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   Il fuoco e il vento: miti, leggende e colori delle isole Eolie.
   Parte prima - Introduzione


   Il web è già abbastanza inflazionato di articoli inerenti alle isole Eolie, le sette perle del Tirreno Meridionale ricche di storia, fascino e suggestioni. Per tale ragione, vorrei soffermarmi a descrivere soprattutto gli aspetti più misteriosi di questo meraviglioso arcipelago siciliano, con particolare attenzione ai colori che ogni singola isola sa esprimere, quasi a voler gareggiare, come tante primedonne, nella vanità della quotidiana rappresentazione scenica della natura; ma l'interesse viene catalizzato irresistibilmente anche da tutte quelle leggende, a metà fra tradizione popolare e realtà storica, che ancora oggi si tramandano nelle isole del fuoco e del vento.

   Tutta la Sicilia respira di millenni di storia, spesso intrecciati col mito, ma alle Eolie è facile confondere la leggenda con la realtà, tanto appaiono naturalmente verosimili i racconti dei pescatori che parlano di fate, eroi o entità divine, con gli occhi di bambini innamorati della loro terra, mentre a volte si può restare increduli di fronte a storie vere perse nella notte dei tempi e dalla trama sorprendentemente insolita.

   Già nelle origini del loro nome, le Eolie tradiscono la propria genesi mitica; è l'Odissea di Omero a raccontarci che le isole sono la dimora del dio dei venti, Eolo. Secondo una delle tante leggende, Eolo e il gemello Beoto nascono dall'amore segreto di Melanippa per Poseidone (Nettuno); il nonno materno, per punire la figlia, consegna Melanippa a un abitante di Metaponto, che adotta i due bambini.

   I due gemelli, diventati adulti, prendono il potere e uccidono la moglie del padre adottivo, per vendicarne le angherie che questa infliggeva alla madre naturale. In seguito a tale episodio, sono costretti a fuggire, Beoto in Tessaglia, mentre Eolo si rifugia nelle isole dove egli stesso fonda la città di Lipara.

   Eolo, narra l'Odissea, custodiva i venti dentro alcuni otri; abitava insieme ai suoi 12 figli (sei maschi e sei femmine, sposati fra loro) nelle isole della Sicilia che da lui presero il nome Eolie. Dopo avere accolto Ulisse, gli fece dono dei venti chiusi in un otre, che i suoi compagni incautamente aprirono, pensando custodisse un tesoro, provocando in tal modo una furiosa tempesta che fece ritornare la nave verso le Eolie: Eolo, credendo che Ulisse fosse perseguitato dagli dei, si rifiutò di aiutarlo e lo allontanò dalle isole.

   In realtà, le Isole Eolie nascono in fasi successive come vulcani sottomarini quasi due milioni di anni fa, ma vengono abitate dalla fine del V millennio A.C. da popolazioni provenienti dalla Sicilia e stanziatesi a Lipari, Salina e Filicudi per sfruttare la risorsa economica dell'ossidiana, eruttata dal Monte Pelato, sulla costa Nord Orientale di Lipari. L'ossidiana, una sorta di vetro naturale nero e brillante, per quanto possa apparire strano, ha la stessa composizione chimica della bianca pomice, dalla quale differisce unicamente per lo stato vetroso anziché spugnoso, generato dalla repentina diminuzione della temperatura della colata lavica nella fase terminale delle eruzioni.

   E' incredibile come due materiali così diversi, uno scuro e pesante, l'altro candido e leggero (tanto da galleggiare sul mare anche a chilometri di distanza), possano avere la medesima origine; certo è che dell'esportazione dell'ossidiana di Lipari, il materiale più tagliente allora disponibile in natura, vi è ampia traccia oltre che in Sicilia, in Liguria, nella Francia meridionale e persino nella lontana Dalmazia.

   Geograficamente, le sette isole sono disposte a semicerchio, poco più a nord del 38° parallelo (fra 38° 22' e 38° 80' di latitudine nord e 14° 22' e 15° 20' di longitudine est), per una lunghezza complessiva di oltre 70 Km nel Tirreno Meridionale, di fronte alla costa siciliana messinese: la forma arcuata delle Eolie ricorda i più grandi archi vulcanici del Giappone, delle Isole della Sonda e delle Antille, che hanno un'origine analoga: nascono infatti da profonde fratture del fondo marino, generate dallo scontro fra la crosta di un mare e quella di un continente.

   Trovate un quadro completo delle vicende storiche eoliane sulla pagina web.tiscali.it/corsotex/html/eolie2.htm.

   Circa gli scrittori e i viaggiatori illustri che hanno narrato dell'Arcipelago eoliano, ci informa Daniela Maggiore, dal suo testo traspare l'amore che lo scienziato Déodat De Dolomieu, gli artisti Jean Houel e Gaston Vuillier, lo scrittore Alexandre Dumas e l'Arciduca Luigi Salvatore d'Austria nutrivano ardentemente per le Isole del fuoco e del vento, mirabilmente descritte durante i loro viaggi, distribuiti fra diversi secoli e periodi storici.

   Dei miti e leggende di Sicilia ci informa la pagina www.grifasi-sicilia.com/mitieleggende.htm, mentre sull'origine dei toponimi derivati dalla mitologia greco-romana, ci ragguaglia dettagliatamente il sito sullacrestadellonda.it.

   Per un approccio intelligente al turismo eoliano, segnalo un diario di viaggio su Turismo Itinerante.

   Ma la più insigne studiosa di miti e leggende delle Eolie è senza dubbio Macrina Marilena Maffei, autrice di saggi sulla cultura folklorica, che nel libro "Capelli di serpe - Culti e credenze delle isole Eolie" - Meltemi Editore - Collana Gli Argonauti, ci racconta di antiche leggende di streghe, serpi e diavoli, tramandate oralmente dalle popolazioni locali.

   Nel libro si racconta fra l'altro di donne seminude che, dopo essersi cosparse di magici unguenti, prendono il volo dalle finestre delle case di Lipari durante la notte, per rubare le barche dei pescatori, che spiccano il volo a loro volta per destinazioni ignote e per poi ritornare ai legittimi proprietari prima dell'alba; si narra di streghe accusate di provocare tempeste, di legami magici che uniscono i corpi di serpi ferite a quelli del feritore e di altre affascinanti credenze popolari.

   Potrà forse apparire eccessivo, ma fin dal momento dello sbarco alle Eolie, si ha la netta sensazione di trovarsi in un posto magico, con oltre 6.000 anni di storia e con mille leggende talmente affascinanti da far confondere la realtà con il mito.

>>> Continua (2ª parte dell'articolo)
 

Ermanno Sommariva




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