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   Isole Misteriose: Gardner/Nikumaroro, il mistero di Lady Lindy

Amelia Earhart   Fin da piccina hai dovuto cavartela da sola, perché tuo padre, laureato in Giurisprudenza, era troppo occupato a far pratica legale, dapprima a Kansas City e poi a Des Moines, nello Iowa: i tuoi veri genitori sono stati i nonni ad Atchinson, nella casa in cui sei nata, il 24 luglio 1897, e con i quali hai vissuto dal 1905 fino all’età di undici anni. E’ durata poco la tua infanzia, ti è toccato accudire alla sorellina Muriel, di due anni più piccola di te.

   Amelia Mary Earhart è il tuo nome, destinato a entrare nella storia e soprattutto a far nascere la leggenda di una grande donna, che non aveva paura di volare.

   Non ce l’hai con la vita se la tua infanzia non ti ha donato l’affetto che il tuo cuore di bimba desiderava: alla vigilia del primo conflitto mondiale, decidi di dedicare le tue giovani energie alle sofferenze della guerra, come infermiera in un ospedale militare canadese.

   Terminato il conflitto mondiale, quando tutte le tue coetanee vivono la stagione dei primi amori, a 23 anni scopri il vero, unico, grande amore della tua vita. A un raduno aeronautico con tuo padre, per un solo dollaro sali per la prima volta su un biplano, per un volo turistico di 10 minuti su Los Angeles: nasce un intenso, profondo coinvolgente amore per il volo, che non ti abbandonerà mai fino alla fine della tua breve vita.

   Prendi lezioni di volo e nel 1921, grazie all’aiuto dei genitori, riesci a comprare un biplano e poco dopo stabilisci il primo record femminile di volo, riuscendo a salire fino all’altitudine di 14.000 piedi.

   Ma alla notorietà internazionale assurgi nel 1928, quando insieme ad altri due piloti e sia pure con mansioni secondarie attraversi per la prima volta l’Atlantico dagli States fino in Galles in 21 ore, con un tempo inclemente.

   Il tuo carattere indomito non ti lascia appagata e nel 1932 riesci a ripetere l’impresa da sola, da Terranova fino all’Irlanda del Nord, unico essere umano fino ad allora a seguire le gesta di Lindbergh, tanto da farti meritare il nomignolo di “Lady Lindy”, che non ti scrollerai mai più di dosso.

   Nulla riesce a fermarti e sai fare molto di più; poco più tardi, infatti, puoi fregiarti dell’invidiabile primato di essere la prima persona al mondo a trasvolare l’Oceano Pacifico, dalla California alle Hawaii.

   Ma dentro la tua mente e nel profondo del tuo cuore cova da tempo il sogno più grande, quello di raggiungere il traguardo di essere la prima donna a fare il giro del mondo.

   Il 1° giugno 1937 parti da Miami insieme al secondo pilota Fred Noonan per una rotta fino ad allora inesplorata di 29.000 miglia che ti porta dapprima a Porto Rico, poi costeggiando parte del Sud America e attraversando l’Atlantico verso est e poi l’intero continente africano, per giungere in soli 17 giorni a Calcutta, in India.

   Raggiungi poi Rangoon, Bangkok, Singapore e Bandoeng, dove ti fermi qualche giorno per alcune riparazioni.

   Il viaggio riprende verso l’Australia e il 29 giugno atterri in Nuova Guinea e ti appresti ad attraversare il Pacifico, sfidando gli alisei ostili e alleggerendo il più possibile il tuo aereo per compiere le 7.000 miglia residue.

   Le mappe a disposizione si rivelano alquanto imprecise, ma all’alba del 2 luglio tu e Fred riuscite a mettervi in contatto radio con la Guardia Costiera dell’isola di Howland, nell’arcipelago delle Gilbert (nell’attuale Stato di Kiribati): le tue ultime parole via radio sono: “Dobbiamo essere sopra di voi ma non riusciamo a vedervi. Il carburante sta finendo”.

   L’aereo non dà più segni di vita e presumibilmente precipita in un raggio compreso fra le 35 e le 100 miglia dall’isola di Howland.

