976, è 8.794148", al quale corrisponde, in virtù della relazione di cui sopra: 1 AU = 149597870 km.

   Ancora nel tardo-medioevo, alla parallasse solare si attribuiva una serie piuttosto discordante di valori, tutti, sistematicamente, troppo elevati.

   Nonostante la rivoluzionaria teoria eliocentrica, anche Koppernigk non era andato oltre Tolomeo, per il quale p = 180", e la corrispondente distanza della Terra dal Sole risultava solamente un ventesimo del reale (appena 7.5 milioni di km).

   Alla fine del XVII secolo, Halley propose un metodo per determinare la parallasse solare che faceva uso dell'osservazione dei transiti di Venere (metodo di Halley). L'idea di Halley fu ritenuta valida fino alla fine dell'Ottocento, quando fu soppiantata da altri metodi astronomici più accurati.

   La ricca e complessa storia delle osservazioni dei transiti di Venere è uno dei capitoli più affascinanti dell'astronomia degli ultimi quattro secoli.


   La prima osservazione di un transito di Venere nel 1639

   La storia della prima osservazione di un transito di Venere è narrata da Horrocks, un giovanissimo studioso inglese di astronomia, in uno scritto pubblicato postumo da Hevelius vent'anni dopo i fatti: VENUS IN SOLE VISA.

   Gli interessi di questo geniale giovane si orientarono allo studio delle tavole astronomiche e alla compilazione di effemeridi planetarie. Mentre diligentemente compilava le posizioni di Venere per gli ultimi mesi del 1639 scoprì che Venere sarebbe transitato sul Sole il 4 dicembre.

   Horrocks non si recò nella camera oscura che alle 3 pomeridiane, con il Sole ormai prossimo al tramonto. Già dalla prima occhiata capì che il meraviglioso spettacolo di Venere sul Sole si stava svolgendo come previsto. Rapito, seguì il fenomeno per la seguente mezz'ora che precedeva il tramonto, determinando anche il diametro apparente del pianeta in 1'10".

   Horrocks, con il diametro angolare di Venere rilevato durante il transito, stimò la parallasse solare in 14".


   Halley e la parallasse solare

   Nel 1677, il grande astronomo inglese Halley (1656-1742), allora poco più che ventenne, su invito del matematico scozzese Gregory, si recò all'isola di Sant'Elena (Oceano Atlantico) per seguire un transito di Mercurio. Ne ricavò un valore della parallasse solare di 45". Consapevole del grave errore del quale era affetta la sua determinazione, Halley si convinse che l'osservazione di un transito di Venere avrebbe fornito un valore della parallasse assai più accurato.

   Nel 1691 egli pubblicò sulle PHILOSOPHICAL TRANSACTIONS della Royal Society un'importante dissertazione sulle congiunzioni con il Sole dei pianeti interni, che comprendeva un elenco di 29 transiti di Mercurio, nel periodo 1615-1789, e 17 di Venere tra il 918 e il 2004, ritornando ancora sull'argomento molti anni dopo, nel 1716, con un nuovo lavoro che illustrava il suo metodo per la parallasse solare. Egli riteneva che non fosse necessario conoscere con grande esattezza le coordinate geografiche del luogo d'osservazione, ma solamente il tempo locale. (Tabella con tutti i transiti dal 2000 a.C. al 7000 d.C.)

   Dai tempi di ingresso e di uscita sul disco solare, diceva, si potrà determinare sia la durata del transito sia l'esatta lunghezza della traiettoria del pianeta. Se poi gli osservatori saranno almeno due, posti in località tra loro molto lontane, essi vedranno Venere descrivere due diverse traiettorie sul Sole e, attraverso la separazione delle due corde, si sarebbe potuto calcolare il cercato spostamento parallattico con l'accuratezza di una parte su 500 (vedi Appendice A).

   Infine, egli si appellava alle generazioni future affinché seguissero i prossimi transiti di Venere "perché le immensità delle sfere celesti, circoscritte nei limiti più precisi, possano alla fine procurare loro la gloria e una fama eterna".


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