Il sovrano dei Belgi precedente all'attuale, Alberto, era suo fratello Baldovino, che morì nell'agosto del 1993. Questo re, molto amato dai suoi sudditi, e di grande prestigio nell'ambiente internazionale, fu protagonista di un episodio che non esiterei a definire eccezionale.
Nell'aprile 1990 arrivò alla sua firma la legge, da poco votata dal parlamento di Bruxelles, che istituiva in Belgio l'aborto legale. Re Baldovino, animato da profonda fede religiosa, non si sentì di firmare questa legge, che egli riteneva lesiva dei principi cattolici in cui fermamente credeva, e risolse, d'accordo con il primo ministro democristiano, il dilemma - firmare, non firmare - con un "escamotage" di fine aspetto giuridico. Il governo, dopo animate discussioni, decise di "sospendere" il sovrano per due giorni, applicando una norma costituzionale che prevede l'impossibilità del re di regnare quando "sia matto, malato o prigioniero". Nessuna di queste condizioni era applicabile, naturalmente, ma, con una forzatura (che sollevò le ire dell'opposizione) fu decisa questa soluzione, piuttosto surreale, e la legge venne promulgata mentre il sovrano era sospeso dalle sue funzioni. Subito dopo il parlamento lo reintegrò nelle sue prerogative, e l'incidente, veramente singolare, si compose in questo modo.
Così Baldovino riprese le sue funzioni regali, avendo schivato con questo espediente un po' cavilloso il gesto di apporre la sua firma sotto un documento di cui non condivideva il contenuto. (V.L.C.) |