   La tua scomparsa non passa inosservata e lo stesso Presidente Roosvelt, per cercare il tuo aereo mobilita una “Task Force” fatta di 66 aerei e 9 navi, ma dopo settimane di infruttuose ricerche, la missione deve dare forfait: è il 18 di luglio del 1937.

   E’ da allora che prende corpo la leggenda: le ipotesi sul tuo destino, infatti, sono le più svariate e talora le più fantasiose, alimentate da una serie di coincidenze misteriose.

   C’è chi è sicuro che Amelia Earhart fosse un agente segreto al servizio del suo Paese, chi è altrettanto certo che proprio per tale ragione saresti stata fatta prigioniera dei giapponesi, chi giura di avere addirittura assistito alla tua esecuzione e chi più semplicemente asserisce che ti sia sposata con un pescatore polinesiano.


   Per avere una ricerca seria e scientifica sul tuo destino occorre attendere il 1991, quando il gruppo internazionale senza scopo di lucro per il recupero dell’aereo storico denominato “Tighar” sbarca a Gardner: la spedizione scopre che l’interesse per quest’isola nasce quando lo storico della seconda Guerra Mondiale, Peter Mc Quarry, mentre effettuava ricerche negli archivi nazionali di Kiribati a Tarawa, viene a conoscenza, attraverso il carteggio fra l’Ufficiale coloniale britannico Gerard Gallagher ed altri funzionari inglesi, della scoperta dei resti di un essere umano nell’isola di Gardner nel 1940. I documenti riportano che parte di uno scheletro umano, danneggiato dai granchi della noce di cocco, è rinvenuta sotto un albero a Gardner nel 1940, vicino ai resti di alcuni uccelli e di una tartaruga. Completano il rinvenimento una suola di scarpa femminile, una bottiglia di liquore americano e una scatola vuota che aveva svolto la funzione di contenitore di un sestante.

   Gallagher nutre immediatamente il sospetto che si tratti dei resti di Amelia Earhart o di Fred Noohan e segnala la scoperta via radio ai suoi superiori dell’Alto Commissariato del Pacifico occidentale britannico, ubicato nelle Fiji: a Gallagher viene ordinato di spedire i resti e gli oggetti alle Fiji, perché potessero essere effettuate le analisi, cosa che viene prontamente effettuata.

   La nave che trasporta i ritrovati, tuttavia, viene fermata dalle autorità di Tarawa e l’Ufficiale sanitario Maggiore, ignorando l’importanza della scoperta e privo di ogni sensibilità in ordine ad essa, confisca le ossa ed afferma che si tratterebbe dei resti di un maschio polinesiano anziano, deceduto una ventina di anni prima: in effetti, gli antropologi legali dei giorni nostri esprimono parecchie perplessità circa la precisione e la sicurezza dei dettagli espressi da un medico coloniale dei primi anni ’40, unicamente sulla base di parte di uno scheletro malridotto e danneggiato.

   La relazione, inoltre, non fornisce alcuna spiegazione plausibile circa la scarpa femminile, la bottiglia di liquore e la scatola del sestante.

   Rimane il fatto che Gallagher, purtroppo, muore pochi mesi più tardi, portando con sé il segreto nella tomba e contribuendo ad alimentare la leggenda del “castaway” di Amelia e Fred nell’isola di Gardner.

   Ebbene, le ricerche effettuate nel 1991 dal gruppo internazionale “Tighar” per il recupero dell’aereo storico sembrano confermare quanto descritto da Gallagher. La spedizione, infatti, riesce ad identificare il luogo esatto del ritrovamento dei resti umani, reperendo a sua volta nell’area un’altra scarpa femminile, presumibilmente dello stesso paio di quella trovata da Gallagher: si tratta di una calzatura di fabbricazione americana, risalente alla metà degli anni ’30, presumibilmente del n° 39 o 40; analizzando alcune foto di Amelia che scende dall’ala di un aereo, si sarebbe giunti alla conclusione che il numero di scarpe da lei portato fosse appunto il 39.

   Da alcuni particolari accessori di cui parlava la scatola del sestante descritti da Gallagher, si sarebbe dedotto che lo strumento fosse per uso aeronautico.

   Rimangono alcuni misteri irrisolti: innanzitutto, perché è stato trovato soltanto uno scheletro? La spedizione del 1991 ha reperito fra l’altro due tacchi appartenenti a scarpe molto diverse fra loro: forse uno dei due ha vissuto abbastanza da poter seppellire l’altro?

   Va detto, inoltre, che alcuni indigeni hanno asserito di aver visto nel 1950 i resti di un aereo nei fondali della barriera corallina di Gardner: attraverso una serie di fotografie aeree con sofisticati strumenti di rilevamento, emergerebbero effettivamente nella zona descritta dagli indigeni alcuni resti che potrebbero essere di alluminio, ma non è certo che si tratti del relitto di un aereo.

   Nel 1998, i membri del gruppo internazionale “Tighar” sono stati contattati da un individuo che asseriva di aver recuperato nel 1971 dal reef dell’isola di Gardner un motore di aereo appartenente ad un Pratt & Whitney R1340: tale iniziativa si sarebbe inserita nel programma di recupero da parte dell’USAF dei missili inesplosi sparati nella zona. Il motore sarebbe stato prelevato da uno dei grandi elicotteri dell’Aeronautica e successivamente abbandonato nell’isola di Canton: secondo il gruppo Tighar, tali asserzioni sarebbero confermate da alcune annotazioni dell’USAF e sarebbero pertanto attendibili.

   Insomma, il mistero dell’aereo di Lady Lindy continua a riproporsi, come un destino ineluttabile: le ricerche non si fermano, Amelia Earhart, perché il tuo nome e la tua storia continuano ad affascinare, a stupire e ad alimentare quella meravigliosa leggenda che è stata il tuo breve passaggio sulla Terra.

   Il faro dell’isola di Howland, dove la trasvolatrice sarebbe dovuta atterrare, porta ancora il nome di “luce di Amelia Earhart”.

   Gardner è l’isola più a sud ovest del gruppo delle Isole della Fenice. E’ stata scoperta nel 1828, dal capitano Joshua Coffin della nave Ganges di Nantucket e avrebbe assunto il nome da Gideon Gardner che ne era il proprietario.

   Le coordinate geografiche sono 4°40 di latitudine sud e 174°31 di longitudine ovest: è lunga circa 6 km e larga al massimo poco meno di 2, per una superficie complessiva di 2,1 kmq.

   La popolazione dell'isola ha raggiunto un massimo di circa 100 abitanti verso la metà degli anni ‘50, ma a causa della siccità periodica dall’inizio degli anni ‘60 e per le limitate risorse di acqua dolce quasi tutti i residenti sono stati evacuati alle isole Salomone dagli inglesi nel 1963 e dal 1965 Gardner è disabitata.

   Dal 1971, gli inglesi concedono l’autonomia alle isole Gilbert, che ottengono l'indipendenza completa nel 1979 con la costituzione dello stato di Kiribati. Nello stesso anno gli Stati Uniti, dopo avere controllato l'isola per verificare l’eventuale presenza di armi, rinunciano a qualsiasi rivendicazione e Gardner, muta ufficialmente il proprio nome in Nikumaroro, ispirato dalle leggende delle Gilbert ed utilizzato dai polinesiani durante gli anni ’40 e ’50.

   Violente tempeste hanno distrutto nel 2002 la maggior parte dei resti degli insediamenti umani su Nikumaroro, sebbene la tomba di Gerard Gallagher possa ancora essere visitata in quel che rimane del villaggio.

   E’ doveroso concludere con i links:

   la pagina di Wikipedia dedicata ad Amelia Earhart è la seguente http://it.wikipedia.org/wiki/Amelia_Earhart, anche il sito www.navigabile.it nella sezione intitolata “Storie al volo” dedica un’intera pagina alla Earhart.

   Il già citato “Gruppo Tighar” dispone di un’esauriente pagina dedicata al “Progetto Earhart”, purtroppo in lingua inglese http://tighar.org/Projects/Earhart/AEdescr.html

   Per una descrizione geografica in italiano dell’isola di Gardner/Nikumaroro ci si può affidare all’immancabile Wikipedia.

   Mentre sull’isola di Howland si possono reperire dati geografico/statistici su questo sito.


 

Ermanno Sommariva




